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9 novembre 2010 2 09 /11 /novembre /2010 08:55

Breve storia della pillola 



pillola-1.JPGCrispin Medico: Prendete delle pillole”, Atto II, scena XIII, Stampa di Massard


La parola pillola [1] ha innumerevoli sinonimi. E innanzitutto il più antico, che è forse “trocisco”, parola di origine greca che concerne forse la forma sferica: Oribasio, durante il VI secolo, ne segnala diversi tipi. Nel Medioevo, se ne assumono di aperitivi, alteranti, purgativi, confortanti, ma i più famosi sono trocischi di vipere, specie di concentrati di teriaca in palline che si facevano seccare all’aria e che Venezia esportava nell’intera Europa. Il famoso Mesue ha descritto i trocischi come delle pillole sublingualiche si devono far sciogliere in bocca, potremmo concluderne che alla sua epoca, ed anche posteriormente, questa forma farmaceutica corrisponde alle “paste” del XX secolo. A partire dal XVIII secolo, non vi sono più che i ciarlatani per “nascondere”, come dice l’Enciclopedia, “sotto questo velo, la violenza e l’acrimonia delle loro preparazioni infernali”.

 


Pillole--2.jpg   Antica pilloliera sistema Tedesco. Flacone di foglie d’argento

scatola argentata e scatola dorata per argentare e dorare le pillole.

 

I veri antenati delle nostre pillole sarebbero piuttosto i catapotia, ancora un nome greco, e che designa in modo preciso ciò che si ingoia con un colpo. Pilulaè al contrario un nome latino, derivato da pila, piccola palla. Ma i Greci impiegavano anche la parola trachema (da trakeïn, mangiare) da cui abbiamo tratto confetto [dragée], ed i Romani dicevano anche rotulae, Placentulae, orbes, orbiculi, pastilli. Come Mesue, come tutti gli Arabi, Rhazes raccomanda di seccare i succhi d’erbe, di formarne dei robs, cioè dei succhi concentrati a base di frutta, o un magdaleon(pasta di buona conservazione), che si dividerà a secondo dei bisogni in pillole, prendendo cura di avvolgerli in piantaggine quelle che presenterebbero un troppo cattivo sapore. Infatti, la vera ragione d’essere delle pillole, in epoche in cui non si sapeva affatto dosarle, era di facilitare l’assorbimento di medicamenti sgradevoli al gusto. Un tempo, come oggi, il malato lo inviava prontamente nello stomaco così come testimonia questa sentenza tratta dall’albo di Boming, ipotecario tedesco del XVII secolo: “Le ingiurie sono come le pillole: so devono ingoiare, non masticarle”.


 pillole--3.JPG

Pillole e sciroppo di Blancard, Note: Anemia, clorosi. Etichetta pubblicitaria dello Stabilimento Blancart, prima metà del XX secolo.

 

Erede degli Arabi, la Scuola di Salerno avrebbe fatto diventare di moda “le gloriose” (pilulæ gloriosæ regis Silicæ Rogerii II) ed le “Sine quibus” (pilulæ sine quibus esse nolo– quelle di cui non posso fare a meno), composte di aloe, di rabarbaro e di senna). Moyse Charras preconizza ancora quest’ultimi per la pituitaria, segnala anche la voga dei mercuriali (rabarbaro, mercurio e trementina- contro la sifilide, naturalmente) e delle lacrime al sangue di drago “ad sistendam gonorrheam”, ma aggiunge onestamente: Non si devono cercare dei draghi morti né vivi, per averne il sangue per la composizione di queste Pillole, poiché le lacrime qui ordinate che si chiamano di Sangue di Drago, sono la gomma di un grande albero che cresce in una delle Isole Canarie chiamata Port-Saint, che produce un frutto molto simile ad una Ciliegia, avente al di sotto della tunica che lo copre, la forma di un Drago così ben rappresentata come se fosse stata intagliata da uno Scultore. Aveva un collo lungo, le fauci spalancate, la spina dorsale munita di lunghi aculei e le zampe ed il resto del corpo molto notevoli.

Le pillole controllate (pilulæ cochiæ), a base di aloe e di coloquinta hanno un posto d’onore nel famoso Regimen sanitatis. Durante il XVI secolo, le “pillole” sono così di voga che Brasavola dedica loro un intero volume presentato cotto la forma di Examen dialogato(Lione, 1545). Alla stessa epoca, I fisiologi astrologhi consigliano di prepararle durante la congiunzione di Giove e di Venere, e gli iatrochimici inventano le pillole di Schroeder, a base di tartaro e le pillole di antimonioo perpetue, molto economiche per il cliente, che le “restituiva” all’apotecario dopo averle prese in affitto una sola volta: una soltanto, si fa osservare, basta a purgare da cima a fondo un intero esercito!

pillole--4.jpgOpuscolo pubblicitario in favore di una pillola perpetua specializzata (1700 circa).

