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27 febbraio 2014 4 27 /02 /febbraio /2014 07:00

CAPO II

 

LA FARMACIA IN INGHILTERRA.

 

 

Per avere un’idea precisa dello stato della farmacia in Inghilterra, siccome era per lo passato e com’è a questi tempi nostri, è d’uopo risguardare questa professione sotto tre aspetti, cioè:

1° La sua legislazione;

2° La maniera onde viene esercitata;

3° Gli uomini che la esercitano.

Sembra incredibile che in un paese, che va annoverato a buon dritto tra i più colti del mondo, mancasse per lo addietro una legge organica che regolasse l’insegnamento e l’esercizio di quest’arte. Ognuno poteva esercitarla, senza che fosse sottoposto ad esami o a regolamenti, sia da parte del governo, sia della stessa corporazione.

Ciò non pertanto, alcuni farmacisti erano provveduti di diplomi. Costoro ottenevano il loro certificato di Capacità da due istituzioni: 1° Dall’Apothicary’s hall, che era una specie di farmacia centrale; 2° dalla Società di Farmacia dì Londra e della Gran Brettagna, Pharmaceutical Society of Great Britain.

Era ed è quivi un laboratorio per le manipolazioni chimiche e farmaceutiche, un museo di storia naturale, un anfiteatro ed una biblioteca.

I professori di questa scuola erano e sono uomini eminenti nelle scienze.

In Francia, la Scuola è distinta dalla Società di Farmacia; in Inghilterra, la Scuola e la Società sono indivise..

Ecco qual è il compito della Società di Farmacia di Londra:

Essa nomina ogni anno un giurì di esame (Board of Examiners), che si riunisce ogni mese per l’esame de’ candidati.

Vi sono tre esami.

 

Il primo, Classical Examination, si applica agli alunni della Società. Quelli che dimorano in Londra o nei sobborghi vengono esaminati dalla Società di Farmacia. Se il candidato dimora ad una distanza di oltre dieci miglia dalla capitale, viene esaminato nel suo paese da un delegato della Società.

 

In questa prima pruova egli deve tradurre dal latino nella sua lingua materna la Farmacopea ed altre formole magistrali; deve inoltre rispondere ad alcuni quesiti di aritmetica elementare.

Il secondo esame, Minor Examination è obbligatorio per ogni candidato al titolo di Socio della Società di Farmacia. Questo esame si divide in due parti: la prima si aggira su la traduzione di prescrizioni latine, su la interpretazione delle formole abbreviative e sul modus operandi; la seconda si aggira su la materia medica.

Alcune sostanze non denominate da particolari bullette sono spiegate su un tavolo; ed è necessario che il candidato le riconosca; che ne dia a conoscere le qualità, la sorgente, e che entri in tutte le particolarità relative alla loro storia naturale. I metalli, le terre, gli alcali, gli acidi, i sali fanno anche parte di questo esame. Alquanti quesiti di chimica, la preparazione de’ numerosi prodotti inscritti nelle farmacopee, quella che queste sostanze patiscono nelle fabbriche, i caratteri co’ quali vengono somministrate al pubblico, la maniera di scoprirne la sofisticazione come pure la storia di certi veleni; tutto ciò appartiensi al programma di questo esame.

 

Il terzo esame, Maior Examination fu subito dai candidati per l’ammessione al titolo di membro della Società. Esso ha per oggetto una parte delle materie comprese nel precedente, ma con isviluppi più estesi dell’analisi chimica e tossicologica; addimanda, inoltre, risposte scritte ai quesiti proposti. Questo è l’esame più spinoso; ed è quello eziandio che dà il titolo di farmacista e di membro della Società.

 

I farmacisti possessori di diploma formavano dunque in Inghilterra una eccezione, perocché la maggior parte degli esercenti la farmacia ne erano sprovvisti, ed ignoravano taluni anche gli elementi della scienza.

