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27 novembre 2009 5 27 /11 /novembre /2009 07:00



L’ETÀ MEDIEVALE

 

Dopo l’apogeo, sotto Traiano ed Adriano, l’Impero romano è in decadenza durante il III secolo malgrado gli sforzi di Diocleziano e Costantino. Quest’ultimo, volendo dare alla parte orientale dell’Impero una capitale, scelse la città di Bisanzio che, nel 330, assunse il nome di Costantinopoli. Il cristianesimo, dapprima tollerato, divenne sotto Teodosio religione di Stato. Nel 476, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente sotto la spinta dei Barbari, soltanto quello d’Oriente, l’Impero Bizantino rimane in piedi. Costantinopoli diventa un grande centro culturale e lo resterà per mille anni.

 

Bisanzio

 

L’ellenismo si conserva in Oriente sotto la forma della civiltà bizantina che, dal V al XV secolo, raccoglierà l’arte di guarire del Mondo Antico. Bisanzio la trasmetterà, insieme alle sue conoscenze agli Arabi ed ai religiosi nei monasteri e così all’Occidente.

Durante il VI secolo, Alessandro di Tralles, fratello dell’architetto di Santa Sofia, riporta dai suoi viaggi diverse terapeutiche che consegna in De arte medicinae. Come ad esempio le pillole di Cinoglossa, composta da scorza di Cinoglossa (4 dracme e ½); oppio (2 dracme), Giusquiamo (4 dracme), Mirra (6 dracme).


Giovanni Mesue completerà questa formula aggiungendo l’incenso, il castoreum e lo zafferano. Per lottare contro i dolori raccomanda l’oppio ed altri anestetici. È un sostenitore del regime alimentare della crenoterapia e dell’elioterapia.


Durante il VII secolo, Paolo d’Egina dedica una parte del suo Compendio di medicina ai medicamenti semplici e composti.


Molto più tardi, durante il XIII secolo, appare un trattato contenente più di 2500 formule di medicamenti composti e le loro modalità di somministrazione e che richiedevano inoltre delle invocazioni religiose, è L’Antidotarium Nicolaï il cui autore, abitante di Alessandria, è Nicola Mirepso, bollitore di mirra e apotecario. Questo trattato diventerà la guida degli apotecari occidentali sino al XVII secolo.

 

Nicolas--Myrepsos.jpg

Nicola Mirepso, de compositione medicamentorum, 1339, Parigi, BNF.

 

In quest’opera, figura in particolare la preparazione dell’Unguento Populeum che verrà usato in unzioni per procurare il sonno, calmare i mal di testa e la febbre, applicandolo sulle tempie, il polso e la pianta dei piedi.

 

Il mondo arabo

 

All’inizio del VII secolo, nasce nel Mediterraneo orientale, nell’Arabia popolata soprattutto da tribù nomadi, una nuova religione, l’Islam, insegnata da Maometto, nato verso il 570 a La mecca.


Le conquiste arabe sottraggono al mondo occidentale una parte del Mediterraneo che non sarà più il Mare nostrum latino ma resterà tuttavia un luogo di interpenetrazione delle civiltà.


Dal VII al XVII secolo, gli Arabi trasmetteranno l’eredità medica antica arricchendola di apporti specifici. All’epoca dei califfi abassidi, le opere greche e latine sono tradotte in arabo da cristiani come Giovanni Mesue il Vecchio, Serapione il Vecchio. Le opere di Ippocrate, di Galeno e di Dioscuride sono state trasmesse da monaci nestoriani che dopo l’eresia e l’espulsione di Nestore, patriarca di Costantinopoli, avevano fondato una scuola di medicina nel Khoristan.


Trattato-di-chirurgia-di-Charaf-ed-Din.jTrattato di chirurgia di Charaf ed-Din, 1465, BNF.

 

Damasco e Bagdad diventano dei centri culturali e medici importanti. Così, gli Arabi riprendono le cifre indiane e inventano lo zero.

