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11 giugno 2012 1 11 /06 /giugno /2012 09:00

Il Chirurgo Dentista

o Trattato dei Denti di Pierre Fauchard


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di Micheline Ruel-Kellermann

Dottore in chirurgia dentaria ed in psicopatologia clinica e psicanalisi Membro titolare dell'Accademia nazionale di chirurgia dentaria, Segretaria generale della Société française d'histoire de l’art dentaire (SFHAD)


 

Nel 1728, appare la prima edizione di Il Chirurgo Dentista o Trattato dei Denti. Nella sua introduzione all'opera profetica di Pierre Fauchard, Claude Rousseau ricorda a giusto titolo quest'avvenimento professionale maggiore, unanimamente riconosciuto nella storia dell'arte dentaria. Una seconda edizione, rivista, corretta ed aumentata dal suo autore, appare nel 1746 e sarà ristampata nel 1786. Questa seconda edizione, la più commentata è stata riedita in facsimile nel 1961, in occasione del bicentenario della sua morte. Sin dal 1733 una traduzione appare in Germania. Notiamo che la traduzione inglese non vedrà la luce che nel 1946.

 

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Nella sua Prefazione, egli dichiara e deplora, nel contempo, di non conoscere che due Scrittori che hanno parlato dei denti & delle loro malattie in particolare, come Urbain Hémard & B. Martin; essi non l'hanno fatto in modo abbastanza esteso. Il primo, (..) e la sua Recherche de la vraie Anatomie des dents, nature et propriétez d’icelles, avec les maladies qui leur adviennent, à Lyon, chez Benoît Rigaud 1582. Le sue ricerche, che sono curiose & colte, mostrano che questo Chirurgo aveva letto gli antichi Autori Greci e Latini, che impiega giudiziosamente nella sua Opera. Il secondo, (...) e la sua Dissertation sur les dents, imprimée à Paris chez Thierry 1679 (…) nella quale spiega la natura dei denti, e tratta delle loro malattie e della loro guarigione con molto metodo; ma un po' troppo succintamente, e senza parlare delle operazioni che loro convengono. Succinto, questo libro non per questo non sarà un canovaccio provvidenziale, che, a differenza dei prestiti a Hémard spesso referenziati, sarà raramente citato. Fauchard rimedierà dunque brillantemente a questa precarietà scientifica.

 

Riunisce tutte le conoscenze degli anatomisti contemporanei. È influenzato in particolare dall'anatomia descrittiva di Winslow. E appoggiandosi sia sugli apporti che sulle lacune degli uni e degli altri, scrive un trattato tanto scientifico quanto tecnico e didattico, accompagnato da spiegazioni descrittive precise. Lamentando nella sua Prefazione l'assenza di corsi pubblici o privati di chirurgia che trattino con precisione dei denti e l'esperienza che avrebbe potuto lasciare il fu signor Carmeline, dichiara: ciò che questo celebre Chirurgo Dentista non ha fatto, oso oggi intraprenderlo: darò per lo meno l'esempio di ciò che avrebbe potuto fare, senza dubbio con maggior erudizione & successo.

 

Questa prima opera illustrata con tavole sia anatomiche quanto strumentali, nutrite di osservazioni cliniche, di relazioni dettagliate di interventi, di diverse terapeutiche, e di numerose riflessioni gli varranno immediatamente la considerazione dei suoi compatrioti che, stimolati, avranno a cuore di apportare ognuno la loro pietra all'edificio. Fauchard inaugura i cinquant'anni di supremazia francese dell'odontologia dei Lumi. Segnaliamo che l'esame del manoscritto rivela delle scritture differenti; il che fa dire ad alcuni che una parte dell'opera sarebbe di Jean Devaux; quest'ultimo, benché chirurgo di professione, è conosciuto effettivamente per essere stato il redattore di numerose opere mediche e chirurgiche per conto dei suoi condiscepoli.

 

Elementi biografici 

Le ultime ricerche di Xavier Deltombe apportano alcune certezze sul luogo bretone della sua nascita* [1], ma nulla sui suoi genitori. Nato tra il 1677 ed il 1678, l'estratto della parrocchia di Saint Côme et Saint Damien [san Cosma e san Damiano] precisa che al momento del suo decesso che aveva l'etrà di 83 anni: il 21 marzo 1761 è stato inumato, nella navata del Santo Sacramento, il corpo del signor Pierre Fauchard, anziano maestro chirurgo-dentista, signore di Grand-Mesnil, vedovo in seconde nozze di Elisabeth Chemin & sposo di Louise Rousselot, deceduto avantieri, all'età di 83 anni, rue des Cordeliers di questa parrocchia .   

