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27 novembre 2009 5 27 /11 /novembre /2009 07:00



L’ETÀ MEDIEVALE

 

Dopo l’apogeo, sotto Traiano ed Adriano, l’Impero romano è in decadenza durante il III secolo malgrado gli sforzi di Diocleziano e Costantino. Quest’ultimo, volendo dare alla parte orientale dell’Impero una capitale, scelse la città di Bisanzio che, nel 330, assunse il nome di Costantinopoli. Il cristianesimo, dapprima tollerato, divenne sotto Teodosio religione di Stato. Nel 476, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente sotto la spinta dei Barbari, soltanto quello d’Oriente, l’Impero Bizantino rimane in piedi. Costantinopoli diventa un grande centro culturale e lo resterà per mille anni.

 

Bisanzio

 

L’ellenismo si conserva in Oriente sotto la forma della civiltà bizantina che, dal V al XV secolo, raccoglierà l’arte di guarire del Mondo Antico. Bisanzio la trasmetterà, insieme alle sue conoscenze agli Arabi ed ai religiosi nei monasteri e così all’Occidente.

Durante il VI secolo, Alessandro di Tralles, fratello dell’architetto di Santa Sofia, riporta dai suoi viaggi diverse terapeutiche che consegna in De arte medicinae. Come ad esempio le pillole di Cinoglossa, composta da scorza di Cinoglossa (4 dracme e ½); oppio (2 dracme), Giusquiamo (4 dracme), Mirra (6 dracme).


Giovanni Mesue completerà questa formula aggiungendo l’incenso, il castoreum e lo zafferano. Per lottare contro i dolori raccomanda l’oppio ed altri anestetici. È un sostenitore del regime alimentare della crenoterapia e dell’elioterapia.


Durante il VII secolo, Paolo d’Egina dedica una parte del suo Compendio di medicina ai medicamenti semplici e composti.


Molto più tardi, durante il XIII secolo, appare un trattato contenente più di 2500 formule di medicamenti composti e le loro modalità di somministrazione e che richiedevano inoltre delle invocazioni religiose, è L’Antidotarium Nicolaï il cui autore, abitante di Alessandria, è Nicola Mirepso, bollitore di mirra e apotecario. Questo trattato diventerà la guida degli apotecari occidentali sino al XVII secolo.

 

Nicolas--Myrepsos.jpg

Nicola Mirepso, de compositione medicamentorum, 1339, Parigi, BNF.

 

In quest’opera, figura in particolare la preparazione dell’Unguento Populeum che verrà usato in unzioni per procurare il sonno, calmare i mal di testa e la febbre, applicandolo sulle tempie, il polso e la pianta dei piedi.

 

Il mondo arabo

 

All’inizio del VII secolo, nasce nel Mediterraneo orientale, nell’Arabia popolata soprattutto da tribù nomadi, una nuova religione, l’Islam, insegnata da Maometto, nato verso il 570 a La mecca.


Le conquiste arabe sottraggono al mondo occidentale una parte del Mediterraneo che non sarà più il Mare nostrum latino ma resterà tuttavia un luogo di interpenetrazione delle civiltà.


Dal VII al XVII secolo, gli Arabi trasmetteranno l’eredità medica antica arricchendola di apporti specifici. All’epoca dei califfi abassidi, le opere greche e latine sono tradotte in arabo da cristiani come Giovanni Mesue il Vecchio, Serapione il Vecchio. Le opere di Ippocrate, di Galeno e di Dioscuride sono state trasmesse da monaci nestoriani che dopo l’eresia e l’espulsione di Nestore, patriarca di Costantinopoli, avevano fondato una scuola di medicina nel Khoristan.


Trattato-di-chirurgia-di-Charaf-ed-Din.jTrattato di chirurgia di Charaf ed-Din, 1465, BNF.

 

Damasco e Bagdad diventano dei centri culturali e medici importanti. Così, gli Arabi riprendono le cifre indiane e inventano lo zero.

Essi hanno un’alta considerazione l’arte di guarire. Maometto stesso originario della tribù dei Coraichiti, venditore di droghe e di profumi ha lasciato diverse osservazioni in un’opera intitolata La Medicina del Profeta. Il Corano pone in paradiso una fonte di marijuana che fornisce agli eletti, per calmare la loro sete, una bevanda aromatica e rinfrescante.


“La farmacia, l’arte delle droghe e delle bevande, è la più nobile delle scienze insieme alla medicina”, scrive Cohen El Attar nel XIII secolo.

 

Pseudo-Galieno--01.jpgPseudo-Galeno. Libro della teriaca, Mesopotamia, 1199, BNF Parigi

 

Secondo il suo Manuale dell’Officina, l’apotecario “deve essere un uomo pulito e religioso, timoroso di Dio innanzitutto, poi degli uomini. Deve pesare le sue parole e soprattutto i suoi scritti”. In quanto al prezzo, egli consiglia di far pagare il prezzo giusto alle persone agiate, di aver riguardo verso gli altri e di dare i rimedi gratuitamente ai poveri.