Essi hanno un’alta considerazione l’arte di guarire. Maometto stesso originario della tribù dei Coraichiti, venditore di droghe e di profumi ha lasciato diverse osservazioni in un’opera intitolata La Medicina del Profeta. Il Corano pone in paradiso una fonte di marijuana che fornisce agli eletti, per calmare la loro sete, una bevanda aromatica e rinfrescante.


“La farmacia, l’arte delle droghe e delle bevande, è la più nobile delle scienze insieme alla medicina”, scrive Cohen El Attar nel XIII secolo.

 

Pseudo-Galieno--01.jpgPseudo-Galeno. Libro della teriaca, Mesopotamia, 1199, BNF Parigi

 

Secondo il suo Manuale dell’Officina, l’apotecario “deve essere un uomo pulito e religioso, timoroso di Dio innanzitutto, poi degli uomini. Deve pesare le sue parole e soprattutto i suoi scritti”. In quanto al prezzo, egli consiglia di far pagare il prezzo giusto alle persone agiate, di aver riguardo verso gli altri e di dare i rimedi gratuitamente ai poveri.

 

Nascono tre grandi scuole:

 

1) La Scuola Iraniana e della Mesopotamia

 

Rhazes (al-Razi), 865-925, alchimista e medico rinomato per la sua diagnostica, fondatore della medicina araba crea un ospedale a Bagdad. Scrive numerose opere tra cui il Liber continens in cui cita diversi prodotti chimici.


Secondo lui, “Tutto ciò che troviamo nei libri ha molto meno valore dell’esperienza di un medico che pensa e ragione”, e “La medicina non è facile che per gli imbecilli, i medici seri scoprono sempre delle difficoltà”.

 

 

Razes.jpgRazès, Hauy seu Continens, 1280, Parigi, BNF.

 

Avicenna (Ibn Sina), 980-1037, principe dei medici arabi, introduce in terapeutica dei medicamenti minerali originari dell’India (borace, allume, solfato di ferro), e nell’arte galenica, la doratura delle pillole, credendo alle virtù terapeutiche dei metalli preziosi o forse alla potenza suggestiva e seduttrice dell’oro. Scrive numerosi libri, tra cui il Canone della Medicina che testimonia conoscenze mediche dell’epoca e contiene più di 700 rimedi. Quest’opera sarà utilizzata sino alla metà del XVII secolo.


avicenne2.jpgAvicenna ed I suoi allievi, BNF, Parigi.

 

2) La Scuola dell’Andalusia

 

Questa scuola è rappresentata da Abulcasis (al-Zahrāwī), autore di un Trattato di Chirurgia ispirato a Paolo di Egina, il Kitab al-Tassif, Avenzoar (ibn Zuhr) 1090-1162, chirurga di grande fama, il suo allievo Averroè, filosofo, medico, giurista, celebre per i suoi commentari filosofici su Aristotele.


Arib Al Kurtubi, alla fine del X secolo redige un trattato di ostetricia ed enuncia dei precetti a sfondo afrodisiaco di cui uno, il massaggio delle vertebre, per uno stimolo sessuale maschile. Come evidenzia J. C. Sournia, questa credenza in questo ruolo del midollo spinale si ritrova nel geroglifico egizio femminile rappresentante una vertebra e significante “principio di vita”.


Durante il XII secolo, Cordova è un grande polo culturale e religioso in cui si intrecciano le religioni ebraica, islamica e cristiana e in cui regna una buona intesa tra le diverse comunità. In questo ambiente, nasce nel 1135 Ibn Maymun detto Maimonide, da una famiglia di intellettuali e di rabbini. Nel 1146, l’arrivo al potere degli Almohadi, fanatici religiosi, distrugge questa serenità. Maimonide deve fuggire e terminare i suoi studi in esilio. Divenne medico di corte in Egitto. Di religione ebraica e di cultura araba, la sua doppia appartenenza si esprime nei suoi libri, testi religiosi in ebraico e scritti medici in arabo. Tra questi ultimi, il “Trattato dei veleni” in cui egli mette in guardia contro l’impiego abusivo dei contravveleni ed un glossario di materia medica. Nel suo Trattato della conservazione della salute, sostiene la massima del giusto mezzo per l’equilibrio indispensabile alla salute.

