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28 settembre 2011 3 28 /09 /settembre /2011 12:00

Il caduceo di Ermete non è quello di Esculapio

 

 

 

 

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  Adamo ed Eva, miniatura  x secolo 

 

Il caduceo è un simbolo molto antico e che si presta a numerose e complesse interpretazioni. Eccone alcuni rudimenti per le persone interessate ai miti e le antiche rappresentazioni e sicuramente per i professionisti della comunicazione. In alcuni casi, ho indicato alcuni collegamenti verso siti interessanti.

 

La parola caduceo proverebbe dal sanscrito Kàrù che significa cantore o poeta. Sarebbe stato ripreso dal greco dorico con il significato di “araldo” o “messaggero ufficiale” che officiava durante le trattative diplomatiche. La parola latina “caduceus” significa “bastone” (da pellegrino)”. Per alcuni autori, sembra che il dio egiziano Thot (dalla testa di Ibis), inventore della scrittura e delle arti, pesatore delle anime che accompagnava il passaggio dalla vita alla morte ed era egualmente il messaggero degli dei potrebbe averne avuto uno. La traccia sarebbe il primo ruolo di Hermete, cioè Ermete psicopompo (colui “che guida le anime”). Da non confondersi con il suo appellativo dato nel III secolo dai Greci (Trismegisto, e cioè “Tre volte grande”!).

 

  03.JPGNella tomba di Seti I in Egitto si vede chiaramente il Dio Thot reggere con la mano sinistra il caduceo, rappresentato da due serpenti incrociati che indossano sulla testa le corone dell'Alto e del Basso Egitto.

 

 

Questo appellativo proverebbe dal fatto che Ermes sarebbe vissuto una ventina di secoli prima della nostra era per inventare l’astronomia (e le cosmogonie) e si sarebbe incarnato una prima volta per la filosofia e la medicina poi una seconda volta per approdare alla grande opera degli Alchimisti e cioè la “rivelazione” della teoria macrocosmo/microcosmo e della similitudine tra l’uomo e l’universo, poi la sua trasformazione fisica e mentale personale come preludio della conoscenza universale. È evidentemente alla fonte duale dell’ermetismo (oscurità, incomprensione) e dell’ermeneutica (comprensione profonda dei testi religiosi e più tardi teorie generale della comprensione o della conoscenza). Ermete è forse il più completo dei semidei, cioè, perfetto ed imperfetto, positivo e negativo, benevolente e malvagio, sintesi mai compiuta delle due tendenze opposte dell’essere umano: l’apertura verso l’altro, la generosità e la fermezza, l’interesse.

 

Ecco alcune rappresentazioni classiche di Ermete che regge il caduceo.

 

 

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(vaso greco, statua e monete greche)

 

   

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  La moneta con effige di Ermete data del 481 a.C. Il caduceo è chiaramente visibile a destra.

 

 

 

 

Un pezzo molto raro, la parte alta di un caduceo con i due serpenti ben visibili (le ali non compaiono):

caduceo06.gif


 

 

Infine, la rappresentazione qui sotto della dea romana Felicitas mostra che le donne reggevano anch’esse il caduceo (qui insieme al corno dell’abbondanza).

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Ed un altro di Mercurio, equivalenti presso i Romani:

caduceo08.jpg Ne esiste una superba versione a Lione. Si vede chiaramente il petaso, il cappello del viaggiatore.

 

 

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Ed un altro a Londra:


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 Troviamo numerose monete romane che presentano dei caducei, anche con la figura di Giulio Cesare!

