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21 maggio 2017 7 21 /05 /maggio /2017 12:16

I Congressi nel mondo

FDI

Continueremo ora con la presentazione dei francobolli emessi durante alcuni congressi della professione dentistica.

E cominceremo con quelli della Federazione Dentaria Internazionale, di cui abbiamo contato 9 francobolli.

Il 15 agosto 1900, a Parigi... Tutto è cominciato nello spirito di un solo uomo. Il Dottor Charles Godon, decano della École Dentaire di Parigi, che, insieme ad altri 5 chirurghi dentisti, tutti delle personalità nei loro rispettivi paesi: Florestan Aguilar di Madrid, Spagna; George Cunningham di Cambridge, Inghilterra; Elof Förberg di Stoccolma, Svezia; A. W. Harlan di Chicago, Illinois, Stati Uniti; E. Sauvez di Parigi, Francia, a preconizzare la creazione di un'organizzazione internazionale di chirurghi-dentisti.

Ma innanzitutto vorrei presentare una fotografia molto antica ritrovata negli archivi della nostra Società in Belgio.

Si tratta di un Congresso della FDI del 1919 a Bruxelles (con la presenza in tribuna del Principe Leopoldo, futuro re del Belgio).

E una seconda fotografia di un Congresso della FDI tenutosi a Zurigo nel 1932.

Colonia, Germania, 1962

Sala dei Congressi della 56riunione annuale della Federazione Dentistica Internazionale (F.D.I.) a Varna

La 56riunione annuale della Federazione Dentistica Internazionale (F.D.I.) si è tenuta a Varna nella recentissima Sala dei Congressi ed è stata aperta il 16 settembre 1968 dal Primo Ministro Todor Zhivhov, che ha accolto i delegati stranieri in nome del del Governo bulgaro.

Il Presidente della FDI era il Dottor W. Stewart Ross, di Londra; 44 paesi erano rappresentati in i a questo Congresso.

Più di 30 relatori hanno presentato i loro prodotti e strumenti dentistici.

La FDI è stato il primo gruppo ad aver tenuto la sua riunione nella nuova Sala dei Congressi, che ha una capienza di 5.000 persone nella grande sala. Delle tavole cliniche si sono tenute nelle sale di conferenze più piccole. Delle sale di cinema e dei bar fanno ugualmente parte dell'insieme.

Londra 1974

Vienna 1982

Questo francobollo è uscito in occasione del 70° Congresso mondiale annuale della Federazione Dentistica Internazionale (F.D.I.) che si è svolta a Vienna dal 10 al 16 ottobre 1982.

Su questo francobollo, vediamo Santa Apollonia,  una santa di cui non conosciamo grandi cose, santa cattolica romana. Il martirio della santa è descritto in una lettera scritta verso il 249 da Alessandria da parte di San Dionisio. Egli descrive "una vergine attempata", Apollonia, che è stata arrestata e i cui denti sono stati spezzati perché rifiutava di abbandonare il cristianesimo. Essa fu canonizzata circa 50 anni dopo la sua morte, e durante le crociate, fu considerata la patrona del dolore associato ai denti.

Molte opere pittoriche sono state eseguite su di lei così come sul suo martirio. Essa è rappresentata come una persona che tratta e estrae i denti, o come vittima di estrazioni dentarie.

 
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9 gennaio 2016 6 09 /01 /gennaio /2016 16:00
L'Arte dentaria presso gli Etruschi
Agnès Monier e Thibault Monier

etruschi1.jpg

Carta dell'Italia antica

A motivo del velo che circonda da sempre la loro civiltà, gli Etruschi sono oggi un popolo misterioso. Un'ascesa precoce e rapida, un declino brutale spiegano senza dubbio la rarità degli scritti che li riguardano. Tuttavia grazie agli scavi archeologici praticati nel corso di questi ultimi secoli nelle necropoli e le rovine delle metropoli, cominciamo a conoscere meglio il loro modo di vita. Così, numerosi oggetti ritrovati testimoniano dell'alto livello di padronanza e di abilità raggiunta dagli Etruschi, soprattutto nell'arte protesica dentaria.

L’origine degli Etruschi

Giunti, secondo Erodoto, dall'Asia minore, dalla Lidia, per installarsi in Toscana durante l'VIII secolo a. C., ferventi adepti delle usanze greche, i popoli etruschi fondarono Roma, ne furono gli educatori ma dovettero, in seguito, sottomettersi alla loro legge. La civiltà etrusca appare definitivamente costituita alll'inizio del VII secolo prima della nostra era. Come tutti i paesi del bacino del mediterraneo, la penisola italica vide installarsi numerose colonie greche e cartaginesi. Gli Etruschi si trovarono dunque in presenza di molteplici influenze, a volte predominanti, però mai esclusive. L'emergere di questa brillante civiltà corrisponde alla fondazione di una talassocrazia: le navi etrusche controllano il mar Tirreno. Questa espansione marittima si accompagna ad un'espansione terrestre che si ferma durante il V secolo a. C. Segue un declino rapido in conseguenza allo sviluppo di Roma che sottomette l'una dopo l'altra le città etrusche. Le forze aristocratiche sopravvissute presero la strada del Senato di Roma, ma l'individualità del popolo e le tradizioni artistiche e religiose si perpetuarono per tutto il corso dell'Impero.

La società etrusca  

Le grandi città etrusche in numero di dodici costituiscono la dodecapoli. Esse presentano come unico tratto di unione il fondo religioso e l'unità linguistica.

