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25 gennaio 2014 6 25 /01 /gennaio /2014 07:00

Storia della farmacia e dei farmacisti

 appo i principali popoli del mondo

 

storia farmacia frontes

CAPO IV

 

PRIMI FARMACISTI IN FRANCIA - GIURAMENTO DE’ FARMACISTI - ORDINANZE REGALI

 

 

Dopo aver dato un rapido cenno sui farmacisti dei più celebrati tra gli antichi popoli, noi vogliamo di presente occuparci di tempi non guari così remoti, e verremo esponendo la storia di questa così importante branca della medicina appo le più civili nazioni del mondo.

 

La divisione della medicina e della chirurgia era cominciata nel corso del primo secolo dell’ èra cristiana sotto il regno dell’ imperatore Caligola e nel tempo in cui fioriva il gran Celso. Ma questa divisione non fu consacrata che oltre mille anni dopo, sotto i regni dei re di Francia Luigi VII e Filippo Augusto.

 

In quanto alla farmacia, non si potrebbe con aggiustatezza assegnare il tempo preciso in cui essa fu disgiunta dalla medicina e dalla chirurgia. Faremo di ricercare un po’ di luce in queste tenebre.

 

Vedemmo che fin dalla più lontana antichità la medicina, la chirurgia e la farmacia non formavano che un’arte sola; che, in appresso, il numero delle sostanze medicamentose si accrebbe con le cognizioni mediche.

 

La farmacia fu disgiunta dalla medicina e dalla chirurgia per formare una branca distinta dell’arte salutare.

 

Questa separazione, effettuata secondo Celso circa 330 anni prima dell’ èra volgare, nel tempo di Erofilo e di Erasistrato, vale a dire nel tempo in cui fioriva la Scuola di Alessandria siccome vedemmo nel II Capo di questa opera, si mantenne per alquanti secoli, in sin tanto che le scienze si perdettero nello stato di barbarie che caratterizza l’ultimo periodo dell’ impero romano e il medio evo.

 

Questa si fu la prima separazione della farmacia.

 

La seconda ebbe luogo nel tempo in cui gli studi medici rifiorirono per effetto dello impulso che l’araba civiltà dette alle scienze in Europa.

 

Ma con maggiori elementi di sicurezza si può asseverare che il tempo in cui la farmacia cominciò a diventare una scienza tutta propria e disgiunta dalle altre affini è l’epoca della istituzione delle Università in Europa, vale a dire che dobbiamo riconoscere nella infanzia del XIII secolo il tempo in cui i farmacisti formarono un ceto distinto e civile.

 

Già da lungo tempo i medici avevano rinunziato alle preparazioni de’ medicamenti, e ne avevano affidato la cura agli allievi che studiavano sotto la loro direzione. Un tal motivo spiega quella specie di patronato che essi esercitarono su i farmacisti, i quali dovevano prestare un curioso giuramento, che ci piace di qui riportare:


“Io giuro e prometto innanzi a Dio, autore e creatore di tutte le cose, unico in essenza e distinto in tre persone eternamente beate, che manterrò punto per punto tutti gli articoli seguenti:
E primamente giuro e prometto di vivere e morire nella fede cristiana.

Item
. D’amare ed onorare i miei genitori il più che mi sarà possibile.
Item
. D’onorare, rispettare e far servire, per quanto le mie facoltà consentiranno, non solamente i dottori medici che m’avranno istruito nella conoscenza dei precetti della farmacia, ma anche i miei precettori e maestri sotto i quali avrò imparato il mestiere.

Item. Di non isparlare di nessuno de’ miei antichi maestri, dottori farmacisti od altro o di chicchessia.

Item. Di riferire tutto ciò che mi sarà possibile per l’onore, per la gloria, per l’ornamento e per la maestà della medicina.

Item. Di non insegnare agl’idioti ed agl’ingrati i segreti e le rarità della detta scienza.

Item. Di non fare niente temerariamente senza l’avviso dei medici e con la speranza del lucro.

Item. Di non dare alcun medicamento o purgante agli ammalati affetti da qualche malattia senza prima chiederne consiglio a qualche dotto medico.

Item. Di non toccare in verun modo le parti vergognose ed occulte delle donne, tranne che non sia per grande necessità, cioè a dire allorché sarà necessario di applicarvi qualche rimedio.

Item. Di non isvelare a nessuno il segreto che mi sarà stato affidato.

Item. Di non dare giammai a bere alcuna qualità di veleno, né consigliare ad alcuno di darne nemmeno ai più grandi nemici.

Item. Di non dar giammai a bere pozioni abortive.

Item. Di non tentare giammai di fare uscire dal ventre della madre il frutto, in qualunque siasi il modo, senza prima chiederne consiglio a qualche medico.

Item. D’eseguire punto per punto le prescrizioni dei medici senza aggiungere o togliere niente in quanto che saran fatte secondo l’arte.

Item. Di non servirmi mai di qualche succedaneo sostituto senza il consiglio di qualcuno di me più saggio.