 

I farmacisti provveduti di diploma non erano sottoposti a nessuna condizione né di età né di tirocinio; formavano una categoria a parte, minima ed interamente eccezionale.In fatti, dei dieci mila individui all’ incirca che nei tre regni uniti della Gran Brettagna vendevano tempo fa medicamenti, i tre quarti almeno non erano esercenti che per la spensierata tolleranza del governo.

 

Eran divisi in quattro classi:

 

1a I farmacisti propriamente detti, chemists, pharmaceutical chemists, chemists and druggists.

 2a I farmacisti-chirurgi, apothecaries and surgeons.

 3a I droghieri, wholesale druggists.

 4a Gli erbolai, herborists.

 

Questi ultimi erano poco numerosi. I droghieri spacciavano la drogheria comune e vendevano ai farmacisti preparazioni di officina.

 

In quanto ai farmacisti-chirurgi, costoro aggiungevano tempo fa l’esercizio della medicina a quello della farmacia.

 

Siffatta mescolanza scandalosa ed anarchica dava ai costumi inglesi una fisonomia bizzarra e comica.

 

Vedevasi, per esempio, nelle strade di Londra qualche insegna cosi concepita: Tal di tale farmacista e chirurgo ostetrico; e sulla vetrina della bottega si leggeva: Delivery room (sala di sgravi).

 

Questa originalità, destava maggior maraviglia a chi conosce la schifiltosità inglese in materia di pudicizia.

 

Questi farmacisti-chirurgi non si contentavano di tenere bottega aperta in piazza, ma ìvano benanche a visitare gli ammalati della città, e ritornavano alla bottega per preparae i medicamenti che essi giudicavano convenienti, e li mandavano ai loro clienti col modus administrandi.La tariffa per ogni visita era di cinque scellini; ma spesso essi non accettavano niente, ma s’indennizzavano sui medicamenti, di cui avevano cura di stendere una lunga ricetta.

 

Gelosi delle loro prerogative e umiliati nel vedere che i farmacisti-chirurgi ponevano sempre più il piede sul loro dominio, i farmacisti di Londra indirizzarono una petizione alla Società Reale di medicina di Londra, per reclamare uno Statuto medico e far cessare gli abusi che abbiamo indicati.

 

Nel 1814 il corpo di questi farmacisti fece istanza al Parlamento per una legge che facoltasse i farnniacisti: 1° a praticare la medicina ed a farsi legalmente ammettere; 2° ad essere ammessi a far parte integrante dell’arte di guarire, allorché, dopo un tirocinio regolare della loro professione, avessero seguito dei corsi nelle scuole o negli ospedali ed avessero ricevuti attestati e certificati.

 

I farmacisti chiedevano pure che lo spaccio dei medicamenti non fosse permesso che ad essi soli; che il prezzo annuale del tirocinio fosse fissato a 25 lire sterline, e che le visite dei farmacisti ammessi fossero fissate, in quanto al prezzo, proporzionatamente alle retribuzioni dei medici.

 

In un’altra risoluzione presa nello stesso anno, il corpo farmaceutico pregò il Parlamento britannico di occuparsi di un bill per riconoscere i suoi diritti.

 

Da quanto abbiamo esposto risulta che il corpo dei farmacisti di Londra, chiedendo l’abolizione de’ farmacisti-chirurgi, bramava non solamente sostituirsi a loro, ma appropriarsi benanche esclusivamente il monopolio della loro arte e della loro arte medica.

 

Alcuni scrittori han detto che in nessun paese al mondo il cerretanismo farmaceutico è più universale e più lucrativo che in Inghilterra. Ciò sembra esagerato e contrario al vero. Forse ciò poteva esser vero negli scorsi tempi; ma oggi non si potrebbe parimenti asserire.

