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18 novembre 2009 3 18 /11 /novembre /2009 13:10

BACINO DEL MEDITERRANEO

 

 

LA MESOPOTAMIA

 

Sin dalla prima metà del III millennio, a Babilonia coesistono una medicina empirica ed una medicina magica. Quest’ultima poggia su una concezione particolare della malattia che è considerata come il castigo conseguente del peccato. La ricerca della natura dell’offesa e l’espiazione devono comportare la guarigione. I Babilonesi designano le loro malattie con nomi di demoni o di dei: Ishtar, Shamash, Ea…

 

irak--Babilonia.jpgVista attuale di Babilonia

 

Il terapeuta, dopo aver tentato di identificare la natura del male, cura il malato con delle preparazioni farmaceutiche appropriate e consulta gli oracoli attraverso l’osservazione dei visceri degli animali sacrificati. Medicina ed esorcismo sono strettamente legate.


Preghiere ed incantesimi sono necessari per riconciliare i malato con gli dei ed allontanare i demoni.

Il secolo di Hammurabi appare a Babilonia come l’equivalente di quello di Pericle ad Atene. A Nippur, come a Cos, in Grecia si sviluppa una scuola medica che si richiama al patronato della dea Gula. È in questa città che sono state trovate le più antiche tavolette sumeriche, una risalente al 2100 prima della nostra era. Su di essa, sono incise le terapie dell’epoca: mirto, mirra, asa foetida, timo, salice…


Il salice, ricco di acido salicilico, permetteva di abbassare la febbre, 4000 anni prima del suo uso del suo derivato: l’aspirina.

 

tavoletta-di-Nippur.jpgTavoletta di Nippur

 

Con la scrittura, la conoscenza delle droghe progredisce e si trasmette.


I medici, gli “Asu” si servono di rimedi, i “bultu” (che restituisce la vita), provenienti essenzialmente dalle piante, i “Shammu”, termine che in accadico designa egualmente i rimedi. La farmacopea sumerica è ricca di 250 piante o prodotti vegetali tra cui il giusquiamo, la cicuta, la ruta, l’elleboro nero, il lauro rosa, la mirra, lo storace, la trementina…


Nelle vallate del Tigri e dell’Eufrate, sono utilizzate un centinaio di minerali tra cui l’allume, lo zolfo, il sale, il salnitro, l’argilla. Vino e birra servono alla preparazione dei medicinali. Le forme medicinali comprendono degli unguenti, degli empiastri, dei lavaggi, delle suffumigi, degli elettuari…



In questo mondo mesopotamico, l’immagine dell’aldilà era molto cupa ed il viaggio che vi conduceva era senza ritorno. In una tale prospettiva, era augurabile conservare la salute il più a lungo possibile grazie ala medicina come era concepita.


Una poesia dell’epopea di Gilgames sottolinea questa concezione e lascia senza illusione sulla vita futura:

 

“La vita eterna che desideri ardentemente, mai potrai raggiungerla. Perché, quando gli dei crearono l’uomo, gli insufflarono la morte e si riservarono l avita. Gilgamesh, riempi il tuo ventre, gioisci giorno e notte, che i giorni siano fatti di assoluta felicità, che i tuoi giorni e notti non siano che canti e danze. Vestiti di abiti freschi, lavati e fatti il bagno. Osserva il bambino che ti prende la mano, abbraccia tua moglie e stringila, perché soltanto questo è alla portata degli uomini”

 

L’epopea di Gilgamesh, scritta su delle tavolette in terracotta, scoperte verso i 1840 sui siti di Ninive e di Nimrod, vicino a Mossul, tra gli archivi del re assiro Assurbanipal non è l’opera di un determinato autore ma rappresenta un tradizione popolare, prodotta in molti secoli.


Nel racconto babilonese, alcuni episodi sono da evidenziarsi, in particolare la storia del diluvio, la creazione di Adamo da parte di Dio, servendoci della terra da vasaio, la creazione di Eva con una costola prelevata da Adamo. Il nome di Eva chiamata in ebraico “Hawwah” che significa “la vita” trova la sua origine nel nome della dea Ninti, una delle otto dee rigeneratrici, la cui denominazione vuol dire “la signora della costola” o “la signora della vita”, la parola sumerica “ti” avente il significato sia di “vita” che di “costola”.

 

L’EGITTO

 

Nel 3000 a.C., l’Egitto è unificato e conoscerà molti millenni di prosperità ed una civiltà brillante in cui l’arte e la religione occupano un grande posto.


In Egitto, è nel suo cuore che “Ptah”, dio dell’inizio ha creato il mondo. Il cuore è il simbolo della vita per eccellenza tanto sulla terra quanto nell’aldilà. Il nome simbolico del cuore “Ab” manifesta la parte dell’essere che testimonia dell’anima “Ba” e delle azioni buone o malvagie nella vita.