 

Un probabile primo matrimonio non ha lasciato tracce. Del suo matrimonio nel 1729, con Elisabeth Guillemette Chemin, (quarta figlia di due soci della Comédie Française), nasce un figlio Jean-Baptiste (1737-1816), avvocato e celebre commediante, amico di Talma, figlio di dentista e dentista anch'egli ai suoi inizi poi non meno celebre attore di tragedie. Nel 1734, Fauchard acquista il castello e la proprietà di Grand-Mesnil, vicino a Parigi. Elisabeth muore il 10 novembre 1739. Si risposa nel 1747, con la cugina minore di quest'ultima, Louise Rousselot, ma se ne separa tre anni dopo. Gli ultimi dieci anni della sua vita sono adombrate da incessanti complicazioni gudiziarie.

 

Per quanto riguarda la sua pratica, nella sua prefazione, dice di aver fatto degli studi nel Servizio sanitario della marina: Fui l'Allievo del signor Alexandre Poteleret, Chirurgo Maggiore dei Vascelli del Re, molto esperto nelle malattie della bocca: gli devo le prime pennellate di conoscenze che ho acquisito nella chirurgia che esercito. Secondo Jean Angot, non c'è nessuna traccia di questa formazione; in compenso suppone che Fauchard ha dovuto ottenere dalla comunità dei chirurghi di Saint Côme il titolo di esperto per i denti prima del 1708, poi quello di chirurgo nel 1711 o 1712; deve aver avuto una bottega a Parigi affidata a dei compagni durante i suoi spostamenti in provincia. Dal suo esercizio sin dal suo ventesimo anno, prima della sua installazione parigina definitiva nel 1718, rue des Fossés-Saint-Germain-des-Prés (attuale rue de l’Ancienne Comédie), si può dedurre, dalle sue relazioni riportate alla fine del primo tomo, che egli ha avuto un esercizio itinerante installandosi, come era l'uso all'epoca, sia presso un privato, sia in un albergo ad Angers, Nantes, Rennes e Tours.

 

A partire dal 1717, è accolto dal Collège de chirurgie [Collegio di chirurgia] così che da Devaux, il co-autore, forse, ad ogni modo il correttore del suo manoscritto terminato nel 1723; avrà dei corrispondenti come J. L. Petit, Fr. de La Peyronnie e l’anatomista Winslow. Forma alcuni discepoli, tra cui Gaillard che eserciterà con suo nipote, Gaillard-Courtois, e Gaulard noto per la sua triste fine* [2]. Il più importante fu Laurent Tugdual-Duchemin con il quale afferma molte volte di esercitare congiuntamente (a partire dal 1741), suo cognato ed unico allievo. Nel 1747, a 69 anni, la collaborazione si è allentata? Fauchard si installa in rue des Cordeliers (attuale rue de l’École de Médecine). Duchemin muore nel 1760 e Fauchard, benché molto colpito dalla mortedi suo cognato, prende un nuovo associato, André Leroux de la Fonde (1724-1789) che gli succederà alla sua morte l'anno seguente.

 

L'opera

 

L’opera comprende due tomi divisi in tre grandi parti. La prima parte tratta delle generalità sul dente: anatomia, eruzione, crescita, conservazione, cura, e tutta la patologia dentaria dall'infanzia all'adulto. La seconda parte si riferisce alla clinica odonto-stomatologica. La terza tratta della parte strumentale, la tecnica operatoria, l'ortodonzia e la protesica. L'essenziale del secondo tomo è trattato qui da Claude Rousseau.

 

Verrà evocato soltanto il capitolo che costituisce la prima bozza di ciò che diventerà l'ortodonzia. Ci compiacreremo nel ricordare la qualità della descrizione degli strumenti spesso creati da lui e dall'insegnamento del loro migliore uso durante la manipolazione tecnica. Anche la precisione delle posizioni ergonomiche, per la migliore efficacia operatoria e la preoccupazione della postura del paziente, sino ad allora lasciata alla "comodità" dell'operatore: il paziente è seduto sia su una sedia, sia su una poltrona di altezza normale o più bassa, seconda la necessità dell'intervento.