 

Nascono tre grandi scuole:

 

1) La Scuola Iraniana e della Mesopotamia

 

Rhazes (al-Razi), 865-925, alchimista e medico rinomato per la sua diagnostica, fondatore della medicina araba crea un ospedale a Bagdad. Scrive numerose opere tra cui il Liber continens in cui cita diversi prodotti chimici.


Secondo lui, “Tutto ciò che troviamo nei libri ha molto meno valore dell’esperienza di un medico che pensa e ragione”, e “La medicina non è facile che per gli imbecilli, i medici seri scoprono sempre delle difficoltà”.

 

 

Razes.jpgRazès, Hauy seu Continens, 1280, Parigi, BNF.

 

Avicenna (Ibn Sina), 980-1037, principe dei medici arabi, introduce in terapeutica dei medicamenti minerali originari dell’India (borace, allume, solfato di ferro), e nell’arte galenica, la doratura delle pillole, credendo alle virtù terapeutiche dei metalli preziosi o forse alla potenza suggestiva e seduttrice dell’oro. Scrive numerosi libri, tra cui il Canone della Medicina che testimonia conoscenze mediche dell’epoca e contiene più di 700 rimedi. Quest’opera sarà utilizzata sino alla metà del XVII secolo.


avicenne2.jpgAvicenna ed I suoi allievi, BNF, Parigi.

 

2) La Scuola dell’Andalusia

 

Questa scuola è rappresentata da Abulcasis (al-Zahrāwī), autore di un Trattato di Chirurgia ispirato a Paolo di Egina, il Kitab al-Tassif, Avenzoar (ibn Zuhr) 1090-1162, chirurga di grande fama, il suo allievo Averroè, filosofo, medico, giurista, celebre per i suoi commentari filosofici su Aristotele.


Arib Al Kurtubi, alla fine del X secolo redige un trattato di ostetricia ed enuncia dei precetti a sfondo afrodisiaco di cui uno, il massaggio delle vertebre, per uno stimolo sessuale maschile. Come evidenzia J. C. Sournia, questa credenza in questo ruolo del midollo spinale si ritrova nel geroglifico egizio femminile rappresentante una vertebra e significante “principio di vita”.


Durante il XII secolo, Cordova è un grande polo culturale e religioso in cui si intrecciano le religioni ebraica, islamica e cristiana e in cui regna una buona intesa tra le diverse comunità. In questo ambiente, nasce nel 1135 Ibn Maymun detto Maimonide, da una famiglia di intellettuali e di rabbini. Nel 1146, l’arrivo al potere degli Almohadi, fanatici religiosi, distrugge questa serenità. Maimonide deve fuggire e terminare i suoi studi in esilio. Divenne medico di corte in Egitto. Di religione ebraica e di cultura araba, la sua doppia appartenenza si esprime nei suoi libri, testi religiosi in ebraico e scritti medici in arabo. Tra questi ultimi, il “Trattato dei veleni” in cui egli mette in guardia contro l’impiego abusivo dei contravveleni ed un glossario di materia medica. Nel suo Trattato della conservazione della salute, sostiene la massima del giusto mezzo per l’equilibrio indispensabile alla salute.

 

3) La Scuola del Cairo

 

Ibn-El-Baitar (1197-1248), scrive il Diami El Marfridat, raccolta alfabetica degli alimenti e dei medicamenti dei tre regni con i caratteri, proprietà, utilizzazioni e dosi


Ibn al-Nafis scopre la piccola circolazione.


Sin dall’inizio del IX secolo, degli ospedali sono creati e costituiscono allo stesso tempo un centro di cure gratuite per i poveri ed il luogo di insegnamento e di trasmissione del sapere medico. Il primo, sembra, è creato a Bagdad, per iniziativa del califfoHarûn al-Rashid (786-809). Per sopperire alle spese dell’ospedale, una dotazione di beni è attribuita /terre agricole, botteghe del mercato e terme). Tra i più prestigiosi, l’ospedale al-Mansuri dono di Saladino al Cairo, l’ospedale al-Kabir al-Nuri e l’ospedale al-Adudi fondato nel 979 sulle rive del Tigri a Bagdad. In quest’ultimo esercitano 24 pratici tra cui alcuni specialisti in chirurgia ed in oftalmologia.

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Al-Halabi.jpgAl-Halabi; Chirurgia dell'occhio.

Tavola degli strumenti, Mosul, 1275, BNF.

 

I due fondamenti della terapeutica, l’igiene e la medicazione si appoggiano sulla conoscenza approfondita di una farmacopea proveniente dall’antichità.


Così, durante l’VIII secolo, Geber (Jabir ibn Hayyan) fa riferimento alla teoria degli antagonismi, il caldo è l’opposto del freddo, il secco dell’umido. Rimedi e malattie si oppongono allo stesso modo. Contro le malattie del sangue, raccomanda le sostanze fredde e secche come l’aceto, il melograno; contro le affezioni pituitarie, il castoreum, l’Opopanax. L’Assa fedita; contro le affezioni atrabiliari, la cipolla, la rucola, il miele, contro le affezioni biliari, le zucche, la mucillagine di Psylium.