 


È sulle rive del Nilo che l’uomo impara a negare la morte. Gli dei non sono più i soli ad essere immortali. La costruzione delle piramidi in cui i defunti sono circondati dallo stesso ambiente di quando erano vivi ne sono la testimonianza.


Ne deriveranno le pratiche funerarie. Per la mumificazione, il defunto si identifica con Osiride, il primo dei resuscitati diventato sovrano del regno dei morti. Gli Egiziani avevano così creato l’intemporale.


Malattia e morte facevano parte della condizione umana, la malattia non essendo il castigo del peccato, come lo era il caso in Mesopotamia. È soltanto il giorno del giudizio che i giusti verranno ricompensati e gli ingiusti puniti. È la pesata delle anime.

 

pesatura-delle-anime.jpgLa pesatura delle anime

 

Il libro dei morti depositato accanto alla mummia gli dà gli strumenti per trionfare sugli ostacoli e insegnarle le preghiere da recitare al momento in cui il suo cuore viene pesato. Se la bilancia resta in equilibrio, il morto è ammesso alla felicità eterna. L’uomo giusto merita soltanto l’eternità.


La malattia occupa un posto non indifferente, gli dei non sfuggono alla malattia. Così essi hanno inventato la medicina per loro proprio uso. Ra, il Dio Sole non fu guarito da un mal di testa dalla dea Iside per mezzo di un farmaco contenente delle capsule di papavero?


La malattia è considerata come il possesso del corpo da parte di un dio, un morto, un nemico. Il medico possiede anche un potere magico e segue l’amministrazione delle droghe, degli incantesimi.


Ma in questo paese profondamente religioso in cui Akhenaton nel XIV secolo a.C. ha tentato di fare del faraone un uomo venerante un solo dio, Aton, il sole. L’arte medica da magica diventerà religiosa. Il medico sarà sempre più spesso un sacerdote che possiede la sua arte degli dei. La medicina, ad immagine della religione è circondata da riti magici.


Così, nei casi delle ustioni, gli incantesimi permettono di aggirare l’attenzione del malato dalla sua sofferenza.


La guarigione dalla coriza, secondo il papiro Ebers richiede, al contempo la somministrazione di droghe e la formulazione di un incantesimo: Ascoltami, coriza. Figlio di coriza, tu che spezzi le ossa, che fracassi il cranio, che tormenti il cervello. Ho portato un rimedio, che esso ti cacci via, che ti espelga.

 

papiro-Ebers.jpgPapiro Ebers

 

Gli Egiziani accordano un valore preponderante allo scritto. I libri medici erano stati dati agli uomini da Thot, dio della saggezza. Tra altri attributi, era considerato come: il sapiente, il padrone dei libri, il padrone delle parole divine, dei testi sacri, Colui che ha dato agli uomini la parola e la scrittura. Thot era il patrono degli scribi. Medico e mago degli dei, aveva guarito Horus da una puntura di scorpione. Più tardi, i Greci lo assimilarono al loro dio, Hermes e diedero il nome di libri ermetici ai libri di Thot.


Le formule terapeutiche trasmesse attraverso il papiro sono, secondo la tradizione, la copia di libri segreti di origine divina conservati nei templi.


Così il papiro Brugsch presenta in exergo esergo la seguente frase: Inizio del libro di guarire le malattie, trovato in antica scrittura in un cofano, ai piedi di Anubi, a Letopoli, al tempo del re Onsaphaïs.

L’Arte medica si richiama di una figura semidivina, semiumana, quella di Imhotep, Dio della medicina il cui nome significa colui che viene in pace, architetto della piramide a gradoni di saqqara, alchimista, astrologo, medico, fu divinizzato dopo la sua morte.

 

 

Imhotep.jpgImhotep

 

Il carattere sacro della medicina conferiva alle prescrizioni più antiche, più vicine alla rivelazione divina, la più grande efficacia.

Secondo Diodoro siculo I medici stabiliscono il trattamento dei malati secondo precetti scritti, redatti e trasmessi da un gran numero di antichi medici celebri, Se, seguendo i precetti del libro sacro, essi non giungono a salvare il malato, sono dichiarati innocenti ed essenti da ogni rimprovero, se agiscono contrariamente ai precetti scritti, possono essere accusati e condannati ai morte.


La terapeutica aveva un posto importante nelle pratiche d’incubazione. Durante il corso di quest’ultima, il malato dormiva durante la notte sul sagrato di un tempio. Recitazione di formule esoteriche e somministrazione di droghe favorivano i sogni che al risveglio il prete interpretava in vista di scegliere convenientemente i sacrifici ed i doni che avrebbero procurato la guarigione.

 

strumenti-di-chirurgia.jpgStrumenti chirurgici

 

I medici, il cui nome era rappresentato da un segno geroglifico rappresentante un bisturi ed un mortaio, curavano i loro malati con delle droghe che essi preparavano in una camera riservata nei templi. Queste droghe utilizzate sotto forma di decotti, pozioni, suffumigi, colliri sono consegnati nei papiri medici e gli Ostraca medicali (frammenti di calcare o di vasellame su cui erano incise delle iscrizioni).