La struttura sociale appariva come un sistema aristocratico conservatore con i padroni e gli schiavi. Ogni città era politicamente indipendente e governata da un Lucumone, che si presentava preceduto dai Littori che recavano i fasci di verghe che circondavano una doppia ascia, insegne di regalità. La religione è una religione rivelata, che possiede i suoi libri sacri e che è basata su dei riti. Gli dei sono intesi come delle forze collettive e anonime, capiti dai sacerdoti, gli aruspici che possiedono il dono della divinazione. L'apogeo degli Etruschi si situa verso il 500 a. C. e si scoprirono le tracce della loro ricchezza nei tumuli di Tarquinia, Volterra, Cerveteri, decorati da affreschi dai vivaci colori che ricordano i migliori momenti della vita terrena come la caccia, la pesca e i banchetti: gli Etruschi adiravano i banchetti sontuosi e li rappresentarono frequentemente sui muri dei loro ipogei.

Durante questi banchetti, le donne non avevano un ruolo figurativo, ma come scriveva Teopompo nella sua Storia: "Stanno a tavola, non vicino ai loro mariti, ma vicino al primo venuto dei presenti e brindano alla salute di chi vogliono. Sono del resto molto felici e molto belle da vedersi...". Diodoro Siculo precisava che gli Etruschi "... si fanno preparare due volte al giorno delle tavole sontuose con tutto ciò che contribuisce ad una vita raffinata...". Tuttavia, il lusso ostentato durante questi banchetti rappresentati nelle tombe e che aveva qualcosa di scandaloso per i Romani più austeri, non doveva essere che appannaggio dei nobili o dei ricchi commercianti e proprietari terrieri.

etruschi2.jpg

Scena di banchetto da un'affresco tombale

Lo zucchero in quanto tale non era conosciuto, ma gli Etruschi facevano un impiego frequente di miele d'api o di ciò che chiamavano il "miele di dattero" per zuccherare diversi piatti e anche il vino.

Gli Etruschi credevano in una sopravvivenza dopo la morte, ma l'incinerazione e l'inumazione dei morti sono coesistiti per tutto il tempo: la sopravvivenza dell'anima non è legata alla conservazione del corpo e la sepoltura assicura la pace di quest'anima. Le tombe raggruppate in vaste necropoli raggiunsero delle dimensioni gigantesche dall'architettura ricopiante quella delle case dei vivi. La loro scoperta consegnò dei crani in perfetto stato, che assicurarono lo studio della patologia dentaria da cui potevano essere affetti.

La patologia dentaria

L'abrasione

Come nella maggior parte delle popolazioni antiche, i crani etruschi mostrano un'abrasione importante delle tavole occlusali generalizzate a tutta la dentatura, anche nei soggetti giovani. I denti maggiormente abrasi sono i primi  molari maxillari e mandibolari per via della loro eruzione precoce e del loro ruolo essenziale del blocco dell'occlusione mista. I denti meno usurati sono, quando essi sono presenti, i denti del giudizio. Questa usura conferisce all'arcata un aspetto elicoidale, le superfici occlusali assumono la forma di un'elica il cui passo si situa

 

 

occlusales prenant la forme d'une hélice dont le pas se situe au niveau de la seconde molaire maxillaire ou mandibulaire. Il en résulte que la face occlusale des dents situées avant la seconde molaire maxillaire est orientée du côté lingual; les secondes et troisièmes molaires, elles, l'ayant orientée du côté vestibulaire. Cette usure concerne également les faces proximales, ce qui entraîne avec l'âge un raccourcissement progressif antéro-postérieur de l'arcade.

etruschi3.jpg

Abrasione occlusiva

L'usure occlusale n'étant que partiellement balancée par la formation de dentine réactionnelle au niveau du plafond des chambres pulpaires, il y avait rapidement effraction puis nécrose des dents compliquée souvent de lésions périapicales. Les surfaces occlusales très abrasées présentent trois types de relief : horizontal, concave ou oblique. C'est dans le second cas, également appelé "en cupule" que l'effraction pulpaire est la plus souvent rencontrée.

 

etruschi4.jpg

Abrasione occlusiva

L'origine de cette abrasion ne doit pas être recherchée sur le plan physiologique, mais plutôt sur le plan alimentaire, en particulier du fait de la présence de nombreuses particules minérales dans le pain.

Pline, lors d'un séjour à Carthage, a écrit que les autochtones écrasaient les grains de blé avec un pilon et y ajoutaient de la brique, de la craie ou du sable avant de les moudre. On peut donc penser que tous les pays du Bassin méditerranéen agissaient de même.

Les Étrusques appréciaient les bouillies de toutes sortes, et les recettes qu'Apicius nous a laissées concernent des viandes bouillies. L'alimentation était donc essentiellement molle, ce qui, outre le rôle joué dans l'étiologie des parodontopathies, est un facteur favorisant de l'usure occlusale. En effet, les aliments durs interdisent aux dents antagonistes de se rencontrer, alors que les aliments mous favorisent cette rencontre lors de la mastication, les dents s'usant alors les unes contre les autres.

Les caries

Le faible taux de caries observées sur les crânes étrusques est dû au fait que la consommation de sucre était peu importante par rapport à notre société moderne.

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Una carie importante

Les dents antérieures sont peu cariées car les Étrusques ne consommaient pas de fruits acides et sucrés comme les oranges et les citrons qui provoquent une atteinte du groupe incisivo-canin maxillaire; et les dents peu ou pas abrasées sont les seules à être cariées car l'abrasion entraînant la disparition du relief occlusal supprime les sites de rétention de la plaque dentaire.

