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3 marzo 2010 3 03 /03 /marzo /2010 09:00

 

La mandragora

 

Radice maledetta che cura ed uccide


La mandragora, è una pianta appartenente al genere delle solanacee, piante erbacee originarie delle regioni temperate calde del mondo antico ricche in alcaloidi che conferiscono loro delle proprietà allucinogene e le rendono perciò tossiche. La più conosciuta è la Mandragora officinarum, originaria del bacino del Mediterraneo.

 

Herba-Lucia-Mandragola--BLJ--Foligno.jpg

“Herba lucia mandragola, illustrazione da un manoscritto conservato alla Biblioteca Ludovico Jacobilli di Foligno, tratta da: Cristina Casciola, Da speziali a farmacisti : la pratica farmaceutica a Foligno dal 14° al 20°. Secolo, AFAM, Foligno, 2003.


 

 

 

 

 

 

Dioscurides-napoletano--Mandrake.jpg

Mandragora dal Dioscoride napoletano, (fine VI secolo d.C.).

 

 

 Le testimonianze sull’uso medicamentoso della mandragora riguardano soprattutto le sue capacità di causare un sonno profondo e ristoratore, sia che la sua radice venga posta nella camera dove il paziente dorme, sia che venga mescolata al cibo oppure cotta nel vino. Un’altra sua caratteristica è quella di fungere da afrodisiaco o da amuleto portafortuna nelle vicende amorose.


In epoca romana si credeva che la mandragora fosse sede di un demone e che quindi svellendola dal terreno, il demone si sarebbe risvegliato e con il suo urlo ucciso chi l’avesse raccolta. Si usava perciò tracciare tre cerchi con un ramo di salice attorno alla pianta, legarla con un filo nero e allacciarlo al collo di un cane, in modo che il maleficio colpisse l’animale.


La-mandragora-da-erbario-medievale-tedesco-jpg

Mandragora femmina, xilografia colorizzata tratta da un erbario tedesco.

 

 


 

MANDRAGORE001-1-.jpg

La Mandragora, radice ospitante un demone che può proteggere o uccidere. Miniatura da un Herbarius della fine del XV secolo

 

Nel Medioevo venivano attribuite alla mandragora qualità magiche e perciò era usata nella preparazione di molte pozioni. Molti testi di alchimia la raffigurano con le forme di un uomo o di un bambino. Era considerata una creatura a metà strada tra il regno vegetale ed animale.

 

 

 

 

Mangdragora-female--da-The-Pseudo-Apuleius-Herbarium.jpg

 

 

 

 



 

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Altra rappresentazione di mandragola femmina e mandragola maschio tratta da un antico codice medievale: l’erbario detto pseudo Apuleio, Inghilterra, abbazia di sant’Agostino, Canterbury, XI secolo (1070-1100 circa).

 

I caldei, due millenni prima della nostra era, si servivano della mandragora per provocare l’estasi degli addetti durante le cerimonie di iniziazione. Pindaro, Socrate, Xenofonte e Platone hanno fatto allusione alla sua virtù soporifera. Ippocrate ne ha lodato le proprietà antitetaniche, l’efficacia contro la febbre quartana e le emorroidi. Teofrasto raccomandava di prendere delle precauzioni a coloro che dovevano raccogliere questa pianta: non avere il vento in faccia, tracciare tre cerchi intorno alla pianta con la spada e strapparla infine rivolgendo la faccia verso ponente, tutto ciò mentre un’altra persona nelle vicinanze danzi e canti delle canzoni oscene.

 


Mandragora-dal-Medicina-Antiqua--XIIIs.jpg

Miniatura della mandragora tratta dal codice Medicina Antiqua del XIII secolo.

 

 

Anche presso i romani la mandragora ebbe molta considerazione. Cornelio Celso nel suo De Arte Medica, consiglia a coloro che hanno problemi di sonno, di riporre sotto il cuscino qualche bacca di mandragora.  Secondo Galeno la scorza delle radici, associata alla mirra, la senna, il cedro, il pepe, lo zafferano ed i semi di giusquiamo calma i dolori di ogni parte del corpo.

 

 

 

 

Mandragola-Menore--Herbarium-de-Trento--XV-sec.jpg

Mandragora illustrazione tratta dall’Herbarium de Trento del XV secolo


Durante il Medioevo, la mandragora continuò ad essere usata ampiamente come medicamento. Ebbe però anche un formidabile successo tra teurghi, maghi ed alchimisti che attraverso di essa cercavano di scoprire le sue virtù soprannaturali attraverso cui scoprire i segreti della natura per creare la vita partendo dall’inanimato.


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La mandragora maschio a sinistra e femmina a destra da una tavola di Pierre Pomet tratta dalla sua opera Storia generale delle droghe.

 

La mandragora persistette nella farmacopea occidentale sino al XVI secolo per subire poi un declino verso la fine di questo secolo e soprattutto a partire dal XVIII. Nel suo celebre Trattato Universale delle droghe semplici, del 1738 Nicolas Lémery la raccomandava ancora da utilizzarsi con un olio allo scopo di far diminuire le infiammazioni e come antidolorifico.

 

 

Tacuinum_Sanitatis_Mandrake_Dog--1390.jpg

La pianta della mandragora tratta dal Tacuinum Sanitatis, codice del 1390 circa.

 

Dato il suo grande rilievo nel folclore, la mandragora ispirò numerosi artisti, poeti, autori teatrali e scrittori, in Italia il Machiavelli ne trasse il soggetto per una sua commedia che, nei tempi moderni, è stata portata spesso sugli schermi cinematografici.

 

 

Mandragola-Macchiavelli.jpg

La più famosa mandragola letteraria del nostro paese è l’esilarante commedia scritta da Machiavelli nel 1514.

 


MANDRAGORE002-1-.jpg

Mandragora maschio e mandragora femmina, xilografia dal Hortus sanitatis

 

 


 

Dati tratti dal saggio di Louis TERCINET: Mandragore, racine hantée... qui protège et qui tue, 1948. 

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Published by Massimo - in Farmacologia
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