 

Durante l’autunno del 1642, Richelieu malato fece ricorso alle pillole di Le Fèvre, che non gli impedirono affatto di morire il 4 dicembre e gli valsero questi epigrammi anonimi:


La pillola essendo, come la terra, rotonda,

La sua forma eccitò i suoi appetiti alterati

E, non avendo potuto mangiare la terra a fette

Credette, in quel momento, di ingoiare il mondo intero!

 

Il dottore Lemay a contato nel “Courrier Médicale” la storia delle pillole d’aloe e gommagutta lanciate dal medico Olandese Bontius verso la metà del XVII secolo e modificate più tardo dal medico di Carlo I d’Inghilterra, Anderson, con il cui nome esse dovevano conoscere una moda notevole. È vero che esse furono molto abilmente lanciate e costituiscono uno dei prototipi della specialità farmaceutica, con prospetto e condizioni allettanti: la compressa che compariva sulle scatole di queste vere pillole Scozzesi o grano degli angeli, presentava l’immagine di un leone rampante su campo azzurro con la testa del Dottore Anderson, rotonda come una pillola

 

 

pillola--5.jpgRitratto del Dottor Anderson sulle scatole delle pillole Anderson, secolo XVIII.

 

Ecco un breve saggio del Jardin de la Santé [Giardino della Salute] apparso ad Avignone nel 1702 e nel quale Théodore Desjardins celebrava le sue Pillole divine che egli aveva tratto direttamente… dalla Bibbia:

Comincio a parlarvi imperativo modo, e vi faccio notare, ex professo, che questo rimedio divino è conforme alle Leggi della nostra Medicina, e le nostre Leggi al rimedio; ma che né l’uno né l’altro non sanno osservare.

È questo il rimedio per tutte le stagioni, per tutte le malattie… Le sue qualità sono straordinarie, va d’accordo con la natura; ingrassa e fa dimagrire a secondo del bisogno, e la complessione della persona come se avesse ragione, eccita i sudori e li fa cessare, digerisce e ammorbidisce, incarna e agglutina, risolve e muore, ispessisce ed attenua, purga e dà costipazione.

Ho trovato … Ho trovato il segreto di racchiudere questo prezioso rimedio così efficace e così salutare in un piccolo volume sotto la forma di una pillola molto facile da prendere senza essere avvolta, avente un aspetto d’Oro gradevole da vedersi ed un fondo che supera tutto ciò che ciò che si può dire. Pretendo chiamarla “la pillola divina” … Cum veniunt rebus nomina saepe suis.

Ma poiché è la Medicina dei Re, dei Principi e dei Monarchi, dei grandi Signori e degli uomini potenti, sia a causa della sua rarità sia del suo prezzo, che è di un Luigi d’oro, la somministrazione che non consiste che di una sola pillola, non la darei che nei casi di grande malattia, e per seri motivi e, a tutti coloro infine che la vorranno pagare.

 

Con tali imbonimenti, come stupirsi che in Germania, si designano i ciarlatani con l’appellativo di Pillenœrzte (medici delle pillole) e che nelle commedie vaudeville francesi gli apprendisti apotecari si chiamano comunemente “La Pillola”!

La pillola doveva conoscere, alla fine del XVIII secolo, una moda straordinaria, moda che fu sfruttata con un brio del tutto particolare dagli Inglesi.

Dopo le pillole Anderson, dopo le pillole analetti che di Rob James, essi lanciarono quelle di Parr, dette “di lunga vita”. Thomas Parr, se si deve credere al prospetto (ed i clienti gli crederono), aveva affidato la ricetta del suo rimedio ai suoi discendenti attraverso il prezioso testamento che egli aveva dettato nel 1630, all’età di 147 anni: l’ottenne egli stesso da una strega. Una vignetta del prospetto ci mostra Thomas Parr in visita ad un altro vegliardo Jenkins, a conoscenza del segreto e che doveva vivere sino ai 169 anni. In quanto a Parr, dopo essersi risposato a 120 anni, ebbe il torto di andare alla corte dove bisbocciò talmente che ne morì “prematuramente” nel suo 153° anno.