Uno dei papyri più interessanti in terapeutica è un papiro datato tra il 1600 ed il 1500 a.C., il papiro Ebers scoperto da Ebers nelle rovine di Luxor. Riporta le conoscenze dell’epoca in anatomia, fisiologia, patologia.


Circa 700 droghe di origine vegetale, animale e minerale sono citate in diverse forme farmaceutiche.


Dei vegetali come la radice di Melograno (antelmintico): il Ginepro, la trementina e la Scilla (diuretici); la Canapa indiana il Giusquiamo, la Mandragora, il Papavero (sedativi, antispasmodici); il succo estratto dai semi di Papavero (somministrati ai bambini per impedirli di piangere); il Colchico (contro la gotta); la Camomilla, la Menta, il Coriandolo, l’Anice, il Cumino, il Fieno Greco, il Timo, lo Zafferano (digestivi e carminativi); l’assenzio, la Noce moscata (stimolanti), le Mandorle, il Labdano (emollienti); i fichi e i datteri (affezioni epatiche); i frutti di Sicomoro (Ficus Aegyptiae), la Coloquintide, il Ricino, l’Aloe, il Sena, il Tamarindo, i fichi (lassativi, classe di rimedi molto utilizzata). Il Lotus blu, Nymphea coerulea i cui fiori si aprono il mattino e si chiudono la sera, collegati al culto di Osiride provoca uno stato di estasi (dovuto alla presenza di alcaloidi dagli effetti narcotici).


Delle sostanze minerali come il carbonato di calcio (antiacido), il sale, i sali di rame (antisettici, astringenti), il magnesio (lassativo). Il Natron, mescolanza di carbonato e bicarbonato di sodio contenente del solfato e del cloruro di sodio come impurità, raccolto sulla superfice dei laghi, è un detergente alcalino che serve per la fabbricazione dei saponi. Serve anche a purificare la bocca prima del culto divino (detergente dell’anima) ed alla mumificazione dei cadaveri. È il monopolio del Faraone.

Un altro papiro che fa riferimento al campo chirurgico è quello scoperto nel 1860 a Tebe da Smith.

 

papiro-Smith.jpgPapiro Smith

 

La donne egiziana per mantenere la sua bellezza, fa appello alle sostanze minerali. Prende dei bagni di bicarbonato di sodio. Il trucco agli occhi importante per le donne ma anche per gli uomini fa uso di sostanze minerali. L’occhio è allungato da un tratto nero di solfuro di piombo argentifero ed è circondato da un ampio cerchio verde di idrosilicato di rame. È questo il segreto dello sguardo di Nefertiti e di Cleopatra.


Delle sostanze animali come il miele, la cera, il latte (emollienti e sedativi) vengono utilizzati.


Il miele serve da dolcificante e da antisettico. Sulle piaghe, assorbe l’acqua ed arresta l’infezione. In effetti quest’ultima proprietà è dovuta all’ipertonicità del miele che in presenza di glucosio dà acque ossigenata. Il fegato di bue è utilizzato per le malattie oculari (nictalopia o cecità notturna). Le muffe (assimilabili agli antibiotici) sono prescritti.


Le forme farmaceutiche sono numerose; la preparazione comporta il principio attivo incorporato ad un eccipiente: materia grassa, acqua, latte, vino, birra, addizionato ad un prodotto destinato a rendere gradevole il rimedio, spesso un edulcorante: miele, fichi.


Le droghe sono conservate nelle riserve: le “case della vita” in cui i medici imparano la loro arte. Il responsabile del immagazzinamento di queste droghe è il “custode della mirra della casa della vita”, la mirra essendo il simbolo dei rimedi.

La mirra proveniente da un piccolo albero dell’Etiopia e della Somalia, il Commiphora abyssinica. Da questo albero scola, per incisione, un succo giallo che si trasforma in lacrime rossastre dal sapore amaro (in arabo: murr= amaro) la mirra.


L’interesse degli egiziani per la medicina, la farmacia e la chimica è attestato da numerosi vocaboli di origine egiziana che, per la mediazione del greco sono giunti sino a noi. Così, l’ammoniaca è il “sale di Ammone”.

 

 

LA PERSIA

 

Provenendo dalla Russia e dall’Asia all’inizio del II millennio a.C., i Medi ed i Persiani si installarono ai confini dell’altopiano iranico, sulla riva orientale del Golfo Persico. Nel VI secolo a.C., durante il regno di Ciro e di Dario, l’Impero Persiano, che ha per capitale Persepoli, si estende dall’India al Mediterraneo ed è un crocevia di strade e di civiltà.