 

Il sig. Sutherland, delegato della Gran Brettagna al Congresso sanitario internazionale a Parigi, dava, il 12 gennaio 1852, i seguenti ragguagli, ne’ quali crediamo scorgere quell’acrimonia che distingue i giudizii che i Francesi danno su l’Inghilterra e su gli Inglesi.

 

“Non è che un caos tenebroso- scriveva il sig. Sutherland su lo stato della farmacia in Inghilterra- una confusione deplorabile ed una vergognosa anarchia. I collegi de’ medici di Londra e di Edimburgo possono esercitare una specie di sorveglianza su i farmacisti d’Inghilterra e di Scozia. Un simile potere è, per l’Irlanda, a Glascovia e a Dublino; ma questa sorveglianza non è che nominale, ed interamente illusoria.

 

“Vi sono leggi e statuti, ma affatto ineseguibili. Si sono fatti vari tentativi in ogni tempo per estirpare di simili abusi tanto disgustevoli; ma insormontabili difficoltà vi si sono opposte. Speriamo purtuttavia di giugnere ad una felice soluzione tra non guari”.

 

E veramente noi possiamo asserire, a giudicare dalle opere e da’ giornali inglesi che abbiamo sotto occhi, che lo stato di cose è interamente mutato nella Gran Brettagna, e che il tempo in cui il signor Sutherland scrivea sembra oggimai remotissimo.

 

Attraversando le strade di Londra destava una tal quale maraviglia il gran numero di farmacie che vi si scorgevano quasi ad ogni passo; e maggior maraviglia destava il vedere che i merciai e financo gli orefici vendevano alcuni medicamenti segreti. Anche oggi il numero delle farmacie in Londra è considerabilissimo; ma nessuno profano all’arte si arrischia ad esercitarla; ed uomini eminentemente dotti sono dietro a que’ banchi di squisita eleganza.

 

Evvi una casa, in fronte alla quale è una iscrizione (Casa delle pillole). Sono le pillole del dottor Anderson, di cui si leggono gli annunzi in tutt’ i giornali di Londra.

 

Lo sterminato numero di botteghe in cui si vendono droghe composte può essere, com’è, indizio del gran numero di chimici che sono in Londra. In fatti, la Gran Brettagna ha prodotto un buon dato di uomini illustri nella chimica, come Davy, Chenevix, Cruikshank, Howard, Hatchett, Pepys, Pearson, Wollaston, Aikin, Accum, tra gl’Inglesi, e Thomson, Hope, Hall, Kermedi, tra gli Scozzesi.

 

I grandi mezzi di cui possono disporre oggidì gli Inglesi, il numero tanto accresciuto di chimici farmacisti, fanno sì che tuttodì non solamente le farmacie son dirette da uomini scientifici; ma qualunque siasi la fabbrica di prodotti chimici, ha a capo un direttore tecnico. La farmacia in Inghilterra è oggi sotto la dipendenza di leggi speciali, alcune delle quali furono anche passate in Parlamento.

 

In questi ultimi anni la Società farmaceutica di Londra era riconosciuta dal governo.

 

La Società farmaceutica di Londra promuoveva molte disposizioni, decreti ecc. intorno al modo di regolare l’esercizio farmaceutico come pure in quanto alla vendita dei veleni.

 

Ogni anno vediamo inseriti nei giornali della Società diversi regolamenti e disposizioni. Quasi tutte le province inglesi hanno rami dell’associazione farmaceutica, che si riuniscono in molti capoluoghi; vi si discutono gl’interessi professionali; vi si leggono lavori speciali e questi in numero grandissimo.

 

Un’altra specie d’associazione nacque ultimamente in Inghilterra col titolo British Pharmaceutical Conference istituita a Newcastle nell’anno 1863, la quale si riunisce di tempo in tempo in diversi capoluoghi; e si trattano in queste sedute più gl’interessi scientifici che quelli materiali dei farmacisti.