Les complications osseuses

Après avoir éliminé les dents perdues post-mortem, aux alvéoles parfaitement intactes, nous avons observé des maxillaires présentant des espaces édentés où l'os était parfaitement cicatrisé. Leur absence peut résulter des complications des lésions précédemment décrites:

 
  • l'abrasion provoquant une nécrose pulpaire, des lésions périapicales avec destruction de l'os parodontal (cas le plus fréquent).

  • les caries compliquées d'une atteinte pulpaire et périapicales.

  • les parodontopathies avec dénudations radiculaires partielles puis totales.

Quant à savoir si certaines dents mobiles furent extraites, rien ne nous permet de l'affirmer du fait de l'aspect identique de l'os cicatrisé après perte naturelle d'une dent ou intervention humaine.

La thérapeutique dentaire

Nous ne possédons que très peu de documents concernant les pratiques médicales en Étrurie.

Les seuls renseignements qui nous soient parvenus sont quelques phrases contenues dans les textes d'auteurs latins, mais postérieurs à la période d'indépendance. Ainsi Théopraste (370-380 av. J.-C.) écrivit dans son Histoire des Plantes :

Aeschyle établit dans les Élégies que l'Étrurie "est riche en médecins et que la race étrusque est une de celles qui cultive particulièrement la médecine".

Les haruspices jouaient un grand rôle dans la pratique médicale : médecine et religion étaient étroitement liées et la magie tenait une place prépondérante pour écarter les mauvais sorts. La maladie devait être considérée comme un dérangement de l'ordre universel et les livres rituels de l'"Etrusca Disciplina" renfermaient des rites destinés à soulager les malades

Les bouches votives

D'après l'Etrusca Disciplina, série d'ouvrages de référence pour les membres du clergé, la vie humaine atteignait au maximun 84 ans, divisés en douze fois sept ans.

Tant que l'être humain n'avait pas atteint dix fois sept ans, il pouvait conjurer le destin par des rites propitiatoires.

Les fouilles pratiquées dans les temples ont mis à jour des fosses votives contenant des millions d'ex-voto, en bois, bronze, pierre ou terre cuite représentant un organe ou une partie du corps.

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Bocca votiva

Cet ex-voto en terre cuite figurant une bouche ovalaire dégageant les deux arcades laisserait penser que, comme le reste des pratiques médicales, la thérapeutique dentaire consistait essentiellement en des incantations magiques.

etruschi7.jpg

Bocca votiva

Ces représentations figurant un élément du corps humain malade étaient déposées dans les temples afin d'obtenir une guérison, peut-être par transfert du mal du patient vers l'ex-voto, ou pour remercier un dieu d'une guérison censée être divine.

Si des daviers, curettes et élévateurs furent mis à jour dans les ruines de Pompéï ensevelis sous la lave en 79 après J.-C., les métropoles étrusques en furent plus avares. Les fouilles d'un tumulus inviolé ont mis à jour une pince dont, selon Corti, l'usage ne peut être que dentaire. Toute civilisation a possédé ou possède encore ses "arracheurs de dents" et il est probable que les Étrusques furent à même de soulager leurs contemporains en extrayant les dents douloureuses, cet acte chirurgical ne nécessitant que peu de matériel et de connaissances scientifiques.

7. Davier romain d’après Corti

Les ressources de l'Étrurie en minerais furent à l'origine de sa puissance. Les tombes de l'époque villanovienne contenaient déjà de nombreux objets en bronze, alors que les tombes grecques de la même époque n'en renfermaient pas encore. Les gisements de fer de l'île d'Elbe furent exploités surtout entre le VIIe et le Ve siècle av. J.-C. Ce fer était utilisé pour la fabrication d'objets manufacturés, dans des haut fourneaux qui donnèrent à la ville de Populonia le nom de "Pittsburg de l'Antiquité". Le cuivre, le plomb argentifère et l'étain étaient également travaillés, de même que l'or. Les tombes du VII et du VI siècles livrèrent de nombreux bijoux tels bagues, boucles d'oreille, pectoraux et pendentifs témoins de la maitrise des techniques du martelage, du poinçonnage et surtout du filigrane et de la granulation.

La technique de la granulation consiste à semer sur la surface à décorer des milliers de granules d'or minuscule et les y fixer par une soudure qui n'en alterait pas la finesse. Ces petites granules atteignent jusqu'à deux dixièmes de millimètre.

Cette maîtrise des orfèvres étrusques les conduisit à mettre leurs compétences au service de l'art dentaire.

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11 gennaio 2015 7 11 /01 /gennaio /2015 16:00

I francobolli testimoni dell'Arte dentistica

Henri Aronis

Signore e Signori, Cari Confratelli,

Vi sono riconoscente per avermi invitato a questa tribuna per presentarvi un argomento un po' insolito, nel senso che si tratta del tema dell'Arte Dentistica vista attraverso dei francobolli del mondo intero. L'illustrazione di un francobollo varia in ogni paese, secondo il suo valore. È destinato a celebrare un personaggio, a commemorare un avvenimento, ecc. Bisogna ricordarsi che prima dell'apparizione del primo francobollo inventato da un Inglese, Rowland Hill e posto in servizio nel 1840, era il destinatario che pagava il costo della spedizione, in funzione del suo peso e della distanza percorsa. Hill propose l'adozione di un sistema che metteva l'importo a carico del mittente, con una tariffa uniforme per l'insieme del territorio britannico. Questo XII Congresso della Società di Storia dell'Arte Dentistica è dunque un luogo ideale per proporvi il tema dei "Francobolli, testimoni dell'Arte Dentistica". Per le persone di quest'assemblea, vorrei giusto presentarmi.

Un francobollo emesso in Francia in occasione del 3° millennio.