 

pillola--6.jpg

Vignetta del prospetto delle pillole PARR riproducente l’incontro tra Parr e Jenkins.

 

Altre pillole di lunga vita attribuivano la loro virtù alle pazienti ricerche di un vecchio alchimista, “il priore di Schanté”, mentre risultavano dagli sforzi commerciali di un ciarlatano strasburghese chiamato G. A. Schanté (1856). 

 

 

pillola--7.jpg

Il priore di Schanté mentre sta preparando la base per le sue pillole, (da un prospetto del 1856 delle pillole di Schanté).

 

Le “pillole Vesperidi” di Hebert (1844), che dovevano essere inghiottite vesperalmente in vista di un’azione mattinale, avevano issato un motto molto fiero: “Il Ventre Libero!”.

Le pillole vegetali ghiotte” di Cauvin (1864) erano condizionate confezionate con delal carta rosa recante, in segno di vittoria, l’immagine dell’Arco di Trionfo. In allineamento con l’attualità politica, esse erano accompagnate da un testo polacco, mentre quelle di Bouloumié bofonchiavano lo spagnolo e quelle di Delacroix il greco di Demostene (Indika Katapotîa tou doktôros Delakroya!).

Più recenti, i “confetti toni-purgativi di Dubuis” (1870), il cui vero nome era tsan-pata-tching, fanno appello al vocabolario cinese ed il loro manager non trova termini abbastanza energici per far avvizzire tutti gli altri medicamenti “cha la specialità, diciamo la parola giusta: la speculazione, ha fatto nascere”.

Allo stesso tempo un Tedesco faceva distribuire a migliaia dei libri di salmi nel mezzo ai quali si poteva inaspettatamente leggere: Pace su questa terra agli uomini di buona volontà, ma soltanto grazie alle pillole Becham: due per gli adulti, una per i bambini!

Fermiamo prudentemente l’albo d’onore a questa data e diamo ora un’occhiata sulla fabbricazione delle pillole nelle diverse epoche. Edmond Leclair, che ha studiato l’argomento afferma che sino al Medioevo le pillole non erano affatto dosate. Il medico, dopo aver indicato la qualità ed il peso degli ingredienti da impastare insieme, aggiunge le parole: fiat massa, e in questa massa, stesa sul bancone, l’apotecario ritagliava un numero indeterminato di “particelle”, come diceva l’Antidotario Nicolas.

I cubetti irregolari separati con il coltello, erano arrotondati con uno schiacciamento rotatorio effettuato tra le palme delle mani.

Secondo Bauderon (1661) le pillole che dovevano essere consumate subito si preparavano con “acqua distillate”, vino, succo o decotto adatto alla base”, e quelle che si volevano conservare, con del miele rosato, dell’ossimele, dello sciroppo o liquore e gomma. “La massa si deve formare con le mani unte con qualche olio dolce, e avvolgerla con pelle bianca non tinta o pergamena bianca anch’essa resa grassa, allo scopo di chiuderne per bene i pori, affinché l’aria dell’ambiente non ne dissipi la virtù”. A volte anche (O igiene!) si soffiava, afferma Baumé, sulla masse e la si bagnava con la saliva per ammorbidirla!

Il Pilloliere, nella sua forma più elementare, sembra essere stato inventato soltanto verso la fine del XVII secolo, perché ancora nel 1641 Schrœder non parla che di una tavola (tabula) sulla quale si arrotolavano i magdaleon prima di dividerli con l’aiuto del coltello o delle forbici.

I primi pillolieri descritti da Baumé e di cui possediamo dei campioni in legno, avorio, rame ed argento, hanno la forma di righelli piatti i cui bordi sono ritagliati a denti di sega (figura 2). L’apotecario arrotolava innanzitutto la sia pasta a forma di bastoncino; poi affondava leggermente i denti del pilloliere in questo cilindro: gli incavi impressi da questa piccola operazione facilitavano e soprattutto regolarizzavano il lavoro del coltello, i denti potevano dividere essi stessi la massa con un solo colpo.

Nel XVIII secolo si inventò in Germania un pilloliere più complesso formato di due parti di legno duro, a forma di ventaglio e scavato con gole la cui larghezza variava a secondo della grandezza che si desiderava dare alle pillole separate con il loro scivolamento, poi arrotolate con l’andirivieni del sistema.

 

 

pillola--8.jpg

Pillolieri: in alto due pillolieri-sega in legno ed uno in avorio; in basso due pillolieri a ventaglio in legno di bosso.