 

La seconda parte è dedicata alle "settantuno osservazioni sulle malattie più singolari che ho trattato e guarito; con alcuni insegnamenti per ben comportarsi in simili casi" [soixante et onze observations sur les maladies les plus singulières, que j’ai traitées & guéries; avec quelques enseignements pour se conduire en pareil cas]. Sempre seguite da una Réflexion, esse sono un documento prezioso che testimonia non soltanto del grande senso clinico dell'autore ma anche della difficoltà, e cioè della pericolosità dell'esercizio a quest'epoca, e del carattere di probante delle conseguenze degli interventi pesanti che non dovevano che raramente concludersi con una totale guarigione, malgrado le affermazioni dell'autore.

 

Ci si deve anche immaginare la forza e la capacità emotiva richieste per affrontare tali interventi. Del paziente certamente, di cui la rassegnazione di fronte al dolore era senz'altro una prova spaventosa, ma anche dell'operatore: Fauchard riconosceva egli stesso che non vi è nulla di cui si abbia maggior timore del farsi toccare i propri denti (tomo II, p.3). Il che non gli impediva di valutare spesso le sue operazioni come quasi insensibili (insensibilità o necessaria determinazione di un chirurgo?). Gli si concederà tuttavia un'attenzione speciale alle donne incinte ed alle nutrici, (...) così facili da spaventare con l'idea che esse si fanno della violenza che hanno da subire nell'operazione che si deve fare ad esse, che la loro sola apprensione può produrre gli effetti nocivi che esse temono d'altronde senza alcun fondamento (...) l'abilità del dentista in questa occasione consiste nel calmare innanzitutto per quanto gli è possibile l'immaginazione spaventata di queste persone e a dare loro della risoluzione attraverso le sue esortazioni, facendo loro capire la brevità dell'operazione, e gli inconvenienti che possono causare loro il dolore, le veglie e le preoccupazione che accompagneranno il loro male per un lungo periodo (p. 158). L'analisi globale della parte del tomo I segue la sintesi di Carlos Gysel.

 

Le fonti

 

Fauchard terrà in debito conto le messe a punto di Eustache (pur ignorandolo del tutto) trasmesse da Hémard: l’esistenza di tutte le gemme dentarie in utero, il rinnovamento dei venti primi denti e la cronologia dell'eruzione dei denti temporanei e definitivi, (p. 30-31). Di Martin, riterrà essenzialmente le osservazioni sull'igiene ed il ruolo nefasto della persistenza dei denti da latte. Per quanto riguarda l'odontogenesi, condividerà le divergenze degli anatomisti contemporanei. I pregiudizi li deve alla tradizione ippocratica concernenti gli inconvenienti e le complicazioni spesso drammatici dello spuntare dei primi denti: Le prime malattie dei denti sono così considerevoli, che a volte ci va di mezzo la vita (p. 83-85); ne farà un capitolo a parte nella seconda edizione; questa drammatizzazione perdurerà sino alla fine del XVIII secolo. Gli Antichi le hanno dato in eredità l'ignoranza della durata della calcificazione e della crescita del dente ed il dogma della gomfosi* [3] (p. 140). Le deduzioni della nuova fisiologia della circolazione del sangue gli fanno credere alla vascolarizzazione dei tessuti duri. E la fisiologia cartesiana lo conduce ad una concezione di un'alveolo preesistente, relativamente permanente, ed unico per il dente ed il suo sostituto. Tutti i denti sono inseriti in diverse cavità chiamate alveoli, che sono cavi nelle due ossa mascellari; il numero di queste cavità corrisponde a quello di denti (...) La forma di ogni alveolo è sempre conforme a quella di ogni dente contenutovi, e di cui esso è come uno stampo (P. 43).

 

 

Gli errori

 

In conseguenza alla pretesa vascolarizzazione dei tessuti duri, egli crede all'ingrandimento della corona nel corso della formazione della radice. Non ammette nemmeno la possibilità dell'inclusione di un dente e crede in questo caso ad un'inspiegabile sviluppo tardivo (p. 298). È anche convinto della possibilità per un molare definitivo di rinnovarsi: ho visto rinascere sino a due volte questi denti, dopo aver estratto il dente da latte ed il secondo che gli succede (p. 8). Conseguenza della concezione di una gemma evolventesi in un alveolo predeterminato, crede all'incompatibilità tra il volume di quest'alveolo e quello del dente, responsabile di deformazione radicolare e di dolori (p. 8-10). Nel suo primo capitolo, con tavola anatomica di appoggio, la morfologia dei denti è descritta minuziosamente (p. 14-23). La caduta dei denti da latte pone dei problemi come ai suoi successori: All'età di sette o otto anni, i denti incisivi, canini e premolari cadono nello stesso ordine in cui sono spuntati; finché essi non sono vacillanti, essi hanno delle radici solide; benché alcuni Anatomisti sostengano che non ne hanno affatto. Ma ciò che vi è di singolare, è che il corpo di questi primi denti chiamati denti da latte, si distacca dalle loro radici, senza che si sappia veramente cosa queste radici divengano; il che ha fatto concludere che questi denti non avessero affatto radici (p. 32).