Per cominciare, e onorare la Francia, il francobollo emesso nel 1961 in ricordo di Pierre Fauchard, il Padre della Odontoiatria.

 

 

Qui il francobollo con il timbro del 1° giorno è apposto su una cartolina.

Sapete certamente che la stampa dei francobolli non è sempre perfetta, e dunque che certi francobolli in circolazione presentano delle anomalie, che per questo fatto danno un valore supplementare. Qui, sulla destra in alto, la parola "postes" è in parte sparita.

Prima dell'edizione propriamente detta dei francobolli, vengono effettuate delle prove di colore.

 

[Traduzione di Massimo Cardellini]

 
 
 
 
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2 dicembre 2014 2 02 /12 /dicembre /2014 07:00

L'enigmatico Bezoard

bezoard1.jpg

Bézoard in una montatura di oro filigranato, proveniente dalle collezioni dell'arciduca Ferdinando (1529-1595), regente del tirolo, e conservato al castello di Ambras (Austria).


Cos'è il bezoard, questo prezioso antidoto che fece l'orgoglio delle migliori officine e si vendeva a peso d'oro, al quale molti seri uomini di scienza come 
Caspar Bauhin e Laurent Catelan dedicarono interi trattati, uno edito a Basilea nel 1613, l'altro a Montpellier dieci anni anni dopo?

 

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Stambecco, produttore di bezoard rappresentato da Pomet nella sua opera "Histoire Générale des Drogues, 1694). Nella parte in bassso: taglio di un bezoard.

L’apotecareria della corte di Dresda esponeva un bezoard grande come una testa d'uomo incastonato in oro. Un altro bezoard di questa dimensione e del peso di 6 libbre e mezzo era stato venduto ad Amburgo per 6.000 Reichsthaler. Secondo Catelan, un re mauro dell'andalusia avrebbe dato a un medico un sontuoso palazzo a Cordova in cambio di un solo bezoard… Come quello del diamante, il valore di questa pietra informe cresceva in proporzioni considerevoli a secondo della sua grandezza. Così, secondo Valentini, i droghieri astuti acquistavano dei piccoli bezoard per agglomerarli e farne uno grande.

 

 

 

Il bello e il buono bezoard orientale deve essere luminoso, di un gradevole odore simile all'ambra grigia, tenero al tatto, e se sfregato su una carta cosparsa di biacca, la faccia diventare gialla. Più è luminoso, grande, uniforme e ben rotondo, più è di valore. Ve ne sono di rotondi, di oblunghi, ricurvi, bozzuti, granulosi, di bianchi, gialli, grigi. Ma il suo colore principale e che si incontra ordinariamente è di color oliva.

 

L'elasticità di questa descrizione, tratta dalla Histoire générale des Drogues di Pomet, non ci permette affatto di indovinare la composizione del prodotto. Se il mondo dei sofferenti è stato mistificato, né Ippocrate né Galeno questa volta c'entrano in qualche modo. Il bezoard è infatti poco conosciuto dai Romani quuanto dai Greci, dalle genti di Alessandria quanto quelle di Bisanzio. Sono i Persiani che l'avrebbero inventato e gli Arabi ad averlo propagato in Occidente. Ora, secondo il Matrialkammer di Schurtz, stampato a Norimberga nel 1673, gli Arabi traggono il bezoard… dagli occhi dei cervi. Quando i cervi invecchiano, i vermi intestinali li tormentano; per sbarazzarsene, avevano dei serpenti che mangiano i vermi, ma diventano fastidiosi a loro volta. Volendo allora immunizzarsi contro il veleno dei serpenti, essi si prendono un bagno prolungato. Rimangono in acqua per molti giorni, lasciando emergere soltanto la testa. Ma questo li fa piangere. Le loro lacrime si coagulano agli angoli degli occhi, formando presto delle concrezioni della grandezza di una ghianda o di una noce, che ostruiscono loro la vista. Usciti dall'acqua si affrettano a sfregare i loro musi contro gli alberi: non resta altro che raccogliere i "bezoard".

 

Questa è la "versione Araba"; eccone un'altra, più orientale ancora, riportata dall'esploratore Tavernier (e citatat da Pomet), nel suo Voyage en Turquie, en Perse et aux Indes, [Viaggio in Turchia, in Persia e nelle Indie]. Vedremo che essa non somiglia affatto alla precedente: "Il Bezoard proviene da una Provincia del Regno di Golconda situata nel Nord-Est. Si trova tra lo sterco situato nell'intestino delle capre che brucano un cespuglio di cui ho dimenticato il nome. Questa pianta dà luogo a piccoli frutti rotondi, attorno a cui e alle estremità dei rami le capre mangiano, si forma il Bezoard nel ventre di questi animali. Acquista la sua forma a seconda di quella dei frutti e delle terminazioni dei rami, ed è per questo che se ne trovano di tante forme diverse. I contadini palpando il ventre della capra capiscono quanto Bezoard è presente, e la vendono in base alla quantità posseduta. Per capirlo, essi fanno scorrere entrambe le mani sotto il ventre della capra, e battono il ventre lungo i due fianchi, di modo che tutto quel che vi è si collochi verso il centro del ventre.

 

Pomet afferma che esistono dei Bezoard di vacca, ma meno efficaci di quelli delle capre, e dei Bezoard di scimmie, molto più attivi al contrario, ma molto rari...