La medicina araba introduce delle nuove droghe, caffè, camfora, noce di betel, gomma adragante, gomma arabica, manna, noce moscata, ambra. Grazie alle scoperte dello zucchero di canna, dell’alcol, dell’aceto, i medici creano diverse forme farmaceutiche: giuleppe, sciroppi, conserve con lo zucchero, elisir, le macerazioni nel vino bianco, l’ossimele.


I medici arabi manifestano un grande interesse nei confronti della chimica. Al psoto dei processi di fusione dei metalli, essi propongono delle tecniche di dissoluzione negli acidi nitrici, solforici, cloridici e acqua regia. Grazie a queste tecniche ed quelle dell’evaporazione, di distillazione, di sublimazione, di cristallizzazione, di calcinazione nei crogioli, cornute, alambicchi che hanno fatto conoscere i vetrai siriani ed egiziani, i chimici arabi effettuano diverse combinazioni chimiche: nitrato d’argento, ossido di mercurio, solfato di rame, allume. Inoltre, chimica, alambicco, alcali, alcol, allume, benzoino, borace sono termini derivanti dall’arabo.


Vengono utilizzate delle pietre preziose, granata, topazio, smeraldo, zaffiro, etite o sesquiossido di ferro idratato naturale.

La professione di preparatore di medicamenti, diventata distinta da quella del medico, si organizza. Vengono create delle farmacie pubbliche quanto ospedaliere. Dei regolamenti professionali elaborati dagli Arabi saranno ripresi nel 1220 da Federico II nel regno di Napoli e durante la creazione delle diverse comunità religiose.


Durante il XIII secolo, il califfo Alimanzur crea a Bagdad un’officina. Vengono utilizzate delle droghe vegetali come l’Anice, l’Enula, il Benzoino, il Betel, il Borago, il Cacciù, la Coloquintide, la Cannella, la Fumaria, la Noce vomica, lo Zafferano, i chiodi di Garofano, la Manna, la Noce Moscata, il Pavero bianco, il Piretro, il Rabarbaro, il Rosmarino, la Rosa, il Sandalo, il Semen contra, la Marijuana.


Discussione-tra-tre-medici.jpgDiscussione fra tre medici, Bagdad, 1224.


Il sapere medico arabo verrà trasmesso all’Occidente dai Crociati di ritorno dall’Oriente e attraverso le compenetrazioni delle due civiltà soprattutto in Andalusia grazie al ruolo eminente della scuola di Cordova e in Sicilia.


Costantino l’Africano, scienziato arabo terminerà la sua vita a Monte Cassino e contribuirà così alla trasmissione dell’Arte medica in Occidente. È l’autore di Antidotario dei medicamenti semplici e di Osservazioni sulle piante.

 

Il Medioevo in Occidente

 

Periodo molto contrastato durante il quale, per mille anni si succederanno le fasi di regressione, di rinascita, di attività creatrice mentre nella parte asiatica dell’Europa si compenetrano le civiltà latina, araba e bizantina.


Si succederanno tre fasi: dal V al X secolo, alto Medioevo, periodo di torbidi in cui appare durante il IX secolo la rinascita carolingia durante la quale intorno ai monasteri e le scuole episcopali in cui sono conservati, studiati, copiati i manoscritti antichi, si verifica una rinascita culturale, scientifica e medica insieme alla comparsa dei primi ospedali. La nascita della Scuola di Salerno si situa durante questo periodo.


A partire dal XI secolo, grazie all circolazione dei saperi attraverso i contatti delle civiltà durante i pellegrinaggi e le crociate, è il risveglio dell’Europa la cui popolazione passa da 40 milioni durante l’anno mille a 70 milioni nel 1250. Degli scambi commerciali si stabiliscono tra l’Oriente e l’Occidente. Durante il XIII secolo e l’inizio del XIV secolo, mentre Salerno entra in decadenza, delle università vengono create in Eurpa, soprattutto in Italia ed in Francia.

Durante l’ultimo periodo, dal 1350 al 1450, la decadenza della scolastica e delle università che l’hanno insegnata lascia il campo libero alle scienze sperimentali che cominciano a svilupparsi.

 

La Scuola di Salerno

 

Erede della tradizione medica araba, la scuola di Salerno, fondata durante il IX secolo, è la scuola di Medicina più famosa del Medioevo, la “Civitas ippocratica”. Per la sua creazione, diverse ipotesi sono state avanzate. Essa sarebbe dovuta, sia a Carlo Magno sia agli Arabi ed a Costantino l’Africano, sia ai religiosi dell’Abbazia di Monte Cassino, vicina a Salerno. Secondo la Leggenda, quattro medici, l’Arabo Adela, l’Ebreo Helinus, il Greco Pontus ed il Latino Salernus, avrebbero contribuito alla fondazione di questa scuola con l’unione delle loro quattro culture, la posizione geografica di Salerno nel cuore del Mediterraneo ponva infatti la città al crocevia degli scambi culturali e commerciali. Il grande rinnovamento culturale benedettino avente come centro principale Monte Cassino, rappresentata a Salerno dall’Abbazia di San Bendetto svolse egualmente un ruolo nell’evoluzione delle scineze ed in particolare nella terapeutica.