Item. Di disapprovare e fuggire come la peste le pratiche scandalose e perniciose di cui si servono oggi i ciarlatani empirici suggeritori di alchimia, a grande vergogna dei magistrati che li tollerano.

Item. Di prestare aiuto e soccorso indifferente mente a tutti quelli che chiedono l’opera mia, e finalmente di non tenere alcuna cattiva o vecchia droga nella mia bottega.

 Il Signore mi benedica sempre fintantoché adempirò a tutte queste cose.

 

 

I farmacisti di quel tempo erano annoverati nella classe degli speziali, de’ droghieri e degli erbolai.

 

È noto che la parola speziale derivò da species ovvero aromi ed altre cose forti. Prima della scoverta delle Indie occidentali ed orientali, perciocché lo zucchero era caro e rarissimo, si faceva uso semplicemente di spezie od aromi; il che diede agli speziali una certa importanza; ed a Londra questo uso era tenuto in tanta considerazione che Guglielmo III volle formar parte del ceto degli speziali. Qualche tempo di poi, la corporazione degli speziali-farmacisti pervenne ad occupare un posto secondario tra le classi sociali; vivea sotto la disciplina di sei maestri o custodi, i quali, al pari de’ giudici e de’ consoli delle città, municipali, portavano la veste di panno nero orlata di velluto dello stesso colore, col collare e le maniche, pendenti.

 

In virtù di un titolo accordato nel 1312 da Filippo il Bello e confermato nel 1321 da Carlo IV, furono chiamati il comune degli uffiziali mercanti incaricati dei pesi dacché avevano in deposito il campione de’ pesi e delle misure di Parigi. Avevano il diritto di visitare i pesi di tutti gli altri mercadanti, ma eglino stessi erano tenuti di far verificare i loro in ogni sessennio sulle matrici originali.

 

Perlocché, la prima ordinanza emanata per la corporazione degli speziali e de’farmacisti risguarda precipuamente i pesi e le stadere. Questi primi regolamenti non si applicano che alla parte esterna del mestiere, cioè i pesi , il modo di comprare , di vendere e di stabilire la senseria; bensì non parlano di repressione che pel solo furto delle merci.

 

Ma ben presto si sentì il bisogno di esercitare su i farmacisti una sorveglianza più attiva di quella che non si applicava che ai pesi. Non solamente i custodi della corporazione, ma eziandio i medici furono incaricati di vegliare sulla vendita delle droghe.

 

Questi furono i princìpii della legislazione farmaceutica.

 

Questa corporazione mista portava ancora il nome di corpo di mercanti in grosso, speziali e farmacisti; e a somiglianza de’ pannaiuoli, avea per protettore S. Nicola.

 

Le riunioni di questa strana confraternita si tennero primamente nella chiesa dell’ospedale di S. Caterina; poscia, nel 1546, nella cappella di Nostra Donna (Nôtre-Dame), di poi a Sainte-Magloire: nel 1572, nel coro della chiesa di Santa Opportuna, e finalmente, nel 1589, appo l’altare maggiore de’ Grandi Agostiniani.

 

Bisognava fare un capolavoro prima di entrare in questo collegio; e i farmacisti erano più che altri rigorosamente astretti a questa formola.

 

Siffatte ordinanze e regolamenti non ebbero dapprima applicazione che nella sola città di Parigi, e non si estesero in tutta la Francia che poco appresso. Esse abbracciano complessivamente le due classi di speziali e di farmacisti.

 

Ma una certa rivalità non tardò a manifestarsi tra questi due ceti, rivalità che nacque in sulle prime per pretensioni di priorità, e si accrebbe in seguito fino a durare per secoli; ed oggi non è cessata del tutto.

 

Dodici anni prima della memorabile battaglia dei Greci, vale a dire nel 1336, Filippo di Valois stabilì la superiorità de’ medici su i farmacisti, per mezzo di un mandamento al prevosto di Parigi per costringere i farmacisti, i loro commessi e gli erbolai a custodire le ordinanze risguardanti l’esercizio dell’arte farmaceutica e le spezierie.

 

A seconda che si moltiplicavano i regolamenti, i farmacisti cercavano di concentrare nelle oro mani il monopolio della composizione e della vendita di rimedii: ottennero che fosse espressamente vietato a quelli che non erano della loro corporazione lo spacciare alcuna droga. Era questo un savio provvedimento di legittima precauzione, il quale non si potrebbe abbastanza raccomandare anche ai dì nostri, sendo di somma importanza che uomini non competenti e non facoltati non pongano a gravi pericoli la pubblica salute.

 

A tal uopo, venne emanata da Giovanni il buono una ordinanza nel 1352 secondo la quale, il capo della corporazione de’ farmacisti, assistito da due maestri in medicina nominati dal decano della Facoltà di medicina, e da due farmacisti eletti dal prevosto di Parigi o dal suo luogotenente, dovea fare due visite all’anno, circa la festa di Pasqua e quella di Ognissanti, a tutti i farmacisti di Parigi e sobborghi. E questa visita era di tale importanza che i visitatori doveano giurare, alla presenza del prevosto o del suo luogotenente, che secondo la loro scienza e coscienza, senza odio né favore per nessuno, si confermerebbero allo spirito della ordinanza, e che la loro visita non avrebbe altro scopo che quello della pubblica utilità e del bene de’ corpi umani; giuramento che precedentemente dovea esser fatto eziandio dal capo della corporazione.

