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4 ottobre 2010 1 04 /10 /ottobre /2010 10:32

 

 

incisione-XVI-secolo.jpg

 

Incisione su legno del XVI secolo rappresentante un apotecario mentre prepara dei serpenti destinati alla teriaca.

 

 

 

 

LINK pertinenti:

 

Xilografia. Vaso da Teriaca

 

L'apotecario, stampa colorizzata del XVIII secolo

 

L'apotecario di Nantes, (mensola capitello)

 

Daumier, Apotecario e farmacista, 1837

 

Daumier, Corteo Generale degli apotecari, 1835

 

Monnier, L'apotecario, 1828

 

L'apotecario, affresco della lunetta nel castello di Issogne (Valle d'Aosta)

 

 

 

 


 

 

 

 

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24 febbraio 2010 3 24 /02 /febbraio /2010 09:00



Apoticaire--Francia-fine-secolo-XVIII.jpg
Apotecario, stampa colorizzata della fine del XVIII secolo, Francia.

Questa simpatica stampa segnalatami da un lettore, ha delle evidenti analogie con l'avatar del presente blog, il quale ultimo risale ad almeno un secolo prima. Utilizzando la tecnica lanciata in modo mirabile ed inimitabile da Arcimboldo nel tardo rinascimento, di comporre con del materiale di una certa categoria, frutta, fiori, piante, pesci, libri, ecc. il ritratto di una persona (nel caso dell'arcimboldo spesso si trattava dell'imperatore Rodolfo II), anche il nostro apotecario è in un certo qual modo una figura composita, però soltanto in ciò che indossa, in quanto la figura di base è quella di un uomo.

E così seguendo la numerazione della stampa stessa abbiamo i seguenti elementi, (di cui indichiamo tra parentesi la loro ubicazione in rapporto alla figura):

1. Vaso per la conserva degli oppiacei (testa).
2. Ogni specie di contenitori per le medicine (scapole, spalla destra e trasversalmente sul petto).
3. Contenitori di vetro per medicine (spalla sinistra).
4. Lucertole, vipere e serpenti (contenitori verdi posti sull'avambraccio destro e sinistro).
5. non leggibile
6. Siringa (mano sinistra).
7. brocca (mano sinistra).
8. Vasetto d'oro porta medicine (sulla mano destra).
9. Ricetta, (legata al ginocchio sinistro).
10. Fornello (l'intero busto dell'apotecario).
11. Mortaio (davanto alla gamba destra dell'apotecario).
12. Pestello (dentro il mortaio, ovviamente).
13. Aloe (di fianco alla gamba destra dell'apotecario).
14. Erba semplice (sullo sfondo dietro il disegno dell'aloe).










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20 gennaio 2010 3 20 /01 /gennaio /2010 10:40


Geraudel.jpg

L’alternativa moderna alla plurimillenaria  tecnica del clistere è efficacemente esemplificata in questo manifesto pubblicitario dell’azienda Géraudel, produttrice di purgativi. Soprattutto il gradimento da parte degli aventi bisogno è espressa in modo significativo con il dare un calcio… al passato. Il prodotto è infatti associato ad un’idea di modernità farmaceutica, il gesto irriverente quindi non è dato alla categoria dei farmacisti moderni quanto ad una tradizione oramai superata anche se magari ancora ampiamente praticata nelle cittadine più remote e restie alle innovazioni in nome quasi di una tradizione atavica. Le dimensioni del manifesto, firmato da un certo Ogé, sono di cm 121x 80 cm.

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15 dicembre 2009 2 15 /12 /dicembre /2009 10:59

apotecario Nantes

 

Mensola capitello, apotecario, Nantes, fine del XIV secolo, legno, Museo dipartimentale. L’apotecario è ritratto in piedi, con in testa un tocco e vestito con una tunica corta mentre sta tritando delle droghe in un mortaio posto su uno zoccolo. Questa composizione  è ubicata sotto un’arcata trilobata ornata di fioroni. La mensola capitello, posta all’angolo di due muri di un'abitazione , è al contempo un elemento architettonico reggente indispensabile ed un elemento decorativo della facciata poiché è decorato figurativamente in legno o pietra. La mensola capitello può servire da insegna e segnalare una bottega, una professione al passante, spesso illetterato.