La medicina si arricchì di conoscenze sperimentali acquisite dai medici religiosi nei monasteri e attraverso i medici laici. I primi indizi storici dell’attività della scula di Salerno risalgono  al X secolo. Ma è nel 1231 nelle “Costituzioni di Federico II” pubblicate a Melfi, che la scuola è citata: “Scuola medica di Salerno, la sola del reame” ed è nel 1280 che Carlo I gli dà i suoi statuti. Medicina e farmacia vengono codificate. Speziali ed apotecari in numero limitato devono prestare giuramento.


A Salerno verso il 1100, appariva l’alcol utilizzato sotto due forme: aqua ardens a 60° e aqua vitae a 90°. Questo nuovo solvente doveva essere ampiamente utilizzato per le preparazioni di rimedi e di profumi. Numerosi saranno i vocaboli per designarlo: anima del vino, acqua flagrante, permanente o eterna, spirito sottile, luce dei mercuri, prima essenza, quintessenza.

La medicina salernitana è basata sulla teoria umorale ippocratico-galenica. La malattia essendo uno squilibrio dei quattro umori, è necessario ristabilire l’equilibrio umorale diminuendo o aumentandone le secrezioni tenendo in conto l’età, la stagione e la parte del corpoi presa in considerazione.


Niccolò Sanernitano (o Preposito), direttore della Scuola verso il 1150 è probabilmente l’autore del Qui pro quo e dell’Antidotarium, prima dell farmacopee di tipo moderno con composizione e proprietà dei preparati destinati a scopi pratici. Così, nel Spongia soporifera sono citate le sostanze narcotiche da respirare a fini anestetici: oppio, mandragora, cicuta, mora, lattuga, edera. Quando era necessario ridare forze al paziente, del succo di finocchio è posto nelle narici. Un certo numero di sostanze appartengono alla medicina araba. Quest’opera sarà il Codice degli apotecari durante il regno di san Luigi.


Mathaeus Platearius (o Matteo Plateario) redige il Liber de simplici medicina conosciuto anche con il nome di Circa instans il cui titolo è ricavato dalle prime parole del prologo: “Circa instans negocium in simplicibus medicinis nostrum versatur propositum”. Questt’opera inizia con una descrizione di quasi 500 piante con la loro origine geografica. Le conoscenze riprendono essenzialmente quelle del De Materia Medica di Dioscoride. Una Salernitana, Trotula o Trocta, ostetrica della metà del XI secolo, scrive un famoso trattato di ginecologia e di ostetricia: concernente tutti gli aspetti della femminilità, compreso le preoccupazioni psicologiche ed estetiche: De mulierum passionibus ante et post partum.


La miniatura sottostante rappresenta il parto cesareo della storia di Cesare. Quest’ultimo nacque così, secondo una tradizione che si è dimostrara falsa.

 

 

Paolo-Orosio.jpgPaul Orose, Histoire du monde, verso 1460, BNF.

 

Costantino l'Africano, dopo una vita di studi e di viaggi che lo aveva condotto in Persia, in Arabia, in Spagna, va a Monmte Cassino. Traduce numerosi testi e favorisce la loro diffusione che svilupperà l’interesse per la dottrina aristotelica di cui sono portatori, contribuendo così alla nascita della filosofia scolastica.


Un chirurdo del XII secolo, Ruggero da Frugardo, scrisse un trattato di chirurgia intitolato Rogerina in cui affronta tanto i trattamenti esterni quanto delle operazioni, la parola chirurgia designando all’epoca medievale “ogni cosa guarita con la mano”. Nel 1250, Rolando da Parma fece apparire una nuova edizione della Practica Chirurgiae di Ruggero.


Gilles de corbeil (1140-1224), allievo della Scuola di Salerno, medico di Filippo Augusto, scrisse numerosi trattati: Sulle urine, Sui polsi, De medicamenti composti.


Ma la Scuola di Salerno acquisisce soprattutto notorietà per la pubblicazione nel 1066, del Regola Sanitaria Salernitana, raccolta di regole igieniche per un modo di vita vicino alla natura ed una sdrammatizzazione della malattia. Alcuni precetti come questi sono rimasti celebri: “Se tu venissi a mancare di medici eccone tre eccellenti: l’allegria, la tranquillità e dei pasti moderati”; “Di salvia, può un uomo morire quando la salvia fiorisce nel suo giardino?”.

 

Regimen-Sanitatis.jpgRegimen Sanitatis. Esemplare con miniature, 1486, Parigi, BNF.

 

Medicina conventuale


In Occidente, sin dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente e della decadenza che ne seguì, il cristianesimo si interessa alla salute morale me anche alla salute fisica della popolazione. Durante l’epoca merioingia (481-751), in prossimità del vescovado, è presente la casa dei poveri. Più tardi, durante l’epoca carolingia (751-987), canonici e monaci si sostituiscono al vescovo. In ogni monastero, il frate cappellano è incaricato dell’accoglienza dei poveri e dei pellegrini che sono ospitati in un locale vicino alla porta della casa, l’hospitalia (nel senso etimologico del termine la camera per gli ospiti). La presenza, tra gli assistiti, di infermi e di malati ispira presso i monaci che li accolgono nelle infermerie o in ospedali, delle preoccupazioni di ordine medico. I religiosi, fondando i primi ospedali, curando i poveri con la carità hanno seguito le parole del Cristo di cui San Matteo si è fatto eco: «Guarite i malati, resuscitate i morti, purificate i lebbrosi».


