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10 dicembre 2009 4 10 /12 /dicembre /2009 10:25

La forma ed il valore dei pesi dall’Antichità alla Rivoluzione francese*

 

di E.-H. Guitard

 

Fig 1Conosciamo il motto dei mastri apotecari di Parigi: Lances et pondera servant. Fa certamente allusione non all’esattezza delle pesate, che era di regola nelle loro botteghe, ma al compito onorifico che era stato loro affidato al tempo in cui non esistevano funzionari incaricati di questa attività: è la loro corporazione che a Parigi ed in altre città aveva la custodia dei pesi-campioni e che verificava i pesi commerciali di ogni genere.


fig-2.JPGÈ dunque in modo del tutto naturale che la storia della farmacia si interessa ai pesi e misure! Delle civiltà iraniane, ci rimangono magnifici pesi di bronzo a forma di leone coricati e d’altri in bronzo o in pietra molto meno eleganti, perché presentano la forma del porco o quella dell’oca. In quanto al peso egiziano e siriaco, non ci dà la stessa sensazione di pittoresco: si tratta soprattutto di dischi o di rettangoli in basalto, in bronzo o bombati, sono a volte provvisti di un’ansa o di un’orecchia.


Fig-3.JPGIn Gallia, in tutte le epoche, ci si è serviti per le pesate, di semplici pietre tagliate, che nelle regioni ricche in argilla si sostituivano con dei tronchi di cono o tronchi di piramide in terracotta, quasi sempre forati da un buco in vista della loro collocazione sul un piatto di bilancia.


Nella Grecia primitiva ed in Magna Grecia compaiono altre forme più artistiche: dei dadi, un uomo trasportante un fardello, un bel petto di donna provvisto di seni esuberanti o dei corpi di animali.

fig-4.JPGPer Atene, si conoscono cinque tipi più ordinari degli altri: l’ossicino, l’anfora, la tartaruga, il delfino e la luna crescente, che corrispondono ognuno ad un’unità ponderale diversa: mina pesante, mina soloniana, dracma, ecc. ma durante l’epoca classica, i pesi non sono più trattati in ronde-bosse, la loro forma generale non è quella degli animali in miniatura: sono come presso gli Egiziani, delle lastre di metallo, generalmente quadrangolari, le cui facce piatte portano, stampate in bassorilievo con il processo del conio, l’immagine dei soggetti in questione, con a volte varie iscrizioni.


Fig-5.JPGPerché gli animali ornano, di preferenza a rispetto ad altri oggetti, i pezzi più antichi? Gli autori Romani si sono fatti carico di darci la spiegazione chiarendoci le origini della loro moneta, che si confonde, come presso molti popoli agricoltori, con quella della meteorologia. È facile indovinare infatti che le prime transazioni furono dei semplici scambi in natura: si pagava del grano dando una pecora, un angolo di terra in cambio di due o tre buoi.


fig-6.JPGUn bel giorno, si trovò comodo sostituire il bue vivente con una certa quantità di rame di valore equivalente e dei lingotti di questo metallo furono posti in circolazione, lingotti che bisognava ogni volta pesare sulla bilancia (libra). Poi, per evitare queste continue pesate si ebbe l’idea di graduare alcuni lingotti incidendo su una delle loro facce, la testa di bestiame (pecunia) di valore equivalente. Così nacquero i primi assi che valevano un bue e pesavano una libbra.


Tutti gli autori latini sono d’accordo per attribuire al primo as libral, cioè alla prima libbra, il peso di 12 once, cioè… di una libbra. Nessun esemplare di questo peso-moneta, senz’altro effimero, è giunto sia a noi. Di prelievo in prelievo di frammenti si giungerà a battere delle libbre-monete di 4 once ossia un terzo del loro valore nominale.


  Fig-7.JPGÈ stato calcolato che la libbra-peso (la vera libbra: litra  in greco, libra in latino) corrispondeva in Grecia a 360 dei nostri grammi moderni, a roma a 327.5 rappresentando un dodicesimo della libbra, l’oncia valeva da 27 a 30 grammi. In quanto allo scrupolo, o grammo, era la 24a parte dell’oncia: è superiore di una ventina di centigrammi al grammo del nostro sistema metrico che porta il suo nome gramma.