 

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Ecco le due tavole anatomiche, in alto: Tavola prima, Tomo I, p.34; in basso: le anomalie, Tavola 27, Tomo II, p. 211.

 

 

 

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Le malattie dei denti

 

Dipendono da due cause, una interna, l'altra esterna.

 

 

Le cause interne

 

Dipendono di solito da vizi della linfa diffettosa in quantità o in qualità, acida o corrosiva, sino al punto di distruggere con le sue peggiori azioni le parti più solide del corpo umano, come lo sono i denti, rompendo e lacerando il tessuto delle lamine ossee che le compongono. Essa è sempre associata ad una malattia generale: lo scorbuto, la scrofola, soprattutto il vaiolo. Ma anche il regime di vita osservato, il troppo dormire, il troppo vegliare, la vita troppo sedentaria, o troppo turbolenta, non contribuiscono poco alla conservazione o alla perdita dei denti. Senza dimenticare l'importanza della qualità del latte delle nutrici per contribuire allo spuntare dei denti nel periodo in cui essi devono comparire. E tutte le passioni violenti capaci di alterare la digestione, di inacidire o di addensare la massa del sangue, di occasionare delle ostruzioni ed impedire le secrezioni e le escrezioni che devono essere effettuate per la conservazione ed il mantenimento della salute. Allo stesso modo il temperamento pituitario o pletorico e l'itterizia, causa di cos' grandi disordini nella massa del sangue. Il che accade anche alle donne incinte private del mestruo: La massa del sangue è carica di impurità che si depositano sui dento o sulle gengive, anche alle donne quando esse cessano di avere le loro regole (p. 64-67).

 

Le cause esterne

 

 

In primo luogo, sono i vapori troppo densi che si sollevano dallo stomaco e dai polmoni, che si attaccano alla bocca pressappoco come la fuligine si attacca al camino, formando un limo viscoso che rende la bocca pstosa. Questo limo è molto nocivo ai denti. Poi alcune parti di alimenti che si infilano tra i denti, ma anche il freddo, il caldo, cause di ostruzioni; le ingiurie del tempo, cause di reumi e di catarri; gli sforzi troppo violenti con i denti, i cattivi dentifrici, i dolci, i frutti austeri, i colpi violenti e naturalmente la mancanza d'igiene (p. 67-68). Senza dimenticare il tabacco di cui il fumo è dannaso ai denti, esso li rende neri e brutti (...). Esso riscalda la bocca (...). Non è che con ciò voglia distruggerne l'uso (...) So che ci si anneriscono i denti se non si ha una cura esatta nel tenerli puliti (...). Ma, poche righe dopo, il tabacco a condizione di un uso moderato si ritrova dotato di virtù preventive: Ma so anche che il fumo di tabacco può contribuire alla conservazione dei denti, procurando l'evacuazione degli umori in eccesso, che potrebbero agendo su di essi distruggerli (p. 45-46). Ma di gran lunga il più grande nemico dei denti è il mercurio, volgarmente chiamato argento vivo. (...) Con la sua azione fa gonfiare notevolmente le gengive, le logora, le distrugge; agisce allo stesso modo sulle membrane che rivestono la radice dei denti, sia internamente, sia esternamente; le dissecca, (...) le sradica, le fa cadere; o le distrugge con le carie che a cui dà occasione. Ne soffrono soprattutto i malati venerei, I Doratori di bronzo, i Vetrai, i Piombatori e tutti coloro che lavorano nelle miniere, ecc. (p. 69).

 

Segue l'elenco delle 103 malattie repertoriate in tre classi:

 

Quelle prodotte dalle cause esterne, 

 

Quelle prodotte dalle malattie occulte o nascoste

 

Quelle sintomatiche prodotte dai denti stessi


 

 L’enumerazione è pletorica: delle ripetizioni di cause ed effetti identici, di semplici varianti cliniche ne moltiplicano il numero. Carlos Gysel ne semplifica la classificazione.