Sotto l’impulso di certi dirigenti di comunità, i monasteri servono da luogo di asilo all’arte di guarire che i monaci eserciteranno dal V al XII secolo in concorrenza con i laici prima di vedersi interdire l’esercizio della medicina dai superiori dei conventi. Durante il V secolo, San Patrizio in Irlanda, nel VI secolo, San Colombano a Luxeuil verso il 590 ed a Bobbio, vicino a Pavia, nel 612, fondano dei conventi.


Cassiodoro, uomo di scienza benedettino che redige nel 544 le Institutiones divinarum et humanorum in cui raccomanda ai monaci: «Imparate… le proprietà dei semplici e dei rimedi composti…», è il primo a sollecitare i monaci a curare il loro prossimo. Questi conventi raggiungeranno il loro apogeo durante il regno di Carlo magno.


Nel monastero, dei monaci, medici e infermieri si occupano dell’infermeria; gli apotecari, della riserva delle droghe. Qualche volta, il monastero, possedendo delle reliquie attira gli ammalati. Tra i più famosi, Saint-Martin de Tours, Sainte-Radegonde vicino Rodez, Conques. Alcuni monaci medici sono diventati famosi come Ugo, abate di Sainte-Denis.


Di fronte all’espansione demografica, alle fusioni di popolazioni, pelegrinaggi, crociate, epidemie, gli ospedali creati dall’Episcopado così come gli Ordini Ospitalieri si moltiplicano per l’accoglimento e la cura dei malati. I mezzi sono modesti ma al Carità e la fede fanno il resto.

 

Cosma e Damiano

 

Durante il III secolo, in Asia Minore, Cosma e Damiano, due fratelli animati dalla carità, dopo i loro studi a Pergamo, esercitano la medicina senza retribuzione e guariscono numerosi malati. Subiscono il martirio sotto Diocleziano, verso l’anno 287. Dopo la loro morte, si verificano numerosi miracoli. Da allora diventano i patroni dei medici e degli apotecari. Gli attributi dei due santi sono molto spesso l’urinale per san Cosma, patrono dei medici ed il vaso degli unguenti per San Damaino, patrono degli apotecari. Tra le guarigioni attribuite ai due santi, la più spettacolare è il trapianto di una gamba di un soggetto di razza nera recentemente deceduto su un malato di razza bianca.


Una delle rappresentazioni di questo miracolo dipinta da Fra Beato Angelico tra il 1438 ed il 1440 si trova al convento san Marco a Firenze. La scena della predella del retablo di san Marco è interpretata, secondo gli esegeti, sia come la guarigione del diacono Giustiniano sia come un sogno che questi avrebbe fatto. La scena dipinta da Fra Angelico rappresenta uno scenario «minimalista». il malato allungato sul letto, lo sgabello, il paio di sandali che indica la fiducia nel successo dell’operazione sono di una grande sobrietà. In questo scenario realista e profano, appaiono in piena luce i copricapi e le aureole di Cosma e Damiano nel momento in cui trapiantano la gamba messa in risalto dal colore nero.

 

La-guarigione-del-diacono-Giustiniano.jpLa guarigione del diacono Giustiniano

 

Secondo la teoria umorale ereditata dall’Antichità, l’urina è il riflesso dell’equilibrio o dello squilibrio dei quattro umori dell’organismo. Così per emettere una diagnosi, il medico osserva le urine del paziente in un vaso chiamato matula, Si tratta dell’uroscopia.


Il trattamento del malato è allo stesso tempo spirituale e materiale. Dopo la confessione e la comunione, quest’ultimo, l’anima purificata, il suo corpo lavato, può ricevere le cure. L’alimentazione ne fa parte integrante. Segue ogni settimana un calendario con dei «digiuni» che non significano soppressione del nutrimento ma variazione dell’alimentazione. Tali regole unite all’affidarsi a Dio miglioravano lo stato degli ammalati meno gravi. Nei casi più seri, rimedi ed operazioni chirurgiche sono necessari, i rimedi sono forniti dalla natura. I letti ospitano diversi ammalati, come si può constatare dalla miniatura rirpodotta qui sotto.

 

Storia-ospedale-santo-spirito.jpgStoria dell’ospedale del Santo Spirito di Digione, BNF.


Il medico utilizza prioritariamente, tranne nei casi gravi, dei medicamenti dolci, gradevoli al gusto di cui assorbe una piccola quantità davanti al malato allo scopo di metterlo di avere l asua fiducia.


La farmacopea medievale comprende sei classi di rimedi corrispondenti a degli stati patologici precisi: le piante contro le febbri, le piante delle donne, le piante vulnerarie, le purghe, le piante dei mal di ventre, le piante antiveleno.

Secondo una credenza, incontrata inoltre nelle civiltà orientali, l’aspetto della piante permette di conoscere le sue proprietà terapeutiche, è “la teoria dei segni”.


