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21 novembre 2010 7 21 /11 /novembre /2010 09:00

La decorazione dei vasi da farmacia italiani

del Rinascimento tratte da incisioni


 

 di Rudolph E. A. Drey

 

 Nel 1913 Bernard Rackham, anziano conservatore della ceramica al Victoria and Albert Museum, a Londra, pubblicava il primo studio sui modelli utilizzati dai pittori di maiolica del Rinascimento per decorare i loro prodotti [1]. Dimostrò che erano soprattutto le incisioni di maestri italiani come Marcantonio Raimondi, Nicoletto da Modena e Gabriele Giolito de Ferrari che servirono da fonte ai vasai italiani per le loro composizioni. La sua opera fu seguita da lavori di altri autori, soprattutto da Bertrand Jestaz [2]. Questi ricercatori mostrarono che i vasai non prendevano a prestito soltanto dalle incisioni di artisti italiani, ma attingevano  anche tra i disegni, medaglie e soprattutto tra le stampe di artisti tedeschi e francesi come Albrecht Dürer, Martin Schongauer, Barthel Beham, Hans Holbein il Giovane e Bernard Salomon. Essi stabilirono anche che le incisioni erano copiate con una fedeltà soggetta a delle variazioni considerevoli.

 

 Sino al 1979 questi studi verterono unicamente sulle maioliche strumentali; è soltanto molto di recente che degli autori hanno trattato dei modelli incisi utilizzati dai pittori di vasi di farmacia per la decorazione di quest’ultimi. Poiché le loro opere non sono sempre a disposizione di coloro che si interessano alla ceramica farmaceutica, ci è sembrato utile dedicare una nota ai vasi di officina italiani del Rinascimento la cui fonte decorativa è stata identificata. Tutti i vasi che citeremo sono dipinti in policromia. 

 

 

 

Vasi--01-copia-1.jpg

Figura 1, Albarello, Deruta, 1507

Altezza 21 cm, L’Aja, Gemeemtemuseum

 

 

I più antichi, la cui fonte sia stata identificata, sono due albarelli recanti sul rovescio la data 1507. Questa coppia uscita da un forno di Deruta (Umbria) faceva senz’altro parte di una serie abbastanza grande di recipienti. I motivi ornamentali sono tratti dalle carte dei tarocchi “Tarocchi del Mantegna”, della serie “Pianeti e Sfere”, che furono incise su legno da un artista del nord Italia [3]. La decorazione del primo albarello- un cupido armato di arco e frecce [4] deriva da una carta di tarocco con l’iscrizione VENUS XXXXIII e rappresenta Eros, anch’egli armato di arco e frecce [5]. Il soggetto del secondo albarello- il carro del sole (figura 1)- è preso da una carta di tarocco con l’iscrizione SOL XXXXIIII e rappresenta il carro del sole e la caduta di Fetonte (figura 2). 

 

vasi--02.jpg

Figura 2. Il Carro del Sole e la caduta di Fetonte

Carta di Tarocco, nord Italia, 1465 circa

Incisione su legno, 17,3x9,3. Londra, British Museum

 

 

 Su un vaso piriforme a due anse, opera di un laboratorio di Cafaggiolo, in Toscana, verso il 1545-1550, gli elementi decorativi, che comprendono una corazza, un casco e delle teste grottesche, provengono sia da un’incisione di Agostino Veneziano (1490-1536), sia di un’incisione di Enea Vico (1523-1567).

 

 Ad una data più tardiva, verso il 1560, la manifattura di Orazio Fontana, ad Urbino, produceva un grande servizio di 350 recipienti di forme diverse: vasi su piedistallo con un paio di mascheroni in rilievo sormontati da anse ricurve, vasi piriformi con due anse a forma di serpente erette su dei mascheroni, vasi a collo (orci) e albarelli [9]. O soggetti comprendono episodi tratti dall’antico e Nuovo Testamento, dalla storia di Roma, dalla mitologia, dalle Metamorfosi di Ovidio e da altre fonti ancora. Benché i vasi da farmacia del gruppo siano sprovvisti dai nomi delle droghe, la tradizione vuole che essi siano richiesti ad Orazio Fontana dal duca di Urbino Guidobaldo II della Rovere (1538-1574) per l’officina del proprio palazzo.

 

 

 

  vasi--04.jpgFigura 3. Vaso a due anse. Urbino (Orazio Fontana), 1560 circa.

Altezza 21 cm. Loreto, Santa Casa.

 

 

L’insieme fu dato dal suo successore, Francesco Maria II della Rovere (1574-1626), alla Santa Casa di Loreto dove è ancora conservato [10] Di una bellezza particolare per l’eleganza delle loro forme e la perfezione della decorazione sono i vasi ad anse ricurve (figura 3), che sono in numero di 90. I soggetti di quest’ultimo gruppo sono tratti dalla Bibbia e rendono con esattezza le stampe incise sul legno da Hans Sebald Beham (1500-1550) per le otto edizioni di Biblisch Historien edite da Christian Egenolph a Francoforte-sul-Meno, tra il 1533 ed il 1557 (figura 4) [11].

 

 

 

 

  vasi--03.jpg

Figura 4. Il peccato originale, di Hans Sebald Beham

Incisione su legno, 5,1x7,1 cm. Londra, British Museum.