 

 

 Le anomalie dentarie

 

Anomalie di conformazione. di costituzione e di produzione:

 

 

I denti soprannumerari (p. 3-4). 

 

Le radici soprannumerarie (p. 10-11). 

 

I canali soprannumerari dei molari inferiori (p. 12). 

 

L’abrasione eccessiva: dispersione di sostanzalo smalto si usura universalmente (...) soprattutto all'estremità della corona, per via dell'incontro con gli altri denti, ecc. (p. 73). 

 

L’ipoplasia o il difetto di consistenza dei denti dei bambini rachitici o bambini in fasce (malati caduti in languore e dimagriti un po' alla volta; cfr. Furetière) (p. 97).

 

Le agenesie: quelle dei denti del giudizio sono frequenti ed implicitamente considerati come normali (p.3). Quelle degli incisivi laterali superiori o inferiori abbastanza frequenti, quelle dei canini e dei premolari più rare: Quando questo accade ciò non può dipendere che dal fatto che la gemma dei secondi denti è perita per qualche motivo che non ci è sempre noto, o perché non si sono formate gemme per riprodurre i denti che avrebbero dovuto rinnovarsi secondo il corso ordinario (p. 297). 

 

 

L’eccezionale oligodonzia: è raro vedere che la natura non riproduca secondi denti  (p. 297). 

 

La fusione tra un canino ed un incisivo temporaneo: La parete separatoria di due alveoli non essendo stata formata, questi due alveoli non formano che una sola cavità e di conseguanza un dente doppio o due gemelli (p. 303). Bisogna pensare che l'unione dei loro corpi sarà stata effettuata allo stesso modo di quello delle ciliege che chiamiamo gemelle perché il loro nocciolo è doppio, benché non abbiano che una sola cosa (p. 13). 

 

La gemmazione: Il Signor Laudumiey (…) mi ha fatto vedere unmolare del lato destro della mascella superiore, composta da due denti uniti insieme per le loro radici (p. 14-15). 

 

Anomalie di morfogenesi:  

 

L’anchilosi: quando i denti vicini sono uniti tra di loro, che aderiscono alla parete separatoria, o in qualche altra parte dell'alveolo. Si deve, se possibile, separare i due denti con la lima prima dell'estrazione (p. 305). 

 

La colorazione intradentaria o ingiallimento della sostanza propria dello smalto dipendente da qualche materia alterata che la penetra, o del succo nutritivo viziato (p. 72). 

 

Les  macchie più bianche della sostanza dello smalto dei denti e che penetra sino alla cavità del corpo del dente  (p. 72). 

 

L’erosionetuberosità della sostanza smaltata del dente irregolarmente distrutto (p. 72). Esse rendono la surperficie esterna quachevolta ineguale e piena di asperità, quasi dall'aspetto di raspa, una malattia che somiglia molto allal carie; ma che tuttavia non è affatto carie (..). Essa proviene dal fatto che lo smalto è usurato da qualche materia erosiva, che vi ha prodotto lo stesso effetto in quest'occasione, che la rugine produce sulla superficie dei metalli (p. 94). 

 

 

Lo sviluppo tardivo dei denti temporanei nei bambini in fasce: Il difetto di consistenza dei denti dei bambini rachitici, fa sì che essi restino sempre racchiusi negli alveoli, senza uscirne, sino a che la parte viziata che determina la mollezza delle ossa siano dissipata, e che i loro denti abbiano acquisito l adurezza che essi dovevano avere, per dividere la gengiva che la ricopre (p. 29).


 

Anomalie da topogenesi 

 

 

La persistenza del dente temporaneo: A volte alcuni denti da latte, non si rinnovano mai, rimangono nei loro alveoli quasi così fermi e chiusi come quelli che si sono rinnovati (p. 32). 

 

L’ectopia: I denti che spuntanodal loro rango, che siano soprannumerari, o non, devono essere considerati come un difetto di conformazione e di conseguenza come una malattia  (p. 73-74). 

 

Lo spostamento: I denti si lussano o siscalzano verso l'esterno, l'interno o qualche volta di lato (p. 76). Tuttavia gli incisivi ed i caninipossono raddrizzarsi spontaneamente quando il dente da latte è estratto. Riprendendo ciò che dice Martin, egli sostiene che ciò non accade che per i premolari perché essi essendopiù larghi ed avendo più assestamento degli altri, quelli che arrivano a spingerli li sollevano per la parte mediana; da qui proviene il fatto che essi spuntino dritti (p. 33). 