Secondo essa, Dio ha previsto nella natura delle piante che presentano delle analogie (forma, colore, ambiente) con la malattia o l’organo da trattare.


L’Iperico le cui foglie presentano una moltitudine di piccoli fori somigliano a occhi serve per le affezioni oculari. I tubercoli del Colchico ricordano le dita dei gottosi. Il principio attivo, la colchicina, è specifico dell’accesso di gotta. Il Salice e la Regina dei Prati (Spirea Ulmaria), crescendo in luoghi umidi sono utili contro i reumatismi, queste due piante contengono dei salicilici. coincidenza fortunata, un derivato di essi è l’aspirina, il suo nome proviene da Spiraea ulmaria (Regina dei Prati). La Celidonia, secernendo un lattice giallo-arancione, è indicato nelle malattie del fegato. La foglia di Polmonaria, la cui forma ricorda quella del polmone è rinfrescante ed espettorante. Altre droghe, i cui segni non manteranno le loro promesse, cadranno in oblio.


Il giardino medievale, associando il bello ed il buono , si ordina secondo i principi della rappresentazione simbolica del paradiso. Al centro del giardino, la fonte d’acqua viva, la fontana o in mancanza l’albero della vita, spazio circolare. Il cerchio, simbolo geometrico della sfera rappresenta l’immensità e l’eternità, attributi di Dio. Questo spazio circolare è circondato da quattro quadrati, il terrestre, i quattro elementi, le quattro stagioni, spazi legati alla vita vegetale del giardino. I quattro viali o quattro fiumi dell’Eden che hanno la loro origine alla fonte si dirigono in direzione dei quattro punti cardinali e simboleggiano le braccia della croce.


Le strutture monastiche possono essere immaginate dagli archivi del monastero di San Gallo, abbazia svizzera ricostruita nell’anno 820 che ha, come quella di Reichenau, subì l’influenza della regola irlandese di san Colombano. Sul piano comparivano la domus medicorum l’infermeria situata al sol levante; l’hortulus, l’orto, il più famoso era quello di Walafrid Strabus, monaco a Reichenau, il pomarius, il frutteto; l’herbularius, il giardino delle erbe semplici in cui da 16 a venti piante venivano coltivate se ci si riferisce a san Gallo: salvia, rucola, iris, erisimo, cumino, finocchio, levistico, fagiolo, santoreggia, menta, rosmarino, balsamita major, trigonella, giglio e rosa per abbellire gli altari; l’armarium pigmentorum una specie di riserva gestita da un monaco apotecario e non l’armadio dei pigmenti. In seguito, l’armarium pigmentorium, significherà l’armadio dei pigmenti o droghe esotiche o veleni e sarà come il giardino medicinale sotto la responsabilità di un monaco. Nella Scriptoria, (dalla radice indoeuropea sker, “grattare”), biblioteca sono sistemati gli erbolari (trattati di botanica), gli antidotario (farmacopea).


I prodotti sono acquistati presso gli speziali o apotecari. Così l’Hôtel-Dieu di Parigi, durante il XV secolo, si rifornisce presso diciotto rivenditori di cui l amaggior parte è installata sul Petit Pont o nelle sue adiacenze. Ogni anno, gli apotecari forniscono agli ospedali qualche fornitura: zucchero, pepe, zafferano.

Le proibizioni di alcuni concili: Clermont (1130), Laterano (1135), Montpellier (1195) non impediscono al clero di esercitare la farmacia quanto la medicina.


Secondo P. Rambaud, questa proibizione era dovuta al fatto che «i monaci-medici, abituati ad uscire a loro piacimento dai monasteri, finivano poco allavolta con l’eluderne l eregole. Sono incessantemente in contatto con l’elemento secolare da cui acquisiscono i gusti e le abitudini.

 

Il risveglio dell’Occidente

 

Nel 1095, il papa Urbano II lancia un appello ai cristiani per incitarli a riconquistare i Luoghi Santi ai Turchi, Gerusalemme è conquistata dai Crociati il 15 luglio 1099 e ripresa dai Turchi nel 1187. Le crociate seguenti per riprendere Gerusalemme falliscono sul piano politico e religioso. Esse favoriscono tuttavia i contatti tra le diverse civiltà nei campi commerciali, culturali, scientifico e medico. Appaiono in Occidente al ritorno dei Crociati lo zucchero che la medicina araba ha fatto conoscere, la Marijuana (Cannabis sativa). Dal tempo delle crociate, il consumo della Marijuana o dell’ Hashish da parte delle truppe in lotta contro i Crociati, li rendeva fanatici. Per questo questi soldati erani chiamati hashishin termine da cui deriva la parola assassino.

 

Il commercio delle droghe

 

Dopo le crociate, Bisanzio cede il posto a Napoli, Firenze e soprattutto Venezia, la citta di Marco Polo (1254-1324), situata all’incrocio delle vie dell’oriente e dell’occidente. I mercanti creano nella città i fondachi (fondak: magazzino in arabo), locali in cui sono ammassati Cannella, Zenzero, Sandalo, Zafferano, mirra, canfora, indaco, pepe, incenso. Lo zafferano entra nella composizione della teriaca, preparazione considerato risolutore contro la peste. In Francia, in questo commercio di spezie, Marsiglia e Montpellier svolgono un ruolo preminente. Aggirando al Spagna, dei cascelli apportano le spezie nei porti del mare del Nord. Più tardi, la scoperta dell’America e quella della rotta marittima delle Indie sposteranno il centro di gravità del commercio mondiale verso il Portogallo, la Spagna, l’Olanda.