 

Tempo addietro, non vi erano laboratorii nelle farmacie britanniche. I farmacisti non preparavano nessun farmaco, non facendo altro che darci una forma per venderli. Ma qual differenza! Oggi i laboratori colà sono in grandissimo numero e magnifici, diretti da uomini dotti. In questi laboratori si fanno in grande le preparazioni officinali, dalle quali si provveggono tutt’i farmacisti di Londra. La Società farmaceutica rassomiglierebbe molto alla farmacia centrale di Parigi, se lo spaccio fosse in questa maggiore.

 

In Inghilterra, quando un chimico farmacista avea presentato un certificato di un sindaco ond’egli comprovava di aver servito come apprendista per lo spazio di 5 anni in una buona farmacia con soddisfazione del proprietario, con abilità, buona condotta ecc., poteva aprire una farmacia in ogni città dell’Inghilterra o della Scozia. Ma posteriormente il governo inglese dispose con un atto del Parlamento alla Società farmaceutica che nessuno potesse aprire una farmacia senza un certificato di esame.

 

Anticamente, ognuno anche con limitatissime cognizioni di chimica, potea tener manifattura di prodotti chimici; ma, se ciò che manifatturava era soggetto a dazio, dovea di necessità aver un chimico a cui affidare la preparazione dei prodotti chimici, acidi, alcoolici. Oggidì nessuno può tener laboratorio senza esser provvisto di un certificato di esame; e, se non ne e provvisto, dev’esserci chi dia sicurtà, per lui. Avvocati, impiegati, ufficiali governativi sono ora obbligati in Inghilterra di studiare la chimica.

 

Quello che colpisce a prima vista nelle farmacie inglesi si è la simmetria e l’ordine perfetto onde ogni oggetto vendibile è allogato al suo posto.

 

Ogni medicamento ha la sua spiegazione e descrizione. Queste particolari descrizioni sono fatte con una minutissima accuratezza. La più insignificante droga è spesso adulata co’ paroloni perfetta, ammirabile, maravigliosa, squisita, incomparabile, miracolosa.

 

Si spiega ciò per quella vanità che ognuno pone nelle opere sue.

 

Sul dinanzi di ogni bottega di farmacista in Londra leggesi spesso la seguente iscrizione: One is respectfully acquainted that here the medical prescriptions are prepared with the most scrupulous exactness.

 

Noi crediamo che non solo in Inghilterra, ma in Italia, in Francia, in Germania e dappertutto le prescrizioni mediche debbano essere fedelmente eseguite quando il farmacista è un uomo da bene e conoscitore dell’arte sua.

 

Le officine inglesi sono generalmente d’ una splendidezza e di una eleganza che non la cedono alle botteghe degl’orefici e de’ gioiellieri. Vi si veggono i parecchi ordini di vasi di cristallo sorretti da piedi indorati e contenenti alcune tinture così abbaglianti, che i loro combinati riflessi producono, la sera, coll’aiuto di lumi a bella posta collocati, gli effetti brillanti dello spettro solare. In questi vasi sono pinti in oro caratteri chimici, che il volgo forse prende per iscrizioni geroglifiche o cabalistiche, ovvero per iscudi blasonici.

 

In un ampio bancone ed in tante cassettine invetrate sono disposte, con ordine, spazzoline, dentifrici, profumeria, gruppi di boccettine faccettate, scatolette di diverse forme, vasettini avvolti e suggellati. E tutti questi oggetti portano spesso figurine allegoriche, sotto le quali si legge in istampa che questi preziosi specifici guariscono tutti i mali, e si vendono in virtù di patenti o di brevetti d’ invenzione.

 

Un banco (per lo più quello che è nel fondo delle officine ) e tutti gli accessorii adiacenti sono specialmente destinati alla preparazione de’medicamenti magistrali. Questo è il Prescription department. Uno stipo chiuso da vetri (dispensing case), collocato da presso a questo banco, serve ad accogliere i medicamenti magistrali preparati innanzi che vengano spacciati al pubblico.

