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30 dicembre 2012 7 30 /12 /dicembre /2012 10:00

Alambicchi

alambicco01.jpgMiniatura da un manoscritto francese del XV secolo. Il medico, al centro, tende con la mano destra, un'ordinanza all'Apotecario, mentre con la mano sinistra indica le piante da fornire all'erborista.

 

 

 

Alambiccchi e mortai sono insieme alla bilancia ciò che più spesso rappresenta la farmacia. La presente esposizione ha per oggetto di scoprire un po' di più l'alambicco (e la distillazione).

 

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Piccolo alambicco di laboratorio rame e ottone (XIX secolo).

 

 

 

 

 

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Alambicco di rame da 40 kg.

 

Il passato remoto della distillazione ha appassionato il grande chimico Marcellin Berthelot. In uno dei numerosi articoli che egli gli ha dedicato, lancia l'idea che è versando, sulla brace dei sacrifici, dei vini forti (come lo sono i vini mediterranei) che gli Antichi notarono l'apparizione di un vapore infiammabile e appresero così l'esistenza dell'alcool. Il seguente testo di Teofrasto, risalente al 371 a. C.,sembra fatto apposta per appoggiare la sua ipotesi: "Il vino versato sul fuoco, ad esempio per delle libagioni, emana uno sfrigolio immediato e produce una fiamma brillante". È questa una constatazione, d'altronde molto sommaria, della distillazione naturale; ma nessun documento certo ci prova che la distillazione artificiale era nota prima dell'era cristiana. Zosimo di Panoplia, Dioscoride, Plinio e Sinesio descrivono, in epoca Alessandrina e in epoca Romana, delle cornute di vetro riscaldate a bagno-maria. Essi narrano come il cinabro venisse posto in una coppa di ferro racchiusa essa stessa in un vaso di terra accuratamente chiuso munito di un specie di becco; il tutto era riscaldato al carbone; il mercurio si sublimava e veniva a condensarsi nel becco del vaso, dove lo si raccoglieva raschiandolo.

 

alambicco04Strumenti distillatori con cornute munite di capitelli conici per raccogliere le acque distillate, da Jérôme Brunschwig, Liber de arte distillandi, 1512.

 


Esisteva, secondo questi autori, una procedura ingegnosa per l'estrazione dell'essenza di trementina (acquaragia): la resina veniva riscaldata in un vaso sull'apertura del quale era steso uno spessore di lana: non si aveva altro da fare che attorcigliare la lana per ottenere l'essenza. Il pompholyx o ossido di zinco veniva preparato in modo simile. Infine, secondo Alessandro di Afrodisia, i marinai del III secolo sapevano rendere potabile l'acqua di mare riscaldandola in caldaie e condensando il vapore su dei coperchi sovrapposti. Il disegno che segue e che si trova in un manoscritto della Biblioteca Nazionale di Parigi, che è esso stesso una copia da un manoscritto greco del X secolo conservato a Venezia, mostra che gli strumenti erano già molto pratici.

 

alambicco05.jpgAlambicchi e vasi a digestione del X secolo da un manoscritto greco (2327), alla BNF)

 

 

 

Gli Arabi non hanno dunque inventato la distillazione,non più di quanto il Fiorentino Taddes o il maestro di Monpellier Arnaldo di Villanova, come si è creduto per molto tempo. Ma ci hanno fornito la parola alambicco; e lo avevano rubato anche ai Greci. Ambix è una delle numerose parole che i Greci possedevano per designare i loro vasi di terra. Gli Arabi l'hanno fatta precedere dal loro articolo al. È vero che se non hanno inventato né la parola né la cosa, essi si sono serviti dell'uno e dell'altra ad oltranza. Avicenna, Benzoar, Averroe ne parlano senza posa. Gli estratti di piante e di fiori li interessavano soprattutto; in compenso, essi si astennero assolutamente - forse per saggezza - di bruciare il vino. I nostri antenati occidentali non imitarono questa riserva. Ecco una delle loro ricette per l'acqua ardente estratta da Il Libro dei Fuochi di  Marcus Graecus risalente al XII secolo: "Prendete del vino invecchiato, denso. Per un quarto di libbra, aggiungete due scrupoli di zolfo vivo in polvere impalpabile, una o due libbre di tartaro estratto di vino vecchi, denso. Per un quarto di libbra, aggiungete due scrupoli di zolfo vivo in polvere impalpabile, una o due libbre di tartaro estratto da un buon vino bianco e due scrupoli di sale grosso. Ponete il tutto in un bel alambicco di piombo, sistemate il capitello sulla parte superiore e distillerete acqua ardente. La conserverete in un flacone di vetro ben chiuso".