  Altre unità di misura, puramente greche, furono adottate dall’Impero Romano: Plinio ci dice che dei medici della sua epoca formulavano esclusivamente in pesi greci, di cui ecco la gamma: il talento pesava circa 3 Kg, la mina era un 60° del talento e valeva dunque 50 grammi; la dracma, equivaleva ad un denario d’argento da 3 a 4 grammi, rappresentava un centesimo di mina. I pesi inferiori erano quasi esclusivamente medicinali, come l’obolo (un sesto della dracma= 0.60 g) ed il Keration (o.20 g).

A Pompei è stata scoperta una piccola cassa contenente diversi strumenti di chirurgia, ed anche 8 pesi di piccola taglia: così accompagnati, questi pesi erano evidentemente di uso medico. Erano piatti ed assai larghi mentre gli altri erano tozzi e stretti; inoltre portano come iscrizione delle lettere invece di cifre.

 

La rivoluzione dei pesi dal Medioevo alla Rivoluzione


 

fig-8.JPGRaccogliendo l’eredità scientifica dei Greci attraverso la mediazione dei Bizantini, gli Arabi si servirono dell’oncia e della dracma, di cui pronunciarono darakhmy, poi derham (un po’ più di 3 grammi); conoscevano anche il grano (habba= 0.07 g). ma in seguito alla rarità dei pesi-campione, in seguito anche all’alterazione delle monete (spesso utilizzate per le pesate), il valore reale delle unità correnti varia senza sosta durante il Medioevo mentre il vocabolario non muta. All’inizio del XVII secolo, “la libbra di Costantinopoli pesa 26 once, quella di Parigi 16, quella di Lione 15, quella degli Spagnoli 14, quella di Genova e dei loro circonvicini 12 e quella degli orefici, che è chiamata march, soltanto 8”. Anche il valore assoluto dell’oncia non è lo stesso qua e là.


fig-9.JPGLa libbra di Parigi, che dal XV al XVIII secolo vale 16 once, si chiamava anche libbra reale o libbra peso di marco perché equivaleva al doppio del marco o marco di Troyes (8 once), unità ponderale che i mercanti italiani apportarono alle grandi fiere di Champagne e che i re di Francia avevano in seguito adottata come unità monetaria.


Ma i pesi medici, che ci interessano più in particolare, erano molto differenti dai pesi commerciali; essi si erano meno evoluti perché la loro utilizzazione si trovava legata all’interpretazione di formule scritte da secoli e quasi invariabili. Ciò non vuol dire che essi erano l’immagine fedele dei loro modelli antichi e che costituivano una lingua comune all’universo medico.


Fig 10-copie-2Durante il XV e XVI secolo a Parigi, esistevano cinque libbre mediche diverse, i due più utilizzati valevano l’una 10 once peso di marco, l’altro 12 once. E ancora ognuna di esse poteva avere due modi di divisione differenti. “Il medico,” scrive con qualche esagerazione uno specialista della metrica medievale, Guilhermoz, “effettuava le sue ordinanze senza preoccuparsi di sapere quale era il peso di cui si serviva l’apotecario e l’apotecario li eseguiva con la stessa serenità”. Aggiunge, e ciò non è ancora che una mezza verità, che la compensazione  dei rimedi essendo affare “di proporzione, non di quantità”, gli errori di interpretazione erano senza importanza per il malato. Sì, se tutti i sistemi fossero stati comparabili e se le ordinanze non avessero spesso combinato le notazioni di capacità con quelle di peso.


fig-11.JPGIn realtà, ci si preoccupò spesso e senza successo, sino all’adozione del sistema metrico, di rimediare a questo impressionante disordine. Nel 1557, Enrico II fece consultare su questo punto gli apotecari parigini. Verso lo stesso periodo, il medico Fernel, poi gli apotecari Charas e Lémery, proposero, il che era bene, delle semplificazioni e le applicarono essi stessi, il che era male, poiché aumentavano così il numero dei sistemi.