 

Non è tutto. Uno degli specialisti del Bezoard, Catelan, non lo fa provenire né dall'occhio dei cervi, né dal ventre delle capre, vacche o scimmie, ma dalla faringe di un ruminante d'America, il marsupio. Brucando, quest'animale vi accumulerebbe quantità di erbe infettate dal fiato dei rospi, aspici, salamandre, serpenti e insetti di ogni genere. Per neutralizzare questo veleno, assorbe, senza ritardo quel che gli Spagnoli chiamano la contrahyerva, e cioè l'erba-contravveleno. L'osso che ha nella faringe si impregna dunque della sua saliva, dei veleni e della contro-erba assorbite. Questa spiegazione vale per il bezoard che a partire dal XVI secolo si faceva venire dal Nuovo Mondo e che faceva concorrenza, come le altre droghe "dell'occidente", ai vecchi prodotti orientali.

 

È dunque fortemente imbarazzante dare una definizione del vero Bezoard. E ignoreremo quella di Lémery o bezoard animale, che è una polvere di fegato e di cuore di vipere, e i bezoards di Marte, di Giove, di Saturno, di Venere, e il vegetale, e il minerale, e il fossile, e il lunare, e l'ellagico, o anche quelli di Malacca e di Goa.

 

Nelle lingue semitiche, bezoar o bed-zoar vuol dire esattamente contravveleno, e nulla più. In definitiva, tutto ciò che la grammatica e la farmacopea antica ci avranno insegnato, è che si designava con questo nome una massa dall'aspetto calcareo che si era impregnato, si credeva, nel corpo di alcuni animali di ciò che oggi chiameremmo delle antitossine.

 

 

Come l'eliotropo si volge sempre sempre verso il sole, l'ago della calamita verso il nord, la palma maschio verso la femmina, il pesce echeneis o Remora verso la nave e il pesce orbis contro il vento (benché morto, farcito di burro e appeso), allo stesso modo i virus e corruzioni delle malattie contagiose si orientano e si avvicinano verso le dette pietre che contengono gli altri tipi di virulenze, delle quali come ho già detto (è Catelan che parla), esse sono costituite.

 

 

Alcuni spiriti illuminati insorsero contro lo scandalo di quest'antidoto misterioso e caro: tra questi Philbert Guybert, l'autore di Médecin charitable, che nel 1629 pubblicava Les tromperies du bézoard descouvertes [Gli inganni del bezoard scoperti]: "Non è da oggi  che noi Francesi siamo così creduli, così tanto che le altre nazioni se ne fanno beffe...".


Un primo colpo era stato portato alal reputazione del rimedio dall'esperimento di Ambroise Paré, che ottenne da Carlo IX la vita salva da parte di un condannato a morte per impiccaggione, se il sublimato che gli si sarebbe fatto assumere. Lo sventurato felice ma sette ore dopo morì tra grida spaventose...".

 

Le analisi chimiche diedero al bezoard il colpo di grazia, soprattutto quella che praticò Fourcroy alla fine del XVIII secolo e quella richiesta a Berthollet da parte di Napoleone per degli esemplari che egli aveva ricevuto in dono dallo shah di Persia. Quando l'imperatore apprese che si trattava di alcuni sali calcarei cge inglobavano dei residui vegetali, non ebbe riguardo né alla fama del prodotto né alle intenzioni del sovrano amico, e gettà questo oggetto petroso sul fuoco.

 

 

Del Bezoard animale

L'imbarazzo in cui si trovano la maggior parte dei droghierie e apotecari, quando si chiede loro del bezoard animale, fa sì che ho creduto che fosse necessario di spiegar loro ciò che fosse il Bezoard animale; così dirò che ciò che chiamiamo con il nome di Bezoard animale sono: Il Bezoard Orientale, il Bezoard Occidentale, la Pietra di Porco, la Pietra di Malaca, la Pietra di Fiele, il Bezoard di Scimmia, la Polvere di Fegato e Cuore di Vipere, a cui ho dato il nome di Bezoard di Francia, la Polvere di carne di Vipera, Olio di Vipera, Olio di Scorpione, di Mathiole: inoltre, alcuni hanno dato alla teriaca, al mitridate, all'orvietano, il nome di bezoard composto, e infine alla grana di Ginevra quello del Bezoard vegetale, pretendono che tutto ciò che è adatto a resistere ai veleni può essere chiamato Bezoard; così spetterà d'ora in poi alla prudenza dei medici spiegare nelel loro ordinanze quelli che essi desiderano e quello che più conviene agli ammalati.

Pomet. Histoire Générales des Drogues, [Storia generale delle droghe], 2a edizione, Libro III, 1736.


 

 

 

 

 

 

Il Bezoard è un eccellente rimedio, sia per garantire il cuore dall'aria cattiva, che per coloro che hanno il vaiolo, o altre malattie pestilenziali. Lo si stima molto adatto contro le vertigini, l'epilessia e palpitazioni di cuore, l'iterizia, la colica, la dissenteria, i calcoli; contro i vermi, le febbri maligne, per facilitare il parto e contro i veleni; la dose è dai quattro grani sino a sei e dodici in polvere da porre in qualche liquido appropriato alla malattia: le belle qualità di questa pietra sono il motivo per cui gli Ebrei hanno dato il nome di Bel Zaard, che significa padrone del veleno. Ho scoperto tempo fa due bezoard di scimmia, che sono della grandezza di una nocciola e di colore nerastro.

 

 



e les Hébreux lui ont donné le nom de Bel Zaard, qui signifie maître du venin. J'ai recouvert depuis quelque tems deux bezoars de Singe, qui sont de la grosseur d'une noisette & de couleur noirâtre.