Vengono importati alcuni rimedi dalla Mesopotamia, Egitto, Grecia. Dall’India giunge la pianta dei limoni i cui frutti sono utilizzati contro i veleni.


Canapa, Rabarbaro, Canfora, Asa Foetida, gomma adragante, opoponaco, galbano, olio di Ricino e di Sesano vengono utilizzati.

La terapeutica iraniana, secondo l’Avesta, il libro sacro iraniano attribuito ad Ahura Mazda lo splendente comporta formule di scongiuro, rimedi empirici e chirurgia. Questo libro sarebbe stato dato al profeta Zoroastro o Zarathustra, che durante il VII secolo a.C., è secondo la leggenda, il fondatore della religione iraniana.


I Persiani credono alle virtù curative delle acque contenenti un principio unico, bevanda d’immortalità, “l’haoma bianco” estratto da un albero misterioso, il “Gaokerena”.


Intorno a quest’albero, le piante che guariscono sono tanto numerose quanto le malattie (99999). Il termine Paradiso non proviene da Pardes, giardino in Persiano?

 

I PAESI DELLA BIBBIA

 

Per gli Ebrei, la malattia è indissociabile dal peccato e dalla punizione. Alcune malattie comportano l’isolamento e l’esclusione dei malati. Secondo molti episodi della Bibbia, Gesù andrà controcorrente a questa concezione.


La preghiera è associata alla somministrazione di droghe. Mosè acquisì le sue conoscenze presso i sacerdoti egiziani perciò gli Ebrei utilizzavano gli stessi rimedi: Aloè, Papavero, Ricino, Assenzio, Issopo, Menta, Ginepro, Aglio, Lauro, Mirra, incenso, fegato di pesce, carbonato di sodio, Sali di rame. Numerose sono le droghe che servono egualmente da aromi ed offerte religiose.


Nel Cantico dei Cantici sino menzinate le droghe più preziose; Zafferano, Cinnamomo (Cannella), Aloè, mirra, incensi.

Il balsamo di Giudea, dal profumo soave (da cui l’espressione imbalsamare), è utilizzata per le sue proprietà cicatrizzanti ed emollienti.

 

LA  GRECIA

 

Erede delle civilità che l’hanno preceduta in Medio-Oriente, la Grecia conosce per la sua arte di guarire tre fasi successive:

 

 

La Protostoria:

 

Nel corso di quest’ultima, l’Arte di guarire primitiva, mistica, è esercitata da maghi.

Asclepio, che sarebbe figli di Apollo, nacque, secondo la leggenda, nell’Epidauro verso il 1260 a.C. Ebbe tra i tanti figli, due figlie, una Panacea, dea che guarisce tutte l emalattie, e l’altra, Igea, dea della Salute. Si dice che egli fu discepolo del centauro Chirone che resuscitava i morti e che, per quiesta ragione, fu folgorato da Giove.

 

L’Asclepieion di Epidauro

 

Alcune scoperte terapeutiche sono attribuite agli eori ed agli dei. A Chirone, la Centaurea, a Peone, medico degli dei, la Peonia, a Ercole, l’Eraclion o Hyoscyamus albus. Affetto da disturbi nervosi, Ercole utilizzava gli effetti sedativi di questa pianta e quelli dell’idroterapia.

 

Gli Asclepiadi

 

A partire dal VII secolo a.C., l’arte di guarire, da magica diventa religiosa. È esercitata dai servitori di Asclepio. I santuari medici, gli Asclepieion più noti sono quelli di Epidauro, di Magnesia (i più antichi), di Kos, di Cnido, di Rodi, di Pegamo, di Taranto.


L’ubicazione di questi templi era scelta in un luogo che beneficiava di un clima clemente, vicino ad una sorgente. Degli edifici contribuivano a rendere il soggiorno del paziente gradevole: bagni, ginnasi, teatro.


Gli Asclepiadi, sacerdoti medici, che detengono le loro conoscenze per tradizione famigliare e per iniziazione esoterica celebrano delle cerimonie divinatorie. Il malato venuto a consultare Asclepieion è consegnato sin dal suo arrivo ad un giovane, ad un riposo durante una notte in un locale chiamato “abaton”. Seguono delle preghiere, abluzioni, sacrifici che devono stimolare il sonno con dei sogni (incubazione) interpretati il giorno dopo dai sacerdoti. Alla diagnosi, seguono le preghiere, incantesimi e somministrazione di droghe.


Le piante magiche sono inseparabili dall’Odissea e dalla bella Elena che ha parole che cullano, i gesti che placano. Versa nella coppa di vino del suo sposo “una sostanza che dissipa la tristezza, calma la collera e fa dimenticare tutti i mali”. Questo filtro, il Nepente, painta medica o piuttosto un composto di droghe: oppio, Canapa, Datura, Elleboro?