Fig-12.JPGL’unificazione richiesta per tanto tempo dai nostri pratici doveva essere realizzata grazie ai decreti del 8 maggio 1790, del Germinale anno III e la legge del 19 frimaio anno VIII relativi ai sistemi metrici, che non divennero realmente esclusivi che nel 1840. Una lunga attesa come si vede, anche se è vero che nella metrologia medica, l’anarchia non aveva mai , e da molto tempo, stata così grave come nel commercio. Molti trattati medici e farmaceutici erano accompagnati da una chiave dei pesi e misure. Come il famoso Regimen sanitatis della scuola di Salerno che conteneva 20 versi dedicati a questa spiegazione: Audi loetando quod dicam versificando; e cioè: Grazie alle mie rime, troverai attraente la mia lezione.


Come tutte le farmacopee precedenti, il primo codex parigino, nel 1638, dà la concordanza dei pesi, sfortunatamente, tutto il suo sistema è basato sul grano (grain), che è definito: il peso di un grano d’orzo di spessore medio…!

 

fig 13Ecco una tavola dei pesi medici utilizzati sia nel celebre Antidotario di Nicolas (il breviario del farmacista del Medioevo) sia nel Codex del 1638 e nell’ Encyclopédie del XVIII secolo verrà unita una chiave delle abbreviazioni, che permetterà al farmacista di decifrare non importa quale ordinanza di cui un ammalato gli chiederà di eseguire.


fig-14.JPGTra le cause dell’alterazione del valore delle unità ponderali, non bisogna trascurare la varietà infinita e la fabbricazione fantasiosa dei pezzo di pietra o di metallo destinati alle pesate. L’Encyclopédie ci informa che dei pesi-campana erano fabbricati in bronzo come le campane ordinarie da parte dei fonditori e che erano in seguito riempiti di piombo dai bilanciai. In quanto ai pesi incastrati, essi venivano quasi tutti da Norimberga e li si chiamava pesi-di-marco perché, scatola compresa, essi pesavano esattamente un marco o 8 once.


fig-15.JPGIn tutte le epoche della storia, ahimè, vi furono molti pesi falsi in circolazione. Un’ordinanza celebre di Carlo Quinto assimilava agli avvelenatori coloro che se ne servivano e li minacciava della frusta, dell’esilio, della pena di morte. In Francia, gli statuti dei candelieri di sego rivelano un inganno abituale ai commessi della propria corporazione, che aggiungono del sego… sotto i pesi. I re di Francia non cessano di legiferare contro i mercanti disonesti e sappiamo che essi avevano “sin da tempi antichi” (secondo l’espressione di Francesco II) affidato ai mastri speziali-apotecari di Parigi e di altre città, la carica molto onorevole di verificare i pesi e bilance presso tutti i mercanti.


fig-16.JPGQuesti mastri potevano procedere alla “visita” delle botteghe due volte all’anno percependo un piccolo compenso e più spesso se volevano, ma, in quest’ultimo caso, gratuitamente. Essi dovevano distruggere gli strumenti difettosi o non contrassegnati e segnalare e segnalare i rei all’autorità preposta in vista delle ammende.


fig-17.JPGNaturalmente, vi furono numerosi recalcitranti ed i mastri apotecari dovettero per questo motivo numerosi processi: con i candelieri di sego e gli olieri candelieri, con i bilancieri giurati, i tintori “di lana, filo e seta di buona tinta”, con i pasticceri (che ebbero numerose cause, perché i loro pesi servivano alla fabbricazione, non alla vendita), infine, con un certo panettiere irascibile, che il tenente generale di polizia condannò nel 1762 a “portare ONORE e RISPETTO” agli apotecari incaricati dell’ispezione.

fig-18.JPG

Per l’esercizio di questa funzione delicata, le nostre guardie avevano già ricevuto da Filippo il Bello nel 1312 un peso dormiente o peso campione, un altro campione fu depositato al Chatelet ed un terzo posto al lièvre-caillou, cioè al pesatore-giurato incaricato di far funzionare- e fruttare- le bilance pubbliche o peso-del re, ubicate una alla Halle aux Blés (mercato delle granaglie) e l’altra in rue des Lombards.


 

* Tratto da: E.-H. Guitard, Les Annales Coopératives Pharmaceutiques, 1938-1939 ; Disegni di E.-H. Guitard dal vero o dalle collezioni del Museo Saint Raymond di Tolosa

 

 

LINK al post originale:

La forme et la valeur des poids de l'Antiquité à la Révolution française 

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