 


caducee11.jpg Sandro Botticelli ne ha rappresentato uno superbo nel suo quadro La Primavera. Ermete è a sinistra, si distingue il caduceo tra le fronde.


caduceo00.jpg

 

 

Ma, prima di lui, Michelangelo, sui soffitti della Sistina, aveva rappresentato il serpente della conoscenza in una posizione evocante il caduceo:

 

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 Il primo detentore della “bacchetta d’oro” sarà Apollo, il fratellastro di Ermete. Il suo caduceo non presenta che un solo serpente e l’avrebbe ceduto ad suo figlio Asclepio (Esculapio per i Romani) dopo oscure storie di furto di greggi. In quanto ad Ermete, il suo primo attributo era la lira che Apollo gli comprò per quanto ne era affascinato. Ma in seguito, Apollo avrebbe voluto cambiare questo stesso bastone contro il flauto che Ermete aveva egualmente inventato e costruito. Qui si trova l’origine del caduceo di Ermete e del rischio di confusione con quello di Esculapio.

caduceo13.jpg Secondo la leggenda, Ermete (Mercurio per i Romani) scoprì la virtù magica del bastone d’oro ceduto da suo fratello Apollo quando tentò di separare due serpenti in lotta. Quest’ultimi si attorcigliarono in senso inverso  intorno al bastone. Uno specialista ipotizza anche che con alcuni serpenti Arboricoli la cosa è abbastanza normale.

 

In seguito, la simbolica si installò ed il caduceo accompagnò sempre Ermete. Realizza l’equilibrio di tendenze antagonistiche intorno all’asse del mondo o dell’asse della vita (i serpenti rappresentando l’acqua ed il fuoco, il bastone la terra e le ali, il cielo). Il caduceo diventa un simbolo di mediazione e di pace portato dal “Messaggero degli Dei” e anche, per gli iniziati, la guida degli esseri nei loro mutamenti di stato. Da cui il legame già sottolineato con il dio Thôt con il nome di Ermete psicopompo, incaricato di accompagnare i morti e di assicurare il loro passaggio verso l’aldilà.

caduceo14.jpg Gli altri attributi di Ermete sono ben noti (dialogo, commercio, magia e furto). Da cui la buona reputazione della comunicazione e dei comunicatori che hanno lo stesso dio dei mercanti, dei maghi e dei ladri!

 

 La frequente presenza delle ali sui due serpenti, all’estremità del bastone simboleggia anche il lato messaggero con gli dei. Si noterà che le tradizioni indiane e/o cinesi è in coincidenza con il tema del drago (serpente) alato, visibile all’entrata di tutti i templi. Alcuni commentatori arrivano a pretendere che le ali solari egiziane sarebbero un caduceo visto dall’alto.


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 Quel che è certo, è che queste ali hanno evidentemente un valore simbolico che si è perpetuato molto tardi. Si pensi al Leone alato, simbolo di Venezia. 

 

 Al Louvre esiste una magnifica rappresentazione di un caduceo del 2150 a.C. su una coppa il da libagione” del principe Gudea di Lagash (Sumero), certamente uno dei più antichi al mondo.


caduceo_Gudea16.jpg 

 Gudea fa a ponte tra le rappresentazioni occidentali (greche poi romane passando per gli Etruschi) ed orientali, indiane, cinesi ed egiziane.

 

Nell’approccio indiano, sanscrito, il bastone è l’asse del mondo, intorno a cui sale e scende l’energia vitale e cosmica della Kundalini (traduzione: serpente di fuoco, ma anche manifestazione del Ki cinese, del Ki giapponese, del santo spirito cristiano?). I due serpenti simboleggerebbero il passaggio, uno affinché arrivi, l’altro affinché parta. In questa tradizione, ripresa dallo Yoga ed il Tantrismo, il caduceo e la rappresentazione a volte molto precisa dei serpenti e delle loro 7 intersezioni può illustrare le ruote del corpo, i chakra (ricordiamo che questa parola sanscrita molto carica di esoterismo, significa “ruota”). Si avrebbe così, dal basso in alto: il perineo, la zona genitale (attenzione, non gli organi sessuali), il plesso solare, la regione del cuore, la regione della gola, la regione della fronte, la fontanella sulla sommità del cranio (il chakra corona).