 

I farmacisti della città e dei sobborghi giuravano dal canto loro, al cospetto del capo della corporazione e di quattro assistenti, che essi direbbero la verità tanto sulle medicine quanto su ogni altra cosa pertinente al loro mestiere; che dichiarerebbero pure quali fossero le loro medicine antiche e quali le novelle; che terrebbero il loro libro, cioè l’Antidotario Nicola corretto da’ maestri del mestiere ; che non porrebbero in vendita nessuna medicina corrotta e non sostituirebbero alle fresche le antiche; che non farebbero uso che di pesi riconosciuti buoni da’ visitatori; che quando volessero preparare una medicina lassativa ovvero un oppiato, ciò non farebbero senza il consiglio di un maestro del mestiere, e che, dopo aver composto una medicina, scriverebbero sul vaso da contenerla il mese in cui fu fatta, e che la gitterebbero via se cominciasse a corrompersi; che non venderebbero né darebbero alcuna medicina che potesse cagionare danni o aborti, tranne che non avessero la certezza che la dimanda fosse fatta per espressa ordinanza del medico; che non tollererebbero la frode, se qualche medico volesse far loro vendere le medicine ad un prezzo più alto del giusto ad oggetto di partecipare al lucro; insomma che nulla farebbero di contrario alla equità, alla moralità, del mestiere, per cupidigia di lucro, per particolari rancori o per altra causa qualsivoglia.

 

La stessa ordinanza disponeva che nessuno poteva far parte della corporazione se non sapesse leggere le ricette, preparare e comporre le medicine; e che, attesoché i garzoni de’ farmacisti facevano spesso delle medicine di nascosto, dovessero prestare lo stesso giuramento de’ loro padroni; che, se i maestri trovassero cattive composizioni, dovessero torle vie.

 

Presso a poco lo stesso giuramento era prestato dagli erbolai. Se queste ordinanze risguardavano il leale e legittimo esercizio dell’ arte farmaceutica, questa pertanto non era ancora uscita dalla infanzia.

 

Più di un secolo scorse senza notabili mutamenti nella legislazione farmaceutica. Certo è pertanto che la professione di farmacista era già sottoposta, fin dal secolo decimo quarto, ad una severa disciplina. Fino al termine del secolo appresso, le ordinanze disciplinari non mutarono gran fatto. Intese primamente a tutelare gl’interessi del pubblico in quanto alla giustezza de’ pesi, affinché il compratore non venisse frodato sulla quantità, ebbero poscia in mira di accertare la buona qualità, delle droghe.

 

Prima di chiudere questo capitolo, per tener dietro ad in certo ordine cronologico, diremo che le prime tracce di una corporazione farmaceutica in Bruges si ritrovano nell’anno 1297. Questa corporazione possedeva, al cominciar del IV secolo, una spaziosa sala per trattarvi i suoi affari, un suggello, statuti ed una cappella. Essa aveva il privilegio esclusivo della vendita delle medicine. Membri di distinte famiglie appartenevano a questa corporazione e vi tenevano uffizi di magistratura. Essendo provvista di ricchezze e di privilegi , essa offerì alla città, in tempi diversi, grosse somme per patriotiche cause.

 

La prima bottega conosciuta di farmacia in Londra fu nel 1345, la prima in Norimberga nel 1404, e la prima in Francia nel 1336. Bruges aveva invece le sue farmacie fin dal principio del secolo decimo quarto. La prima legge che risguarda la loro ispezione porta la data del 1497. Nello intento di limitare il numero delle farmacie, un’ordinanza fu emanata nel 1582, la quale prescriveva che nessuno potesse aprir farmacia, se pria non avesse studiato le scienze relative pel corso di tre anni e dato saggio delle sue cognizioni e della sua capacità; dovesse in pari tempo prestare il giuramento della corporazione.

 

Nel 1585, un’altra ordinanza ebbe per oggetto la vendita dell’ arsenico. Nel 1683, dietro reclami dei farmacisti, fu proibito ai medici, sotto gravi multe, il dispensare da sé stessi i medicamenti. Soltanto nei primi tre giorni della fiera annuale erano tollerati nella città i cerretani e i cavadenti.

 

Nel 1697, per porre un freno ai prezzi arbitrarii delle medicine, fu ordinata una tariffa.

 

Nel 1760, Maria Teresa decretò la nomina di una Commissione medica, composta di due medici, di due chirurgi e di due farmacisti , la quale dovea sindacare le operazioni de’ medici. Questa Commissione fu annullata in sullo scorcio del secolo decimo ottavo , e fu surrogata da un giurì medico.

 

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Published by Massimo - in Farmacologia
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