 


Pomet, Histoire Générale des Drogues, 2° édition, Livre III, 1736

Del Bezoard Occidentale
Il Bezoard Occidentale differisce dall'Orientale, in quanto è di solito più grande, 
Le Bezoar Occidental differe de l'Oriental, en ce qu'il est ordinairement plus gros, s'en trouvant quelquefois de la grosseur d'un petit oeuf de poule : il est aussi de diverses couleurs, mais le plus souvent d'un blanc grisâtre; il est aussi formé par écailles comme le précédent mais beaucoup plus épaisses; & étant cassé, il paroit comme s'il avoit été sublimé, en ce que l'on peut y voir reluire quantité de petites éguilles, comme celles du sel de Saturne, & le dessus est doux & fort uni, d'un gris rougeâtre.

Ce Bezoar nous est apporté du Perou, où se trouve quelques unes de ces Chèvres, cerfs, ou Animaux portant le Bezoar; et comme l'on en trouve que rarement dans le ventre de ces animaux, c'est ce qui fait que nous n'en voyons que très peu en france.

Pomet, Histoire Générale des Drogues, 2° édition, Livre III, 1736

*Définition du Dictionnaire Littré

 

Nome dato alle concrezioni


Nom donné aux concrétions calculeuses qui se forment dans l'estomac, les intestins et les voies urinaires des quadrupèdes. Bézoard oriental, celui qui se trouve dans le quatrième estomac de la gazelle des Indes. Bézoard occidental, celui qui se trouve dans le quatrième estomac de la chèvre sauvage du Pérou, de l'isard ou du chamois (ces bézoards étaient regardés autrefois comme ayant de grandes vertus alexipharmaques). Bézoards humains, calculs urinaires de l'homme. Bézoard factice, ou pierre de Goa, composition destinée à être substituée aux vrais bézoards, et fabriquée à Goa

Définition du Dictionnaire d’Histoire de la Pharmacie (Editions Pharmathèmes, 2003)

n.m. du persan pädzchr 

: chasse-poison. Nom donné aux concrétions calculeuses se formant dans l’estomac ou les intestins de certains mammifères . Le bézoard oriental, le plus recherché, provenait de la gazelle des Indes, le bézoard occidental était fourni par des herbivores, chamois, chèvres sauvages du Pérou ou de l’Amérique du Nord.

bezoard3.jpgBézoard proveniente, secondo la tradizione, da Antoine Baumé (Parigi, facoltà di Farmacia)

 

© Société d'histoire de la pharmacie
E.H. Guitard


[Traduzione di Massimo Cardellini] 

 

LINK al post originale:
L’énigmatique Bézoard

 

http://www.shp-asso.org/index.php?PAGE=expositionbezoard

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15 settembre 2014 1 15 /09 /settembre /2014 07:00

umorismo-farmacia01.jpg

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15 agosto 2014 5 15 /08 /agosto /2014 07:00

umorismo-farmacia1.JPG

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30 giugno 2014 1 30 /06 /giugno /2014 07:00

 

 

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1 maggio 2014 4 01 /05 /maggio /2014 07:00

 

 

 

umorismo-pharmacie004.png

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29 aprile 2014 2 29 /04 /aprile /2014 09:08

 

 

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30 marzo 2014 7 30 /03 /marzo /2014 07:00

Esculapio, un dio benefattore e sua figlia Igeia

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E-H- Guitard

 

Asclepio non sembra essere stato conosciuto da Omero. Le prime leggende che lo riguardano circolarono innanzitutto sulle montagne della Tessaglia, dove esisteva il più antico Asclepion identificato, e cioè il più antico tempio-ospedale dedicato ad Esculapio. Di chi quest'eroe abitualmente invocato dai malati pagani avrebbe potuto essere il figlio, se non di Apollo, il dio del Sole, o piuttosto il Sole-dio, considerato da allora, naturalmente come una divinità benefattrice e generatrice di vita e salute?


esculapio2.jpgEx voto antico rappresentante Igeia che dà da bere ad un Esculapio dal corpo di serpente

 


Dunque Esculapio nacque da Apollo, e da Coronide, la figlia del re dei Lapiti. In un accesso di gelosia, il dio uccide Coronide; ma risparmiando il bambino che portava in grembo, facendolo allevare dal centauro Chirone, che gli insegnò la medicina. Il giovane Esculapio dovette superare molto brillantemente i suoi esami perché trovò presto troppo facile guarire gli ammalati, anche abbandonati, e si divertì a resuscitare i morti. Irritato di vedersi togliere sin nella sua dimora i suoi numerosi clienti, Plutone si precipitò da Zeus, domandandogli di punire il colpevole. Sempre facile da convincere, Zeus ricorre alla giustizia più sbrigativa che ci sia, e che ha sempre a portata di mano: brandisce i suoi fulmini, folgora Esculapio: sicuramente la prima elettrocussione...

 

esculapio3.jpgStatua di Esculapio

 

 

Ma la vendetta doveva continuare: Apollo, per vendicare suo figlio, uccise i Ciclopi che avevano forgiato i fulmini; a sua volta, per vendicare i Ciclopi, Zeus, Zeus avrebbe voluto sopprimere Apollo; ma cosa fare contro un immortale, un vero immortale? Non poté che cacciarlo dall'Olimpo, e anche per un tempo determinato.

 

esculapio4.jpgFarmacia portatile di epoca romana rappresentante Esculapio e Igeia.