E Omero aggiunge: “La figlia di Zeus aveva ricevuto da Polidamna l’Egiziana, sposa di Toni, questi rimedi preparati con arte. perché il fertile Egitto produce un gran numero di sostanze salutari o funeste e si trova in questo paese molti eccellenti medici”.

Da questo periodo, verso l’850 a.C. compare il medico.

 

Il Secolo Aureo.

 

Il V secolo a.C., è il secolo aureo, quello di Pericle. È il secolo in cui fioriscono le arti e le scienze: la tragedia e la commedia con Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane; la storia con Erodoto, Tucidide; la scultura con Fidia; la filosofia e la retorica con Socrate, Platone, Senofonte, Aristotele.


Ma filosofare a questi tempi comportava alcuni rischi. Socrate, accusato di corrompere la gioventù fu condannato a bere la cicuta. I suoi discepoli conobbero la disgrazia. Senofonte fu condannato all’esilio. Platone, che nei Dialoghi fece conoscere il pensiero di Socrate, fu venduto al mercato degli schiavi prima di essere riacquistato dai suoi sostenitori ma non si disinteressò della cosa pubblica e fondò l’Accademia. Il suo discepolo, Aristotele, frequentò l’Accademia, fondò ad Atene il Liceo Peripatetico in cui filosofi e discepoli discutevano passeggiando. Alla morte di Alessandro Magno di cui fu per venti anni il precettore, Aristotele dovette fuggure da Atene.


Mettendo a profitto l’esperienza empirica acquisita presso dei malati, gli Asclepiadi abbandonano magia e religione. La medicina si laicizza. Appaiono dei medici che esercitano sia per proprio conto sia per quello della città. Per poter sostenere le spese mediche e il sostentamento del medico, ad Atene, un’imposta, lo “iatron” è appositamente creata. Anche il medico pubblico cura gratuitamente i suoi malati a domicilio o in un locale, lo “iatreion” (dal greco iatrein= curare) in cui si facevano consultazioni e, se necessario,ospedalizzazione.


I medici restano raggruppati per affinità di famiglia o di città. Così nascono diverse scuole mediche che si richiamano ad Asclepio di cui i più conosciuti sono a Rodi, Cnido, Kos.

 

La demistificazione del male.

 

Con ippocrate il Grande, la maledizione diventa malattia. Nato a Kos verso il 460 a.C., morto verso il 377, Ippocrate pone le basi dell’etica medica e stabilisce, sull’ossercazione ed il ragionamento, i primi principi della medicina clinica. Secondo lui, “ogni malattia ha una causa naturale”. La malattia non è più una fatalità, ma un fenomeno naturale e la natura “natura medicatrix”, il “medico dei mali” deve ristabilire l’equilibrio dunque la salute. La medicina compie così un grande passo.

 

 

Ippocrate.jpgIippocrate

Miniatura bizantina del XIV secolo.

 


La teoria degli umori

 

La dottrina umorale di Ippocrate riprende la teoria dei quattro elementi di Empedocle: il fuoco che affascinò così tanto Empedocle da farlo precipitare nel cratere dell’Etna, l’aria, la terra, l’acqua. Quattro qualità caratterizzano gli elementi. Così:


Il fuoco è caldo e secco

La terra, fredda e secca

L’aria, calda e umida

L’acqua, fredda e umida

 

La combinazione dei quattro elementi si ritrova nel corpo umano. L’armonia dell’universo e la salute del corpo sono legate all’equilibrio dei quattro elementi e a quello delle loro qualità. Lo squilibrio comporta disordine nel mondo e malattie nella natura umana. Le malattie sono spiegate attraverso similitudini con il mondo visibile. Alle tetradi degli elementi e delle qualità corrispondono quella degli umori, sangue, linfa o flegma, bile, atrabile o bile verde, secondo lo schema seguente:


La corrispondenza con i temperamenti non nascerà che molto più tardi. Secondo essa, nell’equilibrio dei quattro umori, la predominanza dell’uono o dell’altro condiziona il temperamento che può essere sanguigno, flemmatico, colerico, melanconico (dal greco, melanos, nero).

 

sanguigno.jpg

 flemmatico.jpg

 

 melanconico.jpg

 

collerico.jpg


I temperamenti, Biblioteca Centrale di Zurigo: sanguigno, flemmatico, melanconico, collerico.

 

La salute risulta dall’equilibrio dei quattro elementi. Il ciclo degli umori è sottoposto al ciclo quaternario dell’universo. In primavera, è retto dal sangue, l’estate dalla bile, l’autunno dall’atrabile, l’inverno dalla linfa o la pituita. Dall’universo al corpo  si effettuano perpetui scambi. La terapeutica di Ippocrate è riassunta dalla formula: “Contraria contrariis curantur”.


Secondo quest’ultima, i rimedi convenienti di più ad un’affezione sono quelli la cui azione è opposta alla persistenza della malattia, rimedi cladi o freddi, secchi o umidi secondo il caso, così, una malattia accompagnata dalla febbre deve essere trattata da una droga rinfrescante.