 

Nel 1841, La Pharmacopée raisonnée[Farmacopea ragionata] di Henry et Guibourt descrive uno strumento più pratico ancora composto di due parti: la prima, AD, è una tavoletta di legno, munita da ogni lato da un bordo più elevato BB; su questa tavoletta si trova fissata, verso i due terzi della sua lunghezza, una riga d’acciaio CC, spessa alcune linee e incavata con 36 semicilindri paralleli e tangenti e di cui, di conseguenza, i bordi formano un coltello. La parte A della tavoletta è ben dritto ed è su di essa che si distende, arrotolandola, la massa pillolaria, in un cilindro che contiene tante parti della parte di ferro C quante pillole si desiderano. La parte D, che segue il parte C è cava di poco ed è destinata a ricevere e contenere le pillole a mano a mano che vengono arrotolate.

La seconda parte del pilloliere si compone di una riga d’acciaio EE simile alla prima e fissata su un manico di legno FF. Il dorso di questo pezzo può servire ad allungare la massa pillolaria, posta sulla tavoletta A, come è stato già detto, in seguito, la massa essendo posta sulla riga CC, si pone e vi si appoggia sopra la riga EE, e questa massa si trova ad essere tagliata in tante parti quanto sono le suddivisioni. Si arrotolano ognuna di queste parti tra le dita in modo da renderla ben sferica e la si pone nella capsula D, dove si trova una piccola quantità di polvere di licopodio, di liquirizia, di altea o di altre prescritte. Questa polvere si attacca intorno alle pillole e previene la loro reciproca aderenza.

 

pillola--9.jpg

Pilloliere descritto nella Farmacopea ragionata di Henry e Guibourt

 

Per arrotolare le pillole in altro modo, per dorarle ed argentarle, le si mettono a volte, ai tempi di Baumé, in una scatola di legno rotonda, con delle foglie d’oro e d’argento e la si scuoteva in tutti i sensi.

Nel 1848, Viel, farmacista di Tours, inventò un “pilloliere a rotazione” derivato da questo principio e nel 1850, il “Journal de Pharmacie et de Chimie” descrive un apparecchio composto di due vassoi rotondi e tenuti in mano da briglia: li si faceva girare l’uno contro l’altro e si riusciva “ad arrotolare 200 pillole in meno di 5 minuti”.

Durante quest’epoca, apparivano, in farmacia, le pastiglieche, nell’antichità, appartenevano al campo della profumeria, ed i confetti, che in precedenza, appartenevano ai dolciumi e perciò erano venduti dagli apotecari.

Durante il Medioevo, i confetti erano frutti candita, semi, radici o scorze a volte fortemente speziati che si avvolgevano con dello zucchero e che si mangiavano di preferenza alla fine dei pasti per farsi venire sete: Hanz Falz, maestro cantore di Norimberga, li ha celebrati nel suo Liber collationum.

Una timida apparizione dei confetti nella farmacia ci è segnalata dall’Enciclopedia del XVIII secolo che cita i “confetti del Kayser” o pillole mercuriali. Ma nel 1841, la Farmacopea di Guibourt considera I confetti come una varietà di pillole. Del resto, le pillole gelatinate, cheratinizzate, ecc., che compaiono durante quest’epoca non sono forse dei confetti il cui zucchero è stato sostituito con un’altra sostanza?

In compenso, Guibourt ignora ancora le compresse, che, nel 1870, diventano comuni in Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti. La compressa ha oggi fatto sparire la vecchia signora Pillola. Come tutti i giovani, dovette comunque lottare prima di vincerla. Giornalista all’Esposizione del 1878 dove si presentava per la prima volta al pubblico al pubblico questa nuova forma farmaceutica, Eusèbe Fernand non aveva dichiarato solennemente che in Francia non avrebbe ottenuto il minimo successo?

In compenso, il termine pillola è (ri)diventato celebre con la contraccezione e ciò che chiamiamo la “pillola”, e più recentemente ancora la “pillola del giorno dopo”.

 

 

NOTE

 

[1] “Per molto tempo, ci si è porti la domanda: da quanto datano le pillole? Si credevano di recente creazione, e cioè qualche secolo. Ebbene no, esse hanno quasi due millenni. È in una necropoli iugoslava datante al I secolo a. C. che se sono scoperte alcune” (F. E. Ducommun. Alambics, Chevrettes, Balances, [Alambicchi, Vasi, Bilance], Roto-Saldag S.A., Ginevra, 1973).

 

LINK al post originale:

Petite histoire de la pilule

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Published by Massimo - in Farmacologia
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