 


Sulle monete e i bassorilievi, Esculapio è rappresentato come un uomodi età avanzata, barbuto e capelluto, con una fascia intorno alla testa. Indossa una tunica poggiata sulla spalla sinistra e che lascia a nudo il torso e il braccio destro. Si appoggia in genere su di un bastone più o meno lungo, intorno al quale è attorcigliato il famoso serpente. Ma lo troviamo a volte anche accompagnato da un cane che, secondo alcune leggende, lo avrebbe scoperto, bambino abbandonato sulla montagna, e dalla capra che lo avrebbe allattato. Infine è spesso rappresentato in compagnia di un gallo, perché gli si sacrificava in genere... dei volatili: "Dobbiamo un gallo a Esculapio" dice Socrate prima di morire, per provare che non era affatto irreligioso.

 

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Bassorilievo. Farmacista nel suo laboratorio.


 

Molte città greche celebravano in onore del dio della medicina delle grandi feste in onore del dio della medicina che ricorrevano tutti gli anni oppure ogni cinque anni. Ad Atene, queste "Asclepiadi" precedevano le grandi "dionisiache" nel mese di elafebolione. Esse consistevano nell'organizzazione di cortei e concorsi al contempo sportivi e artistici. Ma come ha potuto Esculapio meritare questi onori e l'immensa reputazione che lo segue attraverso i secoli. Li deve al suo valore personale? Ahimè, non è nemmeno esistito! In compenso è stato, - o piuttosto il suo nome- è stato molto ben servito. Vi sono delle imprese il cui personale, per la sua devozione, assicura tutto il successo. L'impresa di cui trattiamo qui fu probabilmente fondata a Trikka, in Tessaglia; essa ebbe ben presto nel mondo antico numerose succursali. Descrivendo la Grecia, Pausania non cita meno di 63 asclepaia nell'Epidauro, nell'Argolide. Ad Atene, il culto del dio salvifico fu introdotto nel 420, in seguito ad una peste mortifera: il santuario fu edificato ai piedi dell'Acropoli. A Rroma, Aesculapius si insediò in un'isola del Tevere, così come testimonia un medaglione di Commodo che rappresenta il suo arrivo.

 

esculapio6.jpg Igeia mentre assiste Esculapio nel ricevere gli ammalati.

 

 

 

È quel che potremmo chiamare la congregazione degli "Asclepiadi", e cioè l'insieme dei sacerdoti addetti a questi templi, che è valsa la fama al dio della medicina. Ricevendo i fedeli che venivano a invocare il dio, questi sacerdoti, come ciò era già accaduto in Egitto, erano accompagnati a curarli, soprattutto quando si trattava di grandi malati provenienti da lontano. Per questo fatto, essi acquisivano una competenza reale, di cui fecero profittare i loro successori, che non erano altro che i loro figli: Ippocrate apparteneva a una famiglia di Asclepiadi. Edificati in mezzo a un bosco, vicino a una fontana, i templi di Esculapio erano non soltanto dei santuari, ma anche delle scuole di medicina, delle biblioteche mediche, degli ospedali; sotto Antonino, furono anche completati con delle terme, delle cliniche per il parto, degli alberghi, con teatri e sale da gioco. Quando i malati arrivavano, li si sottoponevano prima di ammetterli nella sacra cinta, a diverse formalità allo stesso tempo liturgiche e igieniche: abluzioni, bagni, unzioni, digiuni, sacrifici. Poi, li si facevano dormire sulla pelle degli animali sacrificati (ciò si chiamava "l'incubazione") ai piedi della statua di Esculapio: quest'ultimo dettava la sua prescrizione per mezzo di un sogno, che il giorno successivo i sacerdoti traducevano, prescrivendo salassi, emetici e purgativi.

 

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Frontespizio della Farmacopea medico-chimica di Schroeder, edizione del 1685 (Norimberga). Disegno allegorico che mostra Mercurio, dio della chimica, che apre le porte a Igeia, dea della salute.

 

 

Nel suo Pluto, Aristofane ha descritto irrispettosamente le procedure di un paziente nel suo Asclepion. Plauto ce ne presenta un altro che se ne va via furente perché Esculapio rifiuta di curarlo. Ciò accade spesso quando i galli offerti in sacrificio erano troppo coriacei o quando un vecchio cliente tornava, avendo ommesso, dopo la sua prima guarigione, di lasciare un ex voto, come ad esempio un serpente d'oro a forma di braccialetto o collare, o di gettare qualche moneta nella fontana. Già, sotto l'Impero Romano, dei "farmacisti" posero nella loro bottega il busto di Esculapio accompagnato dal serpente, e questa pratica si rinnovò all'epoca del Rinascimento. Ma i primi cristiani avevano naturalmente bandito tali immagini: "il Salvatore" aveva preso presso di loro il posto di Asclepio Soter. Il pagano Celso e il cristiano Origene argomentarono su questo soggetto, l'uno attribuendo a Esculapio, l'altro a Gesù le vittorie della medicina.


 

esculapio8.JPGApollo incarica il centauro Chirone di allevare Esculapio.

Da: Le Metamorfosi di Ovidio. Incisione di Hendrich Goltzius, 1589.

 

 

Durante il IV secolo una donna di Paneas, alleviata dopo aver invocato "il Cristo guaritore" gli erigeva una statua, e durante il Medioevo il Cristo apotecario" che ispirò molto i pittori, ereditò dei talenti dal dio di Epidauro.

esculapio9.JPGEsculapio allontana la morte, incisione di Jacques Roy, XVIII secolo, circa 1780.