 

Vi sono alcune farmacie, i cui laboratorii sono provvisti di macchine per polverizzare e stacciare le polveri che si ottengono la mercè del buratto adattato a questa macchina. Queste polveri sono, per così dire, porfirizzate, e presentano una tenuità superiore a quella che si ottiene da’ più fini stacci di seta ed in tutti i paesi.

 

Abbiam già detto che la farmacia inglese è tutta nell’officina. Se togli alcuni estratti od infusioni composte, come quelle di cortecce d’arancio, di genzianella, di rosa e di sena, ogni cosa si fa nell’officina.

 

Gl’inglesi fanno uso di pochi sciroppi, unguenti ed empiastri; ma, per converso, fanno uso di un gran numero di rimedi! portativi, cioè pillole (pills), pastiglie (lozenges), polveri (powders), sali (salts), gocce (drops), tenuti anticipatamente ordinati in iscatole, boccettine, vasetti dalle forme e dagli involucri alcune volte bizzarri, ed esposti in graziose vetrine.

 

In Inghilterra, una farmacia s’improvvisa in pochi giorni. Colui che vuole stabilirne una si rivolge ad una specie di appaltatore di botteghe detto shop fitter, al quale indica il sito che ha scelto, e col quale patteggia il tutto. Al tempo stabilito, apresi l’officina senza che il farmacista si sia dovuto dar pensiero di alcuna cosa. L’appaltatore ha pensato a tutto ed ha provveduto a tutto: intavolature, palchetti, vasi, istrumenti, boccettine e fino ai medicamenti. Ilfarmacista non deve far altro che prendere possesso della bottega così rifornita di tutto, e porsi alla vendita dei farmachi.

 

È da notare che in Inghilterra, dove tutto si negozia a cari prezzi, queste farmacie improvvisate costano meno.

 

Dalle cose fin qui dette per le generali risulta che il farmacista inglese non godeva per lo addietro di tanta considerazione, quanta ne gode il farmacista in altri paesi. Ei sembra che la doppia entità, di cui parlammo altrove, e di cui debb’essere composta, diremmo quasi, la natura del farmacista, cioè di scienziato e di mercante, propenda più, pel farmacista inglese, alla qualità di mercante. E ciò è tanto più maraviglioso in un paese qual si è l’Inghilterra, il quale è cosi innanzi in tutte le scienze naturali, e che vanta eminenti ingegni nelle scienze chimico-fisiche. Un tal fenomeno non potevasi spiegare altrimenti che per l’indole del popolo inglese troppo utilitario e positivo. Colà le scienze che possono tradursi in traffichi commerciali perdono a poco a poco la loro serietà e la loro poesia per non uscire dalla sfera del business (affari).

 

Qual differenza dalla vita di un farmacista francese a quella d’un farmacista inglese!

 

Il giovine studente provinciale inglese sogna il viaggio a Londra, dove un più largo campo di osservazioni può aversi che altrove: gli sorride al pensiero l’idea di un posto elevato tra’ cultori dell’arte.

 

Londra ha una Scuola di farmacia, con eccellenti letture, ed un Museo, al quale è congiunta una biblioteca. Sotto l’impero di questi pensieri, il provinciale abbandona i suoi campi e sen viene alla città; lavora duramente nello studio di un chimico, e piglia tutte quelle note scientifiche per cui egli deve avanzarsi nell’arte. Ma non appena ha acquistato quanto egli crede aver bisogno, l’unica sua ambizione di presente è il tornarsene al paese, dove egli pensa, e con ragione, che la sua ultima gita a Londra e gli studii fatti nella capitale debbano fargli acquistare numerosa clientela.

 

Al di qua della Manica, egli avviene tutto l’opposto. Il provinciale non pensa mai di dover restare nel suo paese nativo; egli arde d’amore per Parigi, non già per l’aria calda e per le popolose strade della capitale della Francia, ma perchè in provincia egli ha un rivale o piuttosto un concorrente, cioè la Casa Religiosa.