 

 

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Alambicco proveniente da una farmacia del Giura di Berna e che permette tutte le distillazioni possibili.

 

 

 

 

 

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A Parigi, gli apotecari ebbero il monopolio della distillazione e della vendita dell'acquavite e degli alcool sino all'ordinanza reale del 1514 che tolse questo privilegio a vantaggio degli acetai. È perché sino ad allora l'alcool non era considerato come un rimedio; lo si utilizzava a volte per i bagni di vapore. Froissart narra la fine tragica del re di Navarra, Carlo il Malvagio, arso vivo nel suo letto per l'incendio dell'"acqua ardente" che gli veniva inviata "attraverso l'aria" per mezzo di una canna.

 

alambicco08.jpgLa distillazione, incisione su legno tratta dal libro di Michel Schrick (1500 circa)

 

 

 

 

 

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La distillazione, incisione di Philippe Galle, da J. Stradano (XVI secolo)

 

 

Gli strumenti da distillazione di un tempo hanno offerto delle forme molto varie e molto pittoresche. Michele Savonarola (1384-1462), medico padovano, narra nel suo De confidencia aqua vitae che i distillatori della sua epoca davano al collo del loro alambicco una lunghezza smisurata per ottenere un'acquavite perfetta al primo colpo. È per questo che uno dei suoi amici aveva posto la caldaia al piano terra della sua casa e il capitello all'ultimo piano. Un'opera di Giorgio Agricola mostra chiaramente attraverso il testo e attraverso l'immagine come si distillava l'olio durante il XVI secolo; un altro, di Giambattista Porta (1608), descrive un'invenzione italiana, la distillazione solare. Il sistema è semplice e poco costoso. Si univano insieme due grandi flaconi di vetro, collo dentro collo; si era preventivamente riempito di erbe o di fiori uno dei due, quello che doveva rimanere esposto al sole la testa verso il basso; le essene si condensavano nel vaso inferiore che era posto all'ombra. "Le donne di Bologne-la-Grâce", dice Liébaut, "distillano in questo modo acqua di fiore di rovo per gli occhi".

 

 

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Distillazione solare, dall'opera De distillatione, di Giambattista Porta (1608).

 

 

 

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I sette sapori corrispondono alle sette note della gamma, secondo la chimica del gusto di Polycarpe Poncelet (edito nel 1755).

 


Per terminare con gli alambicchi, segnaliamo una varietà di alambicchi poco nota immaginata verso il 1750 da un originale di Sarrelouis, Polycarpe Poncelet. È in questo modo molto pacifico che la Sarre attirava verso sé a quell'epoca l'attenzione dei popoli: "Considero un liquore ben inteso" scriveva Poncelet, "come una specie di aria musicale. Sette toni pieni... sono la base della musica saporitta". In virtù di questo principio, egli fece costruire una valigetta d'organo portatile i cui tubi erano strettamente combinati cone le storte che distillavano ratafià, acque profumate, olii esssenziali. Quando i tubi vibravano armonicamente, i boccali si riempivano, sembra, di liquori squisiti; i suoni discordanti priducevano al contrario misture abominevoli...

 

alambicco12.jpg

Palazzo Reale d'Oriente (Madrid). Farmacia reale. Laboratorio (XVII-XVIII secolo).

 

 

 

 

 

LINK al post originale:

Les Alambic

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