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29 febbraio 2012 3 29 /02 /febbraio /2012 07:00

Storia della farmacia e dei farmacisti

 

 

appo i principali popoli del mondo

 

 

storia farmacia frontes

 

 

CAPO II

 

Scuola empirica. Mitridate. Celebrità femminee nella scienza farmaceutica.


 

kernot_Alessandria.jpgL’epoca in cui comincia, per così dire, la separazione tra le professioni di medico e di farmacista par che debba assegnarsi al tempo della Scuola d’Alessandria, in cui siffatta separazione ebbe luogo per la prima volta.

 

Una delle cause che si son trovate per ispiegare e giustificare questo fatto fu la cresciuta opulenza dei medici, i quali, sdegnando di occuparsi di cose che uscivano dall’esercizio razionale della scienza, lasciarono ad altri la cura di manipolare quelle droghe e quelle composizioni, che essi pertanto prescrivevano a’ loro ammalati.

 

A questa ragione si può aggiugnere l’altra che, sendo cresciuta la importanza della scienza medica per le cresciute cognizioni e scoperte, si stimò conveniente il disgiungere queste due branche della medicina e della farmacia, definendo le attribuzioni che agli esercenti dell’una e dell’altra si appartenevano.

 

kernot_celso.jpgCelso parla delle attribuzioni de’ farmacisti, e noi ci varremo all’uopo de’ documenti che egli ne reca: Sotto i Romani la differenza fra medico e farmacista venne a cessare; ed egli interveniva pressoché sempre che la doppia professione venisse esercitata dallo stesso uomo; come parimente quelli che si occupavano di scienze mediche, e che ne lasciarono scritti alquanti opuscoli, trattavano in pari tempo di cose pertinenti alla farmaceutica.

 

Bensì, tanto l’una scienza quanto l’altra ebbero a modificarsi considerabilmente da quella scuola che fu detta Empirica, la quale, dove sulle prime accennò a spignere il progresso di entrambe queste essenziali branche dello scibile umano, venne dipoi, per funesti abusi, tralignando in modo che fu causa, diremmo quasi, d’una rivoluzione e d’uno scisma nella professione.

 

Ippocrate.jpgPuossi attribuire l'origine di questa scuola a non pochi fatti che concorsero ad un tempo, ma indipendentemente l'uno dall’altro, ad una specie di rivoluzione nelle scienze farmaceutiche; perocché l’introduzione de’ novelli medicamenti, venuti da diverse contrade e particolarmente dalle Indie e dall’Etiopia, gittarono il turbamento nelle dottrine già stabilite, e cominciarono a distogliere i medici dal sentiero che Ippocrate avea segnato.

 

Gli empirici non si servirono sempre di un buon metodo di osservazione; giacché, invece di studiare l’azione segregata di ogni medicamento, essi ne mischiarono parecchi con formole estremamente complicate. Errore gravissimo fu questo che mostrava appunto l'infanzia della scienza. Gli empirici credevano che unendo due o tre sostanze medicinali si potessero debellare due o tre diverse affezioni simultanee. Non occorre il dimostrare l’erroneità di questa pratica.

 

kernot_Celio-Aureliano-de-morbis-acutis-et-cronicis.JPGCelio Aureliano ci ha trasmesso parecchi esempii di queste informi associazioni di farmachi. Egli dice, per esempio, che si facea uso contro il colera [1] delle pillole composte col seme di giusquiamo, dell'anice e dell’oppio. È singolare che un simile recipe non si scosti molto da quello che venne adottato ai tempi nostri con alquanto successo contro questa crudele malattia. Nelle affezioni illiache, si facea uso d’una composizione in cui entravano le bacche del daphne mezereum, il sale, l’elaterio, la resina, il castoro e il diagridio [2]. Si combatteva la tigna ed altre malattie della pelle con un misto di nitro, di zolfo e di resina; l’epilessia era curata col castoro, col cervello e col fiele di camello, col caglio del vitello marino, cogli escrementi del coccodrillo, col cuore e coi reni del lepre, col sangue della tortorella e coi testicoli dell’ariete, dell’orso, del gallo o del cignale.