 

 

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13 dicembre 2009 7 13 /12 /dicembre /2009 12:10


Apotecario--affresco-Issogne.JPG

Il soffitto a crociera del castello di Issogne in valle d’Aosta, ristrutturato a cavallo del XV e XVI secolo, ospita nelle sue lunette un ciclo pittorico di affreschi, ad opera di un certo Magister Collinus, in cui sono rappresentati, in uno spirito tipicamente rinascimentale, scene di vita quotidiana ed anche dei più noti mestieri dell’epoca.

 

Tra di esse possiamo riconoscere oltre che ad una scena del mercato settimanale, l’interno di un’osteria, i mestieri del fornaio, del beccaio (rivenditore di carne e pesce), del salumiere-formaggiaio, ecc. ed anche quello dell’apotecario rappresentato dietro un grande bancone di pietra o marmo, di fronte a sé una cliente. Sul lato destro dell'affresco possiamo osservare un garzone di bottega seduto su una cassa intento a triturare con un pestello qualche erba o spezia in un mortaio.

 

L'officina è riccamente ornata di vasi da farmacia di varie forme e misure perfettamente allineati, su tutto aleggia un aria di precisione, rigorosità ed igiene.

 

 

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6 dicembre 2009 7 06 /12 /dicembre /2009 07:00








Disegnato nel 1920, a vivaci colori, tipico del suo stile, da Leonetto Cappiello, uno dei più ricercati creatori di manifesti pubblicitari della Belle Epoque, l’artista personifica un prodotto destinato a vasto successo con una giovane donna fumatrice, all’epoca tangibile segno di emancipazione.


Il prodotto reclamizzato è tenuto in mano dalla giovane donna, si tratta di una scatolina di latta rotonda di un vivace giallo contenente delle pastiglie quadrate nere, a base di liquirizia. Il prodotto nacque nel 1880 a Tolosa per iniziativa di un intraprendente farmacista che si chiamava Leon Lajaunie. I sapori sarebbero poi stati diversificati comprendendo i sapori alla menta e alla vaniglia. Oggi soltanto quello alla liquirizia ha saputo resistere ai mutamenti di gusto e le vendite progredendo di decennio in decennio si sono attestate attualmente sui 10 milioni di scatole all’anno.


Questa caramellina è ricavata dalla palma di Betel o Areca catechu, una pianta originaria dell’India e della Malesia, dalla cui noce si estrae una resina bruno rossastra dalle propietà stimolanti, digestive e cardiotoniche, chiamata cachou, prodotto che sin dal XVII secolo, in Europa, era venduto un po’ dappertutto anche dagli apotecari e raccomandato dai medici per le sue proprietà benefiche per lo stomaco e la salute dei denti.

L’idea del farmacista Lajaunie, di creare le sue pastiglie gli venne da quella parte della sua clientela costituita da fumatori, ciclisti e quelli poco dediti all’igiene orale i quali si lamentavano del fatto di tossire continuamente o di avere l’alito troppo pesante.


Il prodotto comprendeva vari tipi di liquirizia, a cui si aggiungevano all’impasto zucchero, amido, lattosio, gelatina aromatizzata e cachou. Il farmacista incorporò polvere di Iris e resina di lentisco ed infine essenza di menta.

Soddisfatto della sua creazione il farmacista decise di commercializzarla dando al suo prodotto una confezione gradevole e pratica. Con un suo amico orologiaio ideò una scatolina rotonda di dimensioni ridotte di modo che risultasse comoda da tenersi persino nel taschino di un gilet.

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4 dicembre 2009 5 04 /12 /dicembre /2009 07:00






Riproduzione di una xilografia, effettuata per l’opera di Marsilio Ficino De Vita (1489) e tratta da un'edizione tedesca del 1508. La sua colorizzazione è stata effettuata in tempi recenti.


Il medico indica i vasi contenenti le sostanze che devono servire all’apotecario per preparare il rimedio e che egli gli ha prescritto. I rimedi non sono indicati con dei nomi, ma con disegni dall'aspetto arcano allo scopo di rendere ancor più grande il mistero di cui medici e farmacisti circondavano la loro pratica.






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25 novembre 2009 3 25 /11 /novembre /2009 07:00


Vaso per il contenimento della teriaca, fine XVIII secolo

 

La teriaca era considerata, sin dalla più remota antichità, il rimedio per eccellenza di tutti i mali, una panacea universale, il suo costo era elevatissimo e ciò faceva sì che fosse riservata soltanto ai ceti abbienti. Il suo nome deriva dal greco therion, termine con il quale erano indicati tutti gli animali velenosi.