Dei trattamenti come i salassi, la somministrazione dei diuretici, purgativi, lassativi, emetici, sudoriferi, devono permettere di ristabilire l’equilibrio favorendo l’eliminazione del male. Nel numero dei diuretici figurano Aglio, Cipolla, Porro, Cetriolo, Finocchio.


Secondo Ippocrate, “la natura è il primo medico dei mali”. Così, i trattamenti del paziente svolgono un ruolo importante nella malattia e nella guarigione. La malattia evolve, si trasforma (metastasis). Le differenti parti del corpo sono solidari nell’evoluzione. “qualunque sia la sede primitiva del male, esse se lo comunicano”. Così, a scopo curativo, il medico può fare apparire in una regione determinata una reazione che sposta l’affezione.è il principio della revulsione. Nel numero delle revulsioni figurano i cataplasmi a base di mostarda, di ammoniaca, i vescicanti che agiscono sulla pelle, i sudoriferi, i diuretici, i purgativi, i vomitativi.


La Materia medica, il “Corpus Hippocraticum” comprende più di 230 droghe: dei narcotici (Mandragora, Giusquiamo, Belladonna, oppio), dei purgativi (Euforbia, Coloquintide, Brionia, Scamonea, Mercuriale), dei vomitativi (Elleboro bianco, Asarum), dei febrifughi (assenzio, Piccola Centaurea).


Alcune droghe hanno delle virtù magiche come la Cammonilla. Secondo la tradizione, una pianta denominata “Parthenion” utilizzata nelle febbri intermittenti permette di guarire un operario ferito durante la costruzione dei Propilei.

Tra le opere attribuite ad Ippocrate, una delle più conosciute è il libro degli Aforismi nel quale egli enuncia delle certezze diagnostiche e pronostici immutabili. Il primo sfuma passabilmente queste certezze: “La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione fugace, l’esperienza ingannevole, il giudizio difficile”.


La medicina greca si interessa delle risorse del mondo vegetale. Diocle di Caristo in Eubea è l’autore del manuale dell’erborista, il Rhizotomicon.


A lperiodo ippocratico segue quello di Aristotele (384-322 a.C). discepolo di Platone, Aristotele introduce la scienza in medicina, ricolloca l’uomo in un contesto profano e non deista, l’integra nell’universo. Si interessa all’anatomia, alla fisiologia. Riconosce il ruolo del rene come filtro, quello del fegato nella digestione. compone dei trattati di botanica medica. Il suo discepolo, Teofrasto, nativo dell’isola di Lesbo, è l’autore di un’opera che sarà tradotta nel 1483 con il titolo De historia plantarum. In quest’ultimo, egli cita la Cannella, la Senna, il Dittamo, il Cardamomo, la Liquirizia, la Cicuta, l’Aconito, la Mandragora, la Felce maschio.

 


mandragora.jpgLa Mandragora

 



ALESSANDRIA

 

Alessandro magno, re di Macedonia, dopo essersi assicurato il dominio macedone sulle città greche, parte alla conquista dell’Oriente. Il suo impero si estenderà dal Nilo al Caucaso. Le sue conquiste facilitano l’incontro della civiltà greca con quelle dell’Egitto, dell’Iran e dell’India. Fonda la città di Alessandria, simbolo della sua epoca erorica ed intellettuale. Il faro del porto dal nome Pharos, isola vicino ad Alessandria dove è situata, fa parte delle sette meraviglie del mondo antico.


Alla morte di Alessandro nel 323 a.C., l’Egitto passa nelle mani dei Tolomei, e questo sino all’annessione del paese da parte di Roma nel 30 a.C., ma la lingua ufficiale rimane il greco. La scuola di Alessandria, fondata da Euclide durante il regno di Tolomeo I Soter, generale di Alessandro, attira filosofi, poeti, artisti, scienziati, medici. La scienza ellenistica è al suo apogeo. La scuola di Alessandria sussiterà per quasi un millennio, sino alla presa della città da parte degli Arabi, verso il 640, e svolgerà un ruolo considerevole per il progresso e la trasmissione delle conoscenze tra cui la medicina. L’incendio della biblioteca di Alessandria, il Museionche presenta un’eccezionale ricchezza in manoscritti (500.000 rotoli di papiro) ne distrugge la maggior parte. Tuttavia diversi papiri di quei tempi ed anche anteriori sono stati ritrovati nei templi. Il loro studio, mostra che coesistono due medicine, una “tradizionale”, sclerotizzata, ereditata dagli Egiziani, riproducono dei testi antichi, in declino e l’altro, greco, in pieno sviluppo, inventante degli sperimenti nuovi rappresentati in papiri dal IV secolo a.C. al VII secolo d.C.