 

giusquiamo.jpgApollonio, di Antiochia, scrisse un trattato sulla preparazione degli unguenti, ed un altro sulla composizione de’ medicamenti estemporanei. Eraclido, di Taranto, discepolo di Mandia, perfezionò molto la materia medica e scrisse un’opera completa sui medicamenti. Questo libro andò perduto. Egli si occupò eziandio de’ contro-veleni. La cicuta, l’oppio ed il giusquiamo formavano la base de’ suoi antidoti, (li cui egli faceva sempre un saggio sopra se medesimo. L’oppio era uno de’ rimedii che egli prediligeva, come pure alcuni de’ nuovi aromi fatti venire dall’Oriente, come il costus il pepe lungo, la cannella, l’opobalsamo e l’assafetida.


opobalsamum.jpgCleofante, che fu il maestro d’Asclepiade, lasciò una dotta descrizione delle piante medicinali.


Zopiro, che vivea nella corte de’ Tolomei, compose un antidoto a cui dette il nome di ambrosia. Si narra aver lui proposto a Mitridate di farne lo sperimento su un reo, che fosse stato primamente avvelenato; ed assicurava che l’antidoto avrebbe ottenuto il desiderato effetto.

 

Mitridate-Eupatore.jpgÈ da osservare che nell’Asia minore e nell’Egitto la scienza farmaceutica progredì per opera de’ sovrani, i quali si occupavano da se stessi della composizione di non pòchi rimedii ed in ispezialita di veleni e contro-veleni.

 

Il più celebre di tutti i sovrani farmaceuti fu senza dubbio Mitridate Eupatore, re del Ponto, l’implacabile e felice rivale della romana potenza.

 

Portiamo opinione che nessun monarca fece più accurati studii sulla natura de’ veleni e su i loro antidoti di quel che fece Mitridate, famoso appunto per questa vasta cognizione che ei si avea de’ veleni e dei contro-veleni. Pare che egli avesse una sterminata paura di morire attossicato, perché, non solo egli attese a studiare accuratamente la tossicologia, ma usava di prendere ogni mattina una certa quantità or di un veleno or di un altro per avvezzare le fibre dello stomaco in modo da non risentirne più i dannosi e letali effetti, qualora da nemica’ mano ei fosse stato avvelenato; dappoiché è noto che può lo stomaco a poco a poco siffattamente avvezzarsi anche alle sostanze più eterogenee alla umana organizzazione, da finire con assimilarsele appunto come se le fossero sostanze alimentari. Mitridate ebbe impertanto a pentirsi di questa pratica che egli avea seguita, imperciocché egli avvenne che volendo, un giorno appresso alla perdita di una battaglia, por fine ai propri giorni col trangugiare un possente veleno, questo non produsse in lui il più lieve sconcerto, da che trovò lo stomaco già agguerrito contro le sostanze eterogenee.

 

nicandro1.jpgVuolsi che questo principe avesse composto un elettuario da ricetta assai pregevole, che Pompeo fece ricercare dopo la morte del famoso monarca del Ponto. L’elettuario di Mitridate si componea di 54 sostanze, ed era il più complicato di tutti quelli dei trattati allora conosciuti. E noto che la celebrità di questa composizione vinse i secoli; e solo da pochi anni in qua cessò di far parte de’ repertorii farmaceutici.

 

nicandro_da_colofone.jpgTra gli autori che appartengono alla scuola empirica merita particolar menzione Nicandro, nativo di Jonia, e contemporaneo di Scipione Africano e di Paolo Emilio. Di questo autore restaron due poemi, che si ebbero entrambi per oggetto la storia e la tossicologia. Il primo è intitolato Theriaca: contiene la descrizione de’ serpenti e degli insetti velenosi, il quadro delle precauzioni da usare per evitare le morsicature di questi malefici animali e la serie de’ medicamenti adatti a guarirle. Questo poema contiene circa mille e cento versi. Vivaci ne sono le descrizioni de’ tormenti degli ammalati e dei sintomi delle malattie.