Si trattava quindi di un polifarmaco che veniva somministrato sotto forma di elettuario, cioè di un preparato farmaceutico composto da una densa miscela di principi attivi, polveri, estratti vegetali il tutto amalgamati con dolcificanti soprattutto il miele allo scopo di coprirne il sapore che doveva essere molto sgradevole.


La tradizione vorrebbe che fosse stata ideata da Mitridate Eupatore, re del Ponto, che, ossessionato dall’idea di morire avvelenato, assumeva ogni giorno piccole dosi delle più diverse sostanze velenose allo scopo di immunizzarsi contro ognuna di esse.


La teriaca, passata a Roma attraverso Pompeo, vincitore di Mitridate, che sembra ne ritrovasse in una cassetta la formula di composizione, venne quindi ricreata e perfezionata da Andromaco il Vecchio, medico di Nerone, con l’aggiunta di carne di vipera che avrebbe dovuto aumentarne a suo parere, le sue virtù come antidoto.


Dopo aver attraversato l’intera antichità ed il Medioevo, la teriaca mantenne come farmaco tutto il suo prestigio sino alla rivoluzione chimica del XVIII secolo che la discreditò anche se essa continuò ad essere prodotta in molte località sino agli inizi del XX secolo.

 

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24 novembre 2009 2 24 /11 /novembre /2009 07:00





 

Mandragora dal Dioscoride napoletano, (VII secolo d.C.)

 



La mandragora, è una pianta appartenente al genere delle solanacee, piante erbacee originarie delle regioni temperate calde del mondo antico. Queste piante, come molte altre solanacee, sono ricche in alcaloidi che conferiscono loro delle proprietà allucinogene e sono tossiche. La più conosciuta è la Mandragora officinarum, originaria del bacino del Mediterraneo.


Le testimonianze sull’uso medicamentoso della mandragora concordano nella maggior parte dei casi sulla sua capacità di causare un sonno profondo e ristoratore, sia che la sua radice venga posta nella camera dove il paziente dorme, sia che venga mescolata al cibo oppure cotta nel vino. Un'altra sua caratteristica e quella di fungere sia da afrodisiaco, che d. amuleto portafortuna nelle vicende amorose.


In epoca romana si credeva che la mandragora fosse abitata da un demone e che quindi svellendola dal terreno, il demone si sarebbe risvegliato e con il suo urlo ucciso chi l’avesse raccolta. Si usava perciò tracciare tre cerchi con un ramo di salice attorno alla pianta, legarla con un filo nero e allacciarlo al collo di un cane, in modo che il maleficio colpisse l'animale.


Nel Medioevo venivano attribuite alla mandragora qualità magiche e perciò era usata nella preparazione di molte pozioni. Molti testi di alchimia la raffigurano con le forme di un uomo o di un bambino. Era considerata una creatura a metà del regno vegetale e animale.

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23 novembre 2009 1 23 /11 /novembre /2009 07:00





 

Tavoletta votiva in marmo in cui sono rappresentati Esculapio, Igea e Telesforo, risalente al II-III secolo d. C. Museo Regionale di Storia Jordan Ivanov di Kyustendil, Bulgaria. Altezza cm 27, larghezza cm 22.


 

Esculapio è il nome latinizzato della divinità greca della medicina Asklēpiós, i suoi emblemi erano la coppa, il bastone ed il caduceo; i suoi animali favoriti il gallo, il cane ed il serpente. Il suo centro di culto più celebre era quello del santuario dedicata alla dea Igea, considerata figlia di Esculapio e divinità della salute e dell’igiene chiamata Salus dai romani, associata alla luna.


Igea era incaricata di vigilare sulla salute di tutti gli esseri viventi, non soltanto gli uomini ma anche gli animali. I suoi santuari più celebri furono quelli di Epidauro, Corinto, Cos e Pergamo.


Telesforo, era considerato nella mitologia greca come il terzo figlio di Esculapio. Rappresentava il convalescente, cosa attestata dal suo vestiario consistente in un mantello con cappuccio indossato che veniva indossato proprio dagli ammalati. Aveva dei templi ad Epidauro, Smirne ed a Pergamo. Il suo culto ebbe inizio a partire dal I secolo d. C.

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  • : Storia della scienza medico farmacologica
  • : Storia dell'arte medica e farmacologica di tutte le culture e tempi in relazione alle conoscenze tecniche e scientifiche delle rispettive epoche.
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  • Sempre alla ricerca di cose nuove da amalgamare con sapienza "alchemica" al già noto, organicamente, senza giustapposizioni.
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