Nel corso del XII secolo, in seguito alla proibizione di esercitare la medicina, alcuni monaci abbandonano i loro conventi e diventano medici, mercanti e preparatori di medicine. È la laicizzazione progressiva della medicina e della farmacia. Le prime botteghe appaiono in Francia ed in Italia. I medici vengono a dare dei consulti.


A Parigi, verso l’anno 1200, moltre officine sono raggruppate nel quartiere del Petit Pnt. Ad Avignone, le botteghe si trovano alloggiate nella stessa strada, la carriera Pelrarie vel Speciare, i pelrarie erano i mercanti di pepe, gli speciarii, mercanti di spezie.


La bottega dell’apotecario, segnalata da un’insegna, è ampiamente aperta sulla strada. L’apotecario, bilancia alla mano, cosciente della sua responsabilità, prepara il rimedio. Le droghe sono esposte alla vista nei diversi vasi e scatole dipinte, come mostra la miniatura seguente. In essa possiamo vedere sul lato della strada, il medico al capezzale del malato mentre osserva le urine.


Barthelemy-l-anglais.jpgBarthélemy l’Inglese, Delle Proprietà delle Cose, Manoscritto del XV secolo, BNF

 

Gli speciarii, chiamati anche apothecarii o aromatorii si riuniscono nelle prime corporazioni che adottano dei regolamenti ufficiali o statuti municipali. I primi saranno stabiliti ad Arles nel XII secolo, Altri seguiranno, Avignone, Marsiglia, Nizza, Tolosa (1309). A Parigi, l’esercizio della farmacia è regolamentato da editti reali. Gli apotecari controllano il reclutamento dei loro confratelli ed insegnano loro il mestiere per lunghi anni (da due a otto anni per l’apprendistato, da uno a sei per il compagnonaggio). Il giuramento corona la fine degli studi.

 

La creazione delle Università

 

Parallelamente all’apertura dei porti europei al commercio delle droghe, delle università vengono create in Occidente, da Bagdad in cui i califfi hanno creato una Università, degli insegnanti si trasferiscono nel mondo mediterraneo e trasformano i ricoveri religiosi in ospedali-scuole. Verso il 1200, Bagdad è rovinata dall’invasione dei Mongoli. Gli insegnanti e gli allievi  in esilio facilitano la creazione delle prime università in Occidente: Bologna (1088), Salerno (1140), Padova (1222), Parigi (1220), Montpellier (1272)in cui insegnerà il chirurgo più famoso del XIV secolo, Guy de Chauliac, medico dei papi di Avignone, Clemente VI, Innocenzo VI e Urbano V. Le sue opere faranno autorità per duecento anni. La sua Chirurgia magna studia tutti gli aspetti dell’arte medica, con la materia medica ricca di 750 medicine. L’università di Tolosa voene creata nel 1224 dal potere regio per estirpare l’eresia catara.

 

Chirurgia-magna.jpgChirurgia Magna, di Guy de Chauliac, XV secolo, BNF.

 

Costituita in origine esclusivamente da chierici, le facoltà di medicina si aprono ai laici a condizione che siano celibi, e ciò sino al 1452, data dalla quale il cardinale d’Estoueville abolisce l’obbligo del celibato. L’insegnamento essenzialmente orale consiste nel comentare Ippocrate, Galeno, Avicenna, Averroé, Disocoride senza mettere in dubbio il contenuto scientifico delle loro opere ma sviluppando le qualità di logica e di dialettica nell’argomentazione. Rare dissezioni sono effettuate dai barbieri sotto l’autorità degli anatomisti, le prime dissezioni ebbero luogo a Bologna, Padova, Montpellier.

 

Barthelemy-l-anglais--2.jpgBarthélemy l'Inglese, Delle Proprietà delle cose

Scena di dissezione, manoscritto del XV secolo, BNF.

 

Il sapere medico del tempo che ingloba la matematiche, la cosmologia, l’astrologia, le scienze naturali, l’alchimia ha origini religiose, scientifiche e popolari.


Il sapere popolare lega pensiero magico, ricorso ai santi guaritori, reincarnazioni degli dei pagani e conoscenze empiriche essenzialmente botaniche trasmesse di generazione in generazione. La corrente scientifica (erede del mondo antico) rappresentata dalla scuola di Chartres di cui il fondatore, il vescovo Fulberto (960-1026), fu il discepolo di Gerberto, il papa dell’anno mille con il nome di Silvestro II, che ha introdotto in Europa le cifre arabe e l’astrolabio, si oppose alla corrente mistica secondo la quale soltanto le idee immutabili ed eterne sono importanti ed al pensiero razionale di Aristotele. Per integrare questi concetti, la Chiesa favorisce, durante il XII secolo, il sorgere delle università con una forte impronta teologica, la Scolastica che tenta un equilibrio tra ragione, rivelazione ed esperienza.