 

 medea-Nancy_Klagmann.jpgContinuazione di questo poema poema è l’altro che s’intitola Alexipharmaca. Dove nel primo l’autore si fa a descrivere l’azione de’ veleni trasfusi nel corpo umano da malefici insetti, in questo secondo tratta de’ veleni che si sviluppano nel corpo umano dall’ alterazione delle sostanze alimentari.

 

 Una traduzione in versi francesi fu fatta di questi poemi dal calvinista Gorris che morì di spavento la notte di S. Bartolomeo.

 

Con Nicandro ebbe fine la storia della Scuola d’Alessandria i cui avanzi ritroveremo in Italia sotto il nome di Scuola metodica.

 

Circe_Offering_the_Cup_to_Odysseus.jpgVogliamo chiudere questo capitolo con una curiosità istorica, cioè che nell’antichità la scienza farmaceutica ebbe anche celebrità, femminee, come una Medea, che attossicò Giasone e gli stessi suoi due figliuoli, e Circe, i cui stregonecci su Ulisse debbonsi ritenere come non estranei alla manipolazione di misteriose bevande.

 

Aspasia, di Mileto, contemporanea di Pericle, da cui era amata, dava pubbliche lezioni sulla botanica; ed Artemisia, regina di Caria, trecento ottant’ anni avanti Gesù Cristo, studiava le virtù segrete delle piante e delle droghe; e dette il suo nome alla pianta che fu in latino addimandata Artemisia Vulgaris. Finalmente, citeremo la fastosa Cleopatra regina di Egitto, alla quale si attribuisce un'opera che ha per titolo De medica minei faciei.

 

Aspasia-di-Mileto.jpgOltre delle versiere Medea e Circe ed altre, furono donne che scrissero formole di ricette per malattie del loro sesso, le quali furono proscritte per lo scopo immorale o pericoloso che aveano in mira.


Artemisia-di-Caria.jpgAl quale obbietto non vogliamo trasandare di ricordare che in tutti i tempi, fino ai dì nostri, ci furono e son tuttavia di quelle scelleratissime femmine, che valendosi del privilegio d'un'arte che esse esercitano, qual si è l’ostetricia, si prestarono a coprire con loro particolari ricette l’onta di una colpa giovanile, attraversando l’opera della natura [3].

 

Cleopatra-Waterhouse.jpgFinalmente, il Ceramico di Atene era popolato di cortigiane di Frigia e di Tessaglia che vendevano a prezzi esorbitanti alcuni filtri da esse composti e destinati a ravvivare ne’ dissoluti i sensi affiacchiti dal libertinaggio, ovvero alcune bevande narcotiche, che venivano presentate ai mariti dalle sciagurate mogli, che volevano postergare il tetto maritale per recarsi, sotto il velo della notte, a prostituirsi nel fango di osceni ritrovi.

 

Queste sciagurate erano l'oggetto di un'attiva sorveglianza; e già, Solone e Licurgo aveano promulgato leggi che ordinavano la espulsione de’ farmacisti da Atene e da Lacedemone, a causa delle loro infamie. Queste leggi, necessarie in que' tempi, riserbavano ai soli stranieri il permesso di esercitare l’arte farmaceutica.

 

 

 

 

 

NOTE

 

 

[1] Da ciò desumano i nostri lettori che il colèra è n'antichissima malattia, surta, come pare, appo i popoli d’Oriente dopo la sparizione della lebbra. Ne troviamo fatto menzione ne' libri di Mosè; e ci piace di riferire un versetto del Deuteronomio, in cui è detto: Vigilia, cholera et tortura viro infrunito.


[2] Preparazione della scamonea, il cui nome viene dalla parola greca Daerition, che significa lagrima, perché questa sostanza liquefatta piglia la forma d’una lagrima.


[3] Di questa categoria di scellerate donne troviamo fatta menzione nell’opera del nostro infaticabile romanziere signor Francesco Mastriani intitolata Le Ombre.

 


 

LINK:

Storia della farmacia e dei farmacisti, 02

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Published by Massimo - in Farmacologia
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