 

È noto che, prima della generale diffusione della istruzione, gli abitanti di queste case religiose erano i soli conservatori della scienza; e però erano i soli capaci di esercitare l’arte di guarire, perciocché la medicina e la pietà si danno la mano. Ma, quando per l’accresciuta estensione della Francia l’istruzione divenne universale, un novello ordine di cose ne nacque. Una Scuola di farmacia fu stabilita, che richiedeva alcuni obblighi e concedeva distinti privilegi. Come incentivo a più seria applicazione, questa Scuola dichiarò che nessuno poteva esercitare l’arte farmaceutica senza avere ottenuto un diploma di prima classe. Sulla fede di questo editto, lo studente si affretta di pervenire alla sede della scienza, piglia in fitto una dietrostanza in una remota strada del quartiere Latino, mangia il desinare di un franco, sogna l’ossigeno, e lavora come un bue.

 

Fino a questo punto la carriera dello studente inglese è identica a quella del francese: le stesse influenze, le stesse speranze, le stesse difficoltà. Ma Jean Jacques resta a Parigi, e John James corre al suo paese nativo.

 

Chiuderemo questo capitolo dando alcuni ragguagli sullo stato della farmacia in Irlanda.

 

In Irlanda l’esercizio dell’arte della farmacia, come professione, è affidata esclusivamente a quelli che hanno ricevuto una licenza dalla Compagnia della Sala dei Farmacisti di Dublino, e che si chiamano Farmacisti. I droghieri non sono altro che mercanti di droghe, e non sono facoltati a vendere medicine. Il droghiere irlandese non è dunque farmacista, e differisce interamente dal chimico, essendogli vietato l’esercizio dell’arte farmaceutica. I farmacisti irlandesi fin dall’ anno 1791 sono stati i soli legalmente riconosciuti farmacisti. In questo anno 1791, fu promulgato un atto che creava una Sala di Farmacisti nella città di Dublino, e regolava la professione di farmacista in tutto il regno d’ Irlanda.

 

Questo atto chiamato The Apothecaries’s Act of Ireland regola l’esercizio dell’arte farmaceutica in questo paese.

 

Il candidato per una licenza di farmacista, se vien disapprovato dagli esaminatori e dal Consiglio generale, può, dove il creda, fare appello, entro il termine di otto giorni, al Collegio de’ Medici del re e della regina in Irlanda, che lo esaminano nuovamente e possono rigettare la decisione della Sala de’ Farmacisti, e concedere un certificato che sarà buono, valido ed efficace al pari del primo. Gli esami possono essere aperti a tutti i farmacisti che desiderino esservi presenti.

 

Vi sono clausole che specificano che nessun farmacista in Irlanda possa tenere un commesso per un tempo più breve di sette anni, né possa tenerlo senza un certificato, né aprire bottega senza essere stato debitamente esaminato e facoltato. Nell’uno o nell’altro caso ci è la multa di venti lire sterline a beneficio della Sala de’ Farmacisti di Dublino.

 

Un’altra clausola stabilisce che nessun farmacista in Irlanda possa comporre, vendere o tenere arsenico, olii colori ad uso de’ pittori nella bottega o nella stanza dove egli compone le medicine; e ciò sotto una penale di cinque lire sterline.

 

Sembra che questo Atto avesse in mira il regolare su solide basi l’esercizio della farmacia in Irlanda nello scopo di assicurare al pubblico la somministrazione di buone medicine e far sì che gli uomini adibiti a questa somministrazione fossero tali da dare sicure guarentigie della loro capacità e della loro probità.

 

Si fa note rispettosamente al pubblico che qui le prescrizioni mediche sono eseguite colla più scrupolosa esattezza.

 

 

 

 

 

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Published by Massimo - in Farmacologia
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