Lo sviluppo del commercio delle spezie  con l’Estremo Oriente fatto di grandi progressi grazie alle spedizioni di Alessandro. Sono effettuate e utilizzate in farmacia, zafferano, cannella, cumino, zenzero, coriandolo, cardamomo.


Le conoscenze mediche apportate dai Greci evolvono. I più celebri medici di Alessandria sono Erofilo ed Erasistrato che svilupparono le conoscenze in anatomia e chirurgia. Erasistrato raccomanda ai suoi pazienti ginnastica e bagni di vapore e si oppone alla polifarmacia che nasce ad Alessandria ed è prescritta dagli Empirici, fondata dai discepoli di Erofilo, Philipos di Kos e Serapione di Alessandria.


Per questa scuola, di cui uno dei discepoli più illustri è Eraclide di Taranto, ogni sostanza entrando nella composizione dei loro preparati complessi, si connette ad uno dei mali, anche ignorato dal medico, subito dal malato. Riferendosi a questa teoria, i sovrani Cleopatra, Artemisia, Mitridate ed il medico Nicandro inventano dei preparati magistrali tra cui quello che avrà maggior successo, il Mithridaticum attribuito a Mitridade Eupatore, re del Ponto, e la Teriaca, al medico di Nerone, Andromaco. La scuola degli Empirici sostiene l’utilizzazione dei rimedi la cui efficacità è provata dall’esperienza, da cui il suo nome. Ma questo metodo, non avendo alla sua base alcuna teoria filosofica, cadrà nell’oblio al contrario della polifarmacia che essa prescriveva.

 


preparazione-della-teriaca.jpgPreparazione della teriaca

Secondo una illustrazione del trattato di Nicandro

 

ROMA

L’individualismo ha perso la Grecia, Roma la soppianta. "Graecia capta ferum victorem cepit". La Grecia, vinta, vinse il suo feroce vincitore, secondo i versi di Orazio. Ciò si verifica anche per l’arte medica.


A Roma in cui si è già esercitata l’influenza della medicina etrusca fondata sulla magia e l adivinazione, i Romani importano il culto di Asclepio che si romanizza con il nome di Esculapio. Roma unifica il Mediterraneo, Mare Nostrum, e gli dà quasi due secoli di tranquillità. Con l’imperatore Augusto nasce l’Impero, l’apogeo di Roma, l’età dell’oro delle arti, dell’urbanesimo con la costruzione del Colosseo. Aiutato dal suo amico Mecenate, Augusto prategge gli scrittori, Tito Livio, Virgilio.


L’arte di guarire romano subisce l’influenza della civiltà greca. Considerata come un arte manuale e non come un’arte nobile come la politica, la giustizia, è esercitata soprattutto da Greci. Così, è il Greco Arcangatos che fonda a Roma, due secoli a.C., una bottega che serve ad un tempo da farmacia, da gabinetto di consultazione e da ospedale. Asclepiade, altro medico greco residente a Roma, redige il suo Ciclo terapeutico in cui sull’esempio di Ippocrate prescrive delle terapie dolci. Per le affezioni cutanee ed oculari, raccomanda delle formule a base di bile e di fegato di animali (ricchi di vitamina A).


Asclepiade subisce l’influenza delle teorie atomiste di Democrito e di Epicuro, secondo cui, l’organismo vivente è un aggregato di molecole separate da poro dentro cui si depositano sangue ed umori. Una modificazione delle dimensioni degli uni o degli altri comporta la malattia. Il discepolo di Asclepiade, Temisone di Laodicea riprendendo questa teoria, classifica le malattie in due gruppi, quelle in cui i pori si rilassano e quelle in cui i porri si restringono. Nel corso delle malattie croniche, per vuotare i pori egli prescrive astinenza e salassi.


Le conoscenze terapeutiche dei Romani si sviluppano dopo la loro penetrazione in Asia. Si verifica il divario tra medici e farmacisti. Cornelio Celso, Plinio, Scribonio Largo, sono i medici di origine latina più rappresentativi dell’epoca.


Nel 25 a.C., in De re medicina, Celso cita i rimedi che arrestano le emorragie (aceto, incenso, allume, vetriolo), quelli che cicatrizzano le ferite (mirra, tela di ragno), quelli che possiedono virtù digestive (Cinnamomo), detersive (rafano, porro), corrosive (noce di galla, allume, fiele). Per le infiammazioni degli occhi, propone l’addizione nei colliri, del bianco d’uovo (quest’ultimo è ricco in lisozima dalle proprietà antivirali). Prescrive salassi, applicazioni di ventose, cataplasmi, clisteri, purgativi, vomitativi. Allal sua morte, come ultimo omaggio, è sepolto alla biblioteca di Efeso.


Scribonio Largo redige una farmacopea verso il 45 a.C., Plinio il vecchio, una Storia naturale, poco tempo prima della morte che ebbe luogo nel 79 durante l’eruzione del Vesuvio. Egli cita l’Efedra per curare la tosse e l’asma.