 

L’égressione: I denti che eccedono in lunghezza i loro vicini devono essere considerati come dei denti malati, disposti in parte contro natura; poiché non soltanto essi sfigurano la bocca, ma causano anche degli inconvenienti alle parti vicine e nuociono all'articolazione della voca, il che obbliga a limarli (p. 73). 

 

L’ingressione: I denti si lussano, sprofondando nell'alveolo oltre la loro profondità naturale, in conseguenza di qualche caduta o colpo violente che li avrà colpiti sulle loro estremità esterne (p. 77). 

 

La rotazione; I denti si lussano rigirandosi nei loro alveoli;di modo che le loro parti si trovano per questo motivo disposti da un lato verso l'esterno e dall'altro verso l'interno (p. 76).

 

La posizione orizzontale: I denti si lussano obliquamente, di modo che una delle loro estremità tocchi la lingua, l'altra le labbra o la guancia  (p. 76).

 

La lussazione totale: I denti si lussano slogandosi interamente dai loro alveoli, per qualche colpo violento e reggendo ancora alla gengiva. Perciò si possono rimettere al loro posto; e molto spesso essi si mantengono in buon stato per molti anni; e a volte anche per tutto il resto della vita (p. 76). 

 

La carie  è la prima malattia che lavora per distruggere i denti; e fa loro maggiormente guerra durante la vita  (p. 85). 

 

 

Le specie di carie sono numerose: molli, secche, superficiali , profonde.

 

Delle cause esterne, [la carie] è più facile da riconoscere (…) e anche più facile da guarire (…). Delle cause interne, è più difficile da riconoscere: soprattutto quando essanon attacca che le radici, o il colletti del dente (...). Non si può spesso scoprirlòa che attraverso delole congiunture fondate sulla violenza e la permanenza dei dolori pulsanti, dei gonfiori, dei tumori, degli ascessi più o meno considerevoli che molto spesso l'accompagnano (p. 87). 

 

Le carie erosive , o come marce, causate da un virus verolico, scrofoloso, scorbutico, e sono quelle che fanno in poco tempo maggiormente progressi: esse sono quelle da temersi di più e le più difficili da guarire (p. 88). 

 

Tempo ottimale dei danneggiamenti: dall'età dei venticinque ai cinquant'anni (p. 88-89).

 

Per quanto riguarda il verme dentario: Fauchard è a volte perplesso: A volte troviamodei vermi nelle carie dei denti, tra il limo ed il tartaro (…) Non avendone mai visti, non lo escludo né li ammetto. Tuttavia concepisco che la cosa non sia fisiologicamente impossibile (p. 98-99), A volte incredulo perché Hémard non ne ha visti affatto (p.117-119). Poi dubitativo: I vermi dei denti (supposto che per caso a volte se ne incontrino) non causano affatto violenti dolori (p.124). 

 


Il dolore  

 

 

Quello dei denti è a volte acuto a volte pulsante (p. 104). 


Quello delle flussioni, in particolare quello dei denti affatto cariati (p. 99) dapprima sordo, poi diffuso: non vicino al punto dell'infiammazione, ma presso alla natura del disturbo circolatorio, da cui la prescrizione di dieta, salassi e clisteri prima di giungere insorabilmente alla soluzione finale, l'avulsione. 

 

Le conseguenze o complicazioni delle malattie dentarie soprattutto della carie sono le parulidi, flussioni, ascessi, fistole, trisma; che colpiscono le gengive ed il palato: le afte (ulcere), il cancro, lo scorbuto, o vaiolo.

 

 

Le malattie delle gengive 

 

Il principale uso delle gengive è di rendere i denti più fermi e più stabili negli alveoli, che contengono le loro radici; le gengive sono le conservatrici dei denti; esse contribuiscono all'abbellimento della bocca (p. 175). 

 

Fauchard mischia alle malattie della dentizione, il dolore, le ulcere (afte) e le conseguenze della carie dentaria: ascessi, parulidi, fistole, lo scorbuto, ecc. (p. 176). Il che lo costringe a dedicare il capitolo sulle malattie delle gengive quasi interamente agli inconvenienti di dentizione ed ai loro trattamenti che saranno l'oggetto di un capitolo nell'edizione del 1746. 