 

 

Igeia è una figlia di Esculapio? A Epidauro, Esculapio possedeva uno dei suoi templi più antichi. Sappiamo che era sposato e padre di una numerosa famiglia. Sua moglie si Chiama Epionè secondo gli uni, lampezia (è quasi la famosa Lampitò della Lisistrata) secondo gli altri. Hanno cinque figli, di cui due maschi, Podalirio e Macaone, e tre femmine, Acheso, Iaso e Panacea. Nessuna di esse sembra preoccuparsi di sapere se gli umani stanno bene; d'altra parte, non si è mai sentito parlare della sunnominata Igeia. I primi ex voto che riguardano Igeia che si siano scoperti nell'Epidauro sono soltanto del III secolo a. C. È vero che in un altro tempio antico di Esculapio, a Titane, nel Peloponneso, si trova una statua di Igeia molto ingarbugliata di capelli e di bende. Ma Pausania, che ce la segnala, aggiunge che non è affatto considerata come una parente, ma come un'incarnazione di Esculapio, che a volte è chiamata Asclepio-Igeia.

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Ad Atene anche, nessun Igeia propriamente detta prima della fine del V secolo. Per contro, alcune iscrizioni più antiche attestano la riconoscenza di qualche malato a favore di Atena-Igeia, e di numerosi testi dei secoli VI e V segnalano l'esistenza di un tempio e di idoli di Atena-Igeia. Apriamo ora un dizionario greco e sapremo che Igeia è un nome comune molto antico avente il significato della parola salute. Tutto diventa chiaro: Igeia è stata per molto tempo una specie di cognomen accollato al nome delle divinità che si evocavano in caso di malattia: li si chiamavano Esculapio-Salute o Atena salute, per far loro ben capire ciò che ci si aspettava da essi. Un bel giorno, si credette all'esistenza di due divinità distinte e quest'errore si è propagato tanto più facilmente in quanto Esculapio è un uomo e l'appellativo "hygieia" era un sostantivo femminile. Era logico che la dea Salute fosse parente del dio guaritore. Ora, non si poteva immaginare che Igeia fosse sua moglie, poiché sua moglie era nota, ma si poteva accordargli una figlia supplementare, leggermente extraconiugale se volete. È così che nacque Igeia, astrazione diventata dea. Hygieia è raramente sola; è accompagnata sempre da suo padre, lui seduto, lei in piedi. È questo che ha spaventato gli innamorati o gli sposi? Quel che è certo, è che era venerata nell'antichità come una dea vergine.

 

Come attributi, non ha che quelli di Esculapio, soprattutto il serpente, che si avvolge a volte graziosamente intorno al suo corpo e al qual dà spesso nutrimento: frutta, dolce o da bere. A volte reca in una mano una scatolina o un vasetto, che evidentemente le serve per contenere i rimedi che suo padre prescrive. Con ciò Igeia potrebbe essere rivendicata dalla farmacia come sua patrona, avendo preceduto Maria Maddalena.

 

Sarebbe esagerato concludere che Esculapio fu il diuo della medicina propriamente detta e Igeia la dea della farmacia. Tuttavia questa sfumatura esisteva a nostro parere nello spirito dei Greci di un tempo, mentre non hanno certamente mai opposto, come i nomi che impieghiamo potrebbero far credere, la salute acquisita (Igeia) con la ricerca della salute attraverso l'arte di guarire (Esculapio).

 

I Romani, che avevano adottato tutte le divinità greche di cui non avevano già l'equivalente, non mancarono di "onorare come se li avessero sempre conosciute, le divinità benefattrici. Si è scoperta un'immagine di Igeia nelle immediate vicinanze di una bottega di farmacia, a pompei. Il Medioevo ignorò naturalmente gli idoli medicali, ma il Rinascimento li rimise in auge, beninteso senza adorarli. Ed ecco di nuovo Igeia, a fianco di Esculapio, sulla soglia delle nostre officine. I pittori, Rubens in testa, si impadronirono della sua gradevole personalità; e grazie alla matita di un grande artista contemporaneo, si ritrova sulla copertina della Rivista "Les Annales coopératives Françaises". I poeti le dedicano delle stanze come questa che riproduciamo dalla Encyclopédie del XVIII secolo, ma la cui forma rivela un'origine più antica: Elle écarte les maux, la langueur, les foiblesses, Sans Elle la beauté n’est plus, Les Amours, Minerve et Morphée La soutiennent sur un trophée De myrte et de roses  paré, Tandis qu’à ses piés abattue Rampe l’inutile statue Du dieu d’Epidaure enchainé (Protegge dai mali, dai languori, dalla debolezza/ Senza di Lei la bellezza non è più/  Gli Amori, Minerva e Morfeo/ La sostengono su un trofeo/ Di mirto e di rose ornato/ Mentre ai suoi piedi abbattuta/ Giace l'inutile statua/ Del dio d'Epidauro incatenato).


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Non è senza sorpresa

 

 

 

 

 

 

Ce n’est pas sans surprise que nous voyons pour la première fois la vierge sage se révolter contre l’auteur présumé de ses jours. Le poète français en a pris à son aise avec la mythologie classique. Qu’a-t-il voulu malicieusement opposer à la médecine officielle ? Sa nouvelle Hygie est-elle la médecine naturelle ? est-ce l’hygiène des temps futurs ??

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Intérieur d'une pharmacie (Allemagne du Sud, milieu du XVII° siècle), d'après une peinture à l'huile A droite, la statue d'Esculape

 

 


 

 

 

 

 

LINK al post originale:

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Un dieu bienfaisant: Esculape; E.H Guitard. Hygie est-elle fille d’Esculape? Les Annales Coopératives Françaises, octobre 1936

 

 

LINK pertinente:
Arte e scienza. Tavoletta votiva di Esculapio, Igea e Telesforo, II-III secolo d. C.

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  • : Storia dell'arte medica e farmacologica di tutte le culture e tempi in relazione alle conoscenze tecniche e scientifiche delle rispettive epoche.
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