 


Plinio--Storia-naturale.jpgStoria naturale di Plinio il vecchio, Parigi, BNF.

 

Tra i medici più conosciuti dell’epoca romana figurano Galeno e Dioscoride, entrambi nativi dell’Asia Minore. Dioscoride, nato in Cilicia nel 109 d.C., redige un Trattato di Materia Medica in cinque libri. Per le 519 specie di piante, dà un nome, i sinonimi, l’origine e la varietà più utile, la descrizione, il modo di raccolta e di preparazione, le applicazioni terapeutiche. Prescrive in particolare la felce maschio dalle proprietà vermifughe, il millefoglie come anti-infiammatorio. Questa pianta, dicono, era servita a curare il tallone ferito di Achille da qui il nome latino Achillea millefolium. In quest’opera, i regni animale e minerale sono egualmente affrontati.


Con Galeno, nato a Pergamo nel 131 d.C., si instaura l’era galenica per 13 secoli. Sopravvivendo alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, si fonde con il Medioevo. Provenendo dall’Asia Minore, Galeno risiederà a Roma sulla Via Sacra dove diventa il medico di Marco Aurelio. Medico dei gladiatori, studia l’anatomia e compone numerosi trattati che serviranno da base per i medici dei secoli successivi.



Galeno--ritratto-del-XV-secolo.jpgRitratto di Galeno (XVI secolo)

Biblioteca della Facoltà di Medicina di Parigi

 

Galeno riprende le idee di Ippocrate esaltando la Natura medicatrix. Il Della inutilità delle parti del corpo umano è una specie di inno al Creatore. Parla come un monoteista e raccomanda Aristotele. Per questo avrà il favore dei Padri della Chiesa.


Riprende sviluppandola la concezione umorale che era stata abbandonata dalla scuola di Alessandria e si oppone all’Aslepiade l’Atomista.


Ippocrate-e-Galeno--Anagni.jpgAffresco della cattedrale di Anagni, vicino Roma, rappresentante Ippocrate e Galeno.

 

Egli fa corrispondere ai quattro umori, quattro temperamenti: sanguigno o pletorico, bilioso o collerico, atrabiliare, pituitario o linfatico. La salute essendo un equilibrio, una crasi, le malattie sono delle discrasie, una combinazione imperfetta degli umori. Dalla composizione e dall’aspetto degli umori di cui l’urina sarebbe il riflesso, si potrebbe conoscere, secondo lui, il tipo e la localizzazione della malattia.


Galeno espone infine l’anatomia e la fisiologia. Gli organi sono secondo lui in adeguazione con la loro funzione. Per Asclepiade, per contro, gli organi sono modellati dalla loro attività. È un precursore del trasformismo.


Compone una farmacopea chiamata con il suo nome, Galenica, con numerose presentazioni di farmaci (forme galeniche). Divide i rimedi in semplici la cui azione è elementare (che apportano il freddo, il caldo, ecc.; specifici o tossici e combinati l acui azione è al contempo elementare e specifica, ad esempio, i narcotici che danno freddo e fanno addormentare).

 


LA GALLIA

 

In Gallia, l’arte di guarire, che deve molti prestiti alla medicina romana, è esercitata dai druidi e dai loro collaboratori, gli ovati; i druidi svolgono funzione di medici e gli ovati, di farmacisti. La terapeutica è a base di piante raccolte al soslstizio d’estate, prima del levare del sole e da acque termali.


L’uso di numerose piante è importato da Roma durante la romanizzazione della Gallia. Altre appartengono al patrimonio gallico. Così, il vischio che presenta un carattere sacro. Crescendo in grappoli sugli alberi, questa pianta che piò evocare lo sviluppo di un tumore, contiene delle proteine che permettono l’arresto della divisione delle cellule cancerose. Giusquiamo e Primule antinevralgiche, Verbena, Salvia e Trifoglio sono utilizzati.


Testimoni dell’arte farmaceutica dell’epoca, piccoli vasi per colliri sono stati trovati  nella regione di Tolosa e in quella di Reims. Confezionati sotto forma di un solido timbrato con il sigillo del fabbricante, i colliri sono confezionati con ambra, Millefoglie, Verbena, incenso, mirra, Edera. Al momento dell’uso, diluiti in un liquido menzionato sulla compressa: latte o succo di pianta.

I Galli credono alle virtù terapeutiche dell’Ambra. Portata come collare, protegge dalle malattie, il che spiega il numero di collari trovati nelle tombe dei Galli.


Nella terapeutica gallica, le fonti ed il termalismo ereditato dai Greci e dai Romani svolgono un grande ruolo. Vichy, Néris-les-Bains, Plombières lo attestano.

 

 

 

 

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Le legs de l'antiquité


LINK pertinenti alla tematica trattata:

L'origine dei medicamenti, 1

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Published by Massimo - in Farmacologia
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