 

Per prevenire e calmare la violenza di questi accidenti, bisogna tentare di rendere la gengiva molle e più flessibile (...); bisogna molto presto dare un ciuccetto al bambino; questo ciucetto con il suo frescore calma il dolore, e modera l'infiammazione per un po' di tempo: e con la sua durezza facilita la divisione della gengiva pressandola, quando il bambino eccitato dal dolore, porta questo corpo duro alla bocca. Le radici di altea, miele di Narbona, cervello di lepre saranno sfregate sulla gengiva prima dell'ultimo rimedio, l’incisione con uno strumento per incidere (p. 177-179). 

 

 

In questa prima edizione le malattie sono descritte secondo:

 

La forma atrofica, repertoriata nella seconda classe dell emalattie dentarie (n°17): L’atrofia o diseccamento dell'alveolo dalle sue membrane e dalle gengive che sufficiente a causare la caduta del dente, senza che il dente sia cariato né tartarico, né che abbia causato alcun dolore (p. 78-79).

 

Le forme ipertrofiche: esse comprendono dapprima le epulidi, vere escrescenze , che si presentano sotto due diversi aspetti: il primo, in cui i tessuti sono molli, biancastre e come polipose (...) indolenti ed anche insensibili; l'altra, in cui i tessuti sono duri, rossastri (...) sempre doloranti e tendenti alla natura dello scirro, o del cancro (p. 188-189). Poi è desrcritta l'ipertrofia propriamente detta, quella chesubentra a seguito di qualche escoriazione, o ulcerazione delle gengive per il prolungamento o l'allungamento che il sangue ed il succo nutritivo producono accumulandosi all'orefizio dei vasi sanguigni che irrorano le gengive sulla zona in cui essi sono rotti o lacerati (p. 180-181).

 

In quanto alle forme infiammatorie considerate come una escrescenza dovuta al tartaro o agli effetti dello scorbuto, essesaranno descritte nell'edizione del 1746: c'è anche una specie di scorbuto a cui credo che nessun Autore ha ancora avuto cura di parlare e dans l’édition de 1746 ... (T. I, p. 275). 

 

 

Il tartaro o tufo

 

La sua origine è triplice: 

 

Le parti degli alimenti stemperati dalla saliva, diventano un limo pastoso e che non tarda a seccarsi nei periodi in cui la bocca è menoirrorata di saliva.

 

La respirazione, fa sì che ciò che vi sia di viscoso, grasso e di pesante in queste esalazioni (…) si unisca al primo strato di tartaro.

 

Infine e soprattutto la saliva viziata carica di sali e di molte piccole parti solide, li deposita contro il corpo dei denti  (p. 133-134). 

 

 

 

Un abbozzo dell'ortodonzia

 

 

Due capitoli del tomo II (da p. 85 a 123) si intitolano: Dei denti storti, mal sistemati, lussati; degli strumenti e dei rimedi che servono ad operare, quando si raddrizza e consolidano i Denti per il rpimo. E per il secondo: Modo di operare per consolidare i denti vacillanti. Per Julien Philippe, essi sono "i punti di partenza di tutta l'ortodonzia". 

 

Non sono naturalmente che delle premesse perché il campo ricoperto è preso in senso molto ampio ed il raddrizzamento ingloba ogni genere di posizioni scorrette di origine molto diverse. Non è questione né di dismorfosi né di relazioni intramaxillari già intraviste da Bartolomeo Eustachio nel Libellus de Dentibus (1563), quando un maxillare è più lungo dell'altro o quando la sua parte anterioreè troppo lunga.

 

Le cause di queste posizioni scorrette non sono che degli inconvenienti locali: la persistenza o l'estrazione precoce di un dente da latte, i colpi e gli sforzi violenti, i denti soprannumerari, le agenesie che porovocano dei diastemi.

 

 

 

I principi terapeutici

 

 

L’esame clinico sarà accurato, perché da esso dipenderanno la decisione di estrarre o quella di raddrizzare.

 

In modo generale, il raddrizzamento non concerne praticamente che i denti anteriori.

 

Per raddrizzare il dente di un bambini, i Denti dei giovani soggetti sono molto più facili da raddrizzare, si tenterà dapprima con la lima, in seguito i mezzi meccanici, e fedeli a Celso. le dita diverse volte durante la giornata possono essere utilizzate alcune volte . Infine, se necessario: i mezzi chirurgici: Se non vi si riesce con questi mezzi, non si deve esitare ad estrarre il Dente, per prevenirne conseguenze deleterie. Ho visto diverse volte dei Denti ricurvi o mal posizionati forare poco alla volta le labbra, le guance e produrre delle ulcere più o meno difformi, o pericolose (p. 87).