 

 

 

 Faenza, grande centro della maiolica italiana, fu una fonte importante di recipienti per l’attrezzatura degli apotecari d’Italia. Verso il 1569, un vasaio di nome Emiliano Capra [12] produsse una serie di vasi piriformi decorati di scene della Passione. Il luogo di manifattura della serie e la sua data sono stabilite su un vaso recante sul davanti la data 1569 (figura 5) e sul rovescio l’iscrizione IN FAENCIA. I soggetti della decorazione sono adattati in modo molto libero da incisioni su legno di Bernard Salomon (1506-1561) che illustrarono numerose edizioni di piccole bibbie pubblicate in diverse lingue tra 1553 e 1577 da Jean de Tournes, a Lione [13], (figura 6).

 

 

 

vasi--05.jpg

Figura 5. Vaso piriforme, Faenza, 1569

Altezza 41,5. Sèvres, Museo Nazionale della Ceramica.

 

Sui vasi della serie attualmente conosciuti figurano il bacio di Giuda, L’arresto di Cristo, il Cristo davanti a Ponzio Pilato (figura 5), il Cristo beffeggiato e Gesù al Calvario [14].

 

L’esecuzione sui vasi dei soggetti della Passione denota una certa mancanza di raffinatezza. Il fatto si spiega con un’osservazione  di Jestaz: “Sin dalla metà del XVI secolo… la produzione corrente abbandonò… le belle stampe della scuola di Raffaello, ma fu per seguire dei modelli a più buon mercato che trovò soprattutto nelle illustrazioni delle edizioni di Lione: l’uso delle edizioni di Lione non fu senza conseguenze nella decadenza della maiolica istoriata” [15].

 

 Senza alcun dubbio esistono altri vasi di officina del Rinascimento o di un’epoca più tarda la cui fonte di decorazione rimane da identificare. Per il periodo successivo al Rinascimento possiamo segnalare un recipiente  dell’inizio del XVII secolo in cui figurano Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre: questo soggetto è tratto in parte da un incisione di Hans Holbein il Giovane nelle Historiarum Veteris Instrumenti Icones pubblicate a Lione nel 1538.

 

 

vasi--06.jpg

Figura 6. Il Cristo davanti Pilato, di Bernard Salomon.

Incisione su legno, in Historiarum memorabilium ex Genesi descriptio.

Lione, 1558. 5,9x4,6 cm. Londra, British Museum. 

 

 

 

 

NOTE


[1] B. Rackham, The sources of design in Italian maiolica, in The Burlington Magazine, XXIII, 1913, p. 193-203.

 

[2] B. Jestaz, Le s modale de la majolique historiée. Bilan d’une enquête, in Gazette des Beaux-Arts, LXXIX, 1972, p. 215-240.

 

[3] Le carte do tarocco servivano anche da fonte per la decorazione di maioliche non farmaceutiche. Vedere, ad esempio, la carta di tarocco rappresentante un re seduto su un trono e reggente uno scettro che fu copiato in modo libero su un piatto di Faenza (Wendy M. Watson, Italian Renaissance Maiolica from the William A. Clarck Collection, London 1986, p. 32-33).

 

[4] Carmen Ravanelli Guidotti, Donazione Paolo Mereghi, eramiche Europee ed Orientali, Casalecchio di Reno (Bologna), 1987, p. 29 e 135.

 

[5] Ravanelli Guidotti, op. cit., p. 136, fig. 23C.

 

[6] Grazia Biscontini Ugolini e Jacqueline Petruzzellis Scherer, Maiolica e Incisione, Tre Secoli di Rapporti Iconografici, Vicenza, 1992, p. 33. Questo pezzo è menzionato anche nella recensione di Alain Touwaide dell’opera di Biscontini Ugolini e Petruzzellis Scherer in Revue d’Histoire de la Pharmacie, n° 295, 4° trimeste 1992, p. 514-515.

 

[7] Biscontini Ugolini e Petruzzellis Scherer, op. cit., p. 32, fig. 1a.

 

[8] Biscontini Ugolini e Petruzzellis Scherer, op. cit., p. 32, fig. 1b.

 

[9] Floriano Grimaldi, Loreto, Palazzo Apostolico, Bologna, 1977, p. 65-103.

 

[10] JeanneGiacomotti, Catalogo delle Maioliche dei Musei Nazionali, Parigi, 1974, p. 322; Floriano Grimaldi e Dante Bernini, Le Ceramiche da Farmacia della Santa Casa di Loreto, Pomezia, 1979, p. 10-12.

 

[11] Grimaldi e Bernini, op. cit., p. 30, 33, 35, 37, 38 e tav. da I a XXI.

 

[12] Anna Rosa Gentilini e Carmen Ravanelli Guidotti, Libri a Stampa e Maioliche Istoriate del XVI secolo, Faenza, 1989, p. 33 e 40.

 

[13] Alfred Cartier, Bibliographie des éditions des de Tournes, imprimeurs Lyonnais, Parigi, 1937, 2 voll.

 

[14] Gentilini e Ravanelli Guidotti, op. cit., p.34-40.

 

[15] Jestaz, op. cit., p. 237.

 

[16] Giacomotti, op. cit., n° 1196.

 

 

 

 

LINK al saggio originale:
La décoration de vases de pharmacie italiens de la Renaissance d'aprés des gravures   

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Published by Massimo - in Arte e scienza
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commenti

tarocchi zingara 06/17/2011 23:42


Non sapevo che alcune carte dei tarocchi avessero influito sull'arte


Massimo 11/05/2011 12:17



Quante cose non sappiamo ancora...


 


Ciao.



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