 

La kundalini, nella tradizione ermeneutica sarebbe la “Forza forte di tutte le forze”. Sarebbe il principio femminile di Dio, da cui forse la metafora dei serpenti della conoscenza. Il caduceo significherebbe allo stesso tempo benessere fisico al più semplice livello di interpretazione e armonia celeste, vacuità, pienezza, apertura al mondo per il più alto.

 

Per tornare alla coppa di Gudea, eccola rappresentata “svolta”, disegnata con un commento sulla “copulazione delle vipere”.

 

 


caduceo.Gudea17.gif

 

 

L’interpretazione sessuale è molto frequente in tutte le tradizioni, il bastone essendo evidentemente fallico dunque maschile ed i serpenti che lo circondano rappresentano il principio femminile. Alcuni autori ci vedono l’universalità dello Yin e delle Yang che riunisce il principio maschile e femminile ma anche morte e vita.

 

Un’interpretazione insiste sull’accoppiamento dei serpenti e la simbolica della fecondità. Il caduceo sembra una delle più antiche immagini indoeuropee. Ma ricorda anche molte rappresentazioni azteche o i draghi alati cinesi già citati.

 

Studi più eruditi cercano i caducei presso altre divinità, come i Celti (Cesare parla del Mercurio dei Galli) o si preoccupano del tipo di serpente, forse una biscia piuttosto che una vipera.

 

Gli alchimisti non si sono anch’essi esentati di fornire la loro spiegazione del caduceo, perché Ermete è anch’egli il loro dio: i due serpenti rappresenterebbero i principi antagonisti (zolfo/mercurio, fisso/volatile, Umido/secco, caldo/freddo) che devono unirsi nell’oro unitario dell’asse del mondo. Da questo punto di vista l’alchimia mira alla trasformazione interiore, l’iniziazione e non la volgare trasformazione del piombo in oro che non è che un preliminare, una causa facile da afferrare per i non iniziati.

 

Asclepio è in principio rappresentato in piedi mentre regge con la mano un bastone da pellegrino, simbolo del viaggiatore universale, ma con un solo serpente attorcigliato intorno al bastone. Questo serpente, come tutti gli altri, è simbolo del sapere: insinuandosi nelle fessure della Terra, era in grado di conoscere tutti i segreto, tutte le virtù delle piante medicinali, i misteri della morte, il tempo che resta da vivere, ecc. Possiamo dire anche che il serpente si rinnova costantemente attraverso la muta ed comporta una simbolica affascinante di rinascita e di giovinezza perpetua. Si abbandona la propria vecchia pelle per rinascere da se stesso. A volte, si giunge sino a nutrirsi del suo vecchio involucro.

 

Nel mito, Asclepio vide un serpente che si dirigeva verso di lui, gli tese un bastone, l’animale vi si arrotolò, Asclepio colpì il suolo ed lo uccise. Apparve un secondo serpente, che aveva tra le fauci un’erba con la quale richiamò il primo alla vita. È così che Asclepio ebbe la rivelazione della virtù delle erbe medicinali.

 

Il caduceo può ancora rappresentare la lotta tra gli istinti e la padronanza di sé o le malattie e la salute, con un esito fortemente spirituale (le ali). Il serpente (unico) si arrotola intorno al bastone che simboleggia l’albero della vita, per significare la vanità domata e sottomessa, il suo veleno si trasforma in rimedio, la forza vitale pervertita ritrova la via verticale che risale che permette la sola vera guarigione, quella dell’anima. Il caduceo appare allora come un simbolo privilegiato dell’equilibrio psicosomatico, dell’armonizzazione dei desideri, del porre ordine nell’affettività, dell’esigenza, dell’esigenza di spiritualizzazione/sublimazione che presiedono non soltanto alla salute dell’anima ma condeterminano la salute del corpo sradicandone l’Hýbris.

 

 

Jean Luc Michel 

 

 

 

 

LINK al post originale:

Le caducée de Hermès n'est pas celui d'Esculape

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Published by Massimo - in Arte e scienza
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