 

Per un adulto, i mezzi meccanici richiedono spesso troppo tempo, meglio applicare immediatamente il metodo chirurgico, la lussazione o l'estrazione

 

Le precauzioni preliminari: esaminare il paziente, seduto su di una poltrona adatta, fargli aprire e chiudere la bocca allo scopo di esaminare la situazione da dare ai denti da raddrizzare; limare quelli che sono troppo lunghi così come i denti opposti troppo grandi, allo scopo di impedire che nei movimenti delle mascelle questi denti vengano ad urtare quelli che si saranno raddrizzati (p. 88).


Necessità di contenzione per ogni dente mobile, con l'aiuto di fili d'oro per reggere le lamine di piombo e deve essere allo stesso tempo consolidata da medicamenti o dai rimedi.


 


I mezzi e le tecniche


L'uso della lima per distribuire lo spazio richiede abilità ed estrema circospezione.

 

Per il raddrizzamento:

 

Le legatura con dei fili o della seta cerata per ridurre degli spazi o raddrizzare dei Denti inclinati.

 

I fili associati alle lamine d'oro o d'argento né troppo solidi né troppo flessibili per il raddrizzamento dei Denti malposizionati; o ancora i fili associati a delle lamine in piombo unite con l'impiego del pellicano, per il riposizionamentoi dei denti lussati e benché già segnalati da Martin, Fauchard non pretende non per questo di essere stato il primo ad utilizzare questa tecnica.


Per i Denti inclinati verso l'interno (linguoversione), l'impiego del pellicano si impone. 

 

 

Conclusione

 

Quest'opera maggiore segna una svolta nella storia della Professione. 

 

Tenuto conto della sua importanza, del suo innegabile apporto nei confronti degli autori del XVII secolo, si può tuttavia rimpiangere un accesso dell'opera spesso difficile per la sua profusione e un piano generale ritagliato in un numero elevato di capitoli che avrebbero potuto essere raggruppati per un migliore apprendimento di quest'incommensurabile opera scientifica. Si tratta forse della conseguenza di un ascrittura a quattro mani?


Coloro che l'hanno ammirata e che scriveranno dopo di lui si sforzeranno di costruire maggiormente e alcuni vi si dedicheranno con successo.


Infine a tratti, ci si può anche irritare per l'immodestia di un autore, più pronto a criticare i suoi pari che a riconoscere quanto egli deve loro, e che gli hanno per di più permesso di superarli. La qual cosa gli è stata rimproverata numerose volte, soprattutto all'estero.


 

NOTE

[1] Nous avons procédé alors à un suivi généalogique de ces familles au 17ème siècle: il n'y a que quatre registres faisant référence au nom de FAUCHARD: ISSEL, AVAILLES, ESSÉ, MOUTIERS, dans un rayon de 7 kilomètres en suivant la Seiche. (Actes SFHAD LYON 1999).

 

[2] Pierre-Nicolas Gaulard a été, de 1738 à 1740 le talentueux élève de Fauchard. Leur association sera interrompue par une affaire qui fit grand bruit. Très dépensier, criblé de dettes, Gaulard décide de cambrioler la Varlet, ancienne fille d’opéra, qu’il savait posséder des diamants, des bijoux, de l’argent, des vêtements précieux, etc. C’est en restituant partiellement et mystérieusement son larcin dans un linge marqué de son initiale qu’il fut découvert, accusé de préméditation et pendu.

 

[3] Gomphose : (du grec gomphos, clou, cheville). Articulation immobile dans laquelle les os sont emboîtés l’un dans l’autre. (Dict. Odonto-stomatologique, P BUDIN, S. D. P. S. 1970)

 


Bibliographie

 

Jean Angot. Fauchard et son œuvre. Étude analytique et critique. Thèse pour le diplôme d’État en chirurgie dentaire, Université de Paris VII, 1985

 

 

André Bésombes et Georges Dagen, Fauchard et ses contemporains. Ed. SNPMD, 1961, Paris

 

 

Carlos Gysel. « Les implications cartésiennes de la nosologie bucco-dentaire de Fauchard », Revue Belge de Médecine dentaire, 34, p. 313-320, 1979

 

Carlos Gysel. Histoire de l’Orthodontie, p. 141-142, p. 147, p. 391-416, Société belge d’Orthodontie, 1997, Bruxelles

 

Julien Philippe. Histoire de l’Orthodontie, S.I.D.E 2003 Paris


 

 

 

LINK al post originale:

 Le Chirurgien Dentiste ou Traité des dents

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Published by Massimo - in Grandi opere
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