Durante il XIII secolo, appaiono delle nuove dottrine. Alberto Magno (1193-1280), viaggiatore infaticabile, curioso di tutto, in particolare di fisica e di chimica, volgarizzatore di Aristotele espone la sua dottrina durante delle orazioni ai Parigini sulla piazza che attualmente porta il suo nome, la piazza Maubert (Maesetro Alberto). Provinciali dei Domenicani, avrà come discepolo, Tommaso d’Aquino, alchimista, teologo, filosofo. Le reliquie di San Tommaso riposano sotto l’altar maggiore della chiesa dei Giacobini di Tolosa, chiesa della casa madre dei Domenicani. Alberto Magno fa consocere diversi composti chimici: potassio caustica, acetati di piombo e di rame.


Durante lo stesso periodo, Raimondo Lullo studia la rettificazione dello spirito di vino. Arnaldo di Villanova, seguace della scuola di Salerno, introduce nella medicina l’acqua vite (1260) che egli chiama Acqua dell’Immortalità di cui fa una vera panacea. L’acqua vite diventa un rimedio venduto esclusivamente dagli apotecari contro i mali più diversi: dolori, paighe infette, morsi. Dotata si dice del potere di ringiovanire, prende il nome di  aqua vitae.

 

Le grandi epidemie

 

I mali dell’epoca sono dominati dalle endemie e le grandi epidemie. In relazione con i movimenti di popolazione dovuti alle crociate, pellegrinaggi, allo sviluppo del commercio ma anche con le pessime condizioni di vita, la carestia, il mal nutrimento, in particolare il pane, fatto con la farina di segale cornuta, appaiono delle epidemie di ergotismo. Questo male chiamato anche “fuoco di sant’Antonio”, “Male degli Ardenti” si caratterizzava per dolori intensi, convulsioni, cancrene comportanti delle mutilazioni di cui erano responsabili gli alcaloidi vasocostrittori della Claviceps purpurea della segale. Durante i secoli XI e XII, molte guarigioni miracolose avendo avuto luogo nell’abbazia di sant’Antonio di Vienne, si verifico un grande afflusso di ammalati. La devozione degli ammalati a Sant’Antonio può spiegarsi per l’analogia delle loro sofferenze con quelle del santo durante il suo supplizio.


Molto frequenti, la lebbra suscitava il terrore della popolazione e l’esclusione definitiva del malato rinchiuso dopo una cerimonia religiosa in un lebbrosario distante dalle abitazioni (esistevano duemila lebbrosari all’inizio del XIII secolo in Francia). In seguito, durante il XIV secolo, la lebbra comincerà a regredire.


Le epidemie di peste si verificano regolarmente nel corso dei secoli. Quelle di Cipriano e Giustiniano che devastarono l’impero romano avevano già lasciato delle tracce nella memoria. Due forme coesistono, la forma bubonica o ghiandolare e la forma polmonare molto più rapidamente mortale. Qualche ora dopo, sopraggiunge la morte. secondo Jacopo da Varazze nella Leggenda aurea, se qualcuno starnutiva, spesso rendeva l’anima. Così alla persona che starnutiva, si gridava subito: “Dio vi benedica!”, da cui l’espressione usuale. A Roma, nell’anno 590, il papa Palgio II moriva per l’epidemia. Il suo successore, Gregorio diresse una processione durante la quale, sul molo di Adriano, l’angelo sterminatore apparve riponendo la spada nel fodero. L’epidemia cessò. Il molo di Adraino divenne Castel Sant’Angelo.


Tra il 1346 ed il 1353, la peste venuta dall’Asia minore si propaga in Europa in cui fa più di 25 milioni di morti. Di fronte al flagello, soltanto, la profilassi conta. Restare in casa, rintanati. Bere del vino. Utilizzare dell’aceto. Mangiare aglio, l’acetosa, cipolla, mirra, Zafferano ed anche la teriaca. Fare bruciare incensi, canfora, painte aromatiche. La popolazione fortificata cerca delle cause sovranaturali al suo male, cerca rifugio presso i santi protettori, San Sebastiano, sant’Antonio, san Rocco. Le persone più coraggiose e devote avvicinano gli appestati, muniti di maschere a forma di testa d’anatra il cui becco è riempito di erbe aromatiche e profumi.


medico-della-peste--XVII-secolo.jpgIl medico della peste.

 

I meno coraggiosi utilizzano la “pillola ai tre avverbi” proposta da un medico di Tolosa, Augier Ferrier: “scappare via veloci, andare lontani, tornare tardi”. Così, durante l’epidemia di peste del 1522, il tenente generale del Delfinato preferisce abbandonare Grenoble. Quest’ultimo si chiama Pierre du Terrail, signore di Bayard e porterà anche l’epiteto di “Cavaliere senza paura e senza macchia”. I medici, coscienti della loro impotenza tentano di prevenire e redigono dei consigli.


Peste-nera.jpgLa peste nera a Tournai nel 1349. Bibl. Reale di Bruxelles, coll. Goldner

 

Redazione: J.C.D

iconografia:J.L.D

 

 

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Published by Massimo - in Farmacologia
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