 

3) La Scuola del Cairo

 

Ibn-El-Baitar (1197-1248), scrive il Diami El Marfridat, raccolta alfabetica degli alimenti e dei medicamenti dei tre regni con i caratteri, proprietà, utilizzazioni e dosi


Ibn al-Nafis scopre la piccola circolazione.


Sin dall’inizio del IX secolo, degli ospedali sono creati e costituiscono allo stesso tempo un centro di cure gratuite per i poveri ed il luogo di insegnamento e di trasmissione del sapere medico. Il primo, sembra, è creato a Bagdad, per iniziativa del califfoHarûn al-Rashid (786-809). Per sopperire alle spese dell’ospedale, una dotazione di beni è attribuita /terre agricole, botteghe del mercato e terme). Tra i più prestigiosi, l’ospedale al-Mansuri dono di Saladino al Cairo, l’ospedale al-Kabir al-Nuri e l’ospedale al-Adudi fondato nel 979 sulle rive del Tigri a Bagdad. In quest’ultimo esercitano 24 pratici tra cui alcuni specialisti in chirurgia ed in oftalmologia.

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Al-Halabi.jpgAl-Halabi; Chirurgia dell'occhio.

Tavola degli strumenti, Mosul, 1275, BNF.

 

I due fondamenti della terapeutica, l’igiene e la medicazione si appoggiano sulla conoscenza approfondita di una farmacopea proveniente dall’antichità.


Così, durante l’VIII secolo, Geber (Jabir ibn Hayyan) fa riferimento alla teoria degli antagonismi, il caldo è l’opposto del freddo, il secco dell’umido. Rimedi e malattie si oppongono allo stesso modo. Contro le malattie del sangue, raccomanda le sostanze fredde e secche come l’aceto, il melograno; contro le affezioni pituitarie, il castoreum, l’Opopanax. L’Assa fedita; contro le affezioni atrabiliari, la cipolla, la rucola, il miele, contro le affezioni biliari, le zucche, la mucillagine di Psylium.


La medicina araba introduce delle nuove droghe, caffè, camfora, noce di betel, gomma adragante, gomma arabica, manna, noce moscata, ambra. Grazie alle scoperte dello zucchero di canna, dell’alcol, dell’aceto, i medici creano diverse forme farmaceutiche: giuleppe, sciroppi, conserve con lo zucchero, elisir, le macerazioni nel vino bianco, l’ossimele.


I medici arabi manifestano un grande interesse nei confronti della chimica. Al psoto dei processi di fusione dei metalli, essi propongono delle tecniche di dissoluzione negli acidi nitrici, solforici, cloridici e acqua regia. Grazie a queste tecniche ed quelle dell’evaporazione, di distillazione, di sublimazione, di cristallizzazione, di calcinazione nei crogioli, cornute, alambicchi che hanno fatto conoscere i vetrai siriani ed egiziani, i chimici arabi effettuano diverse combinazioni chimiche: nitrato d’argento, ossido di mercurio, solfato di rame, allume. Inoltre, chimica, alambicco, alcali, alcol, allume, benzoino, borace sono termini derivanti dall’arabo.


Vengono utilizzate delle pietre preziose, granata, topazio, smeraldo, zaffiro, etite o sesquiossido di ferro idratato naturale.

La professione di preparatore di medicamenti, diventata distinta da quella del medico, si organizza. Vengono create delle farmacie pubbliche quanto ospedaliere. Dei regolamenti professionali elaborati dagli Arabi saranno ripresi nel 1220 da Federico II nel regno di Napoli e durante la creazione delle diverse comunità religiose.


Durante il XIII secolo, il califfo Alimanzur crea a Bagdad un’officina. Vengono utilizzate delle droghe vegetali come l’Anice, l’Enula, il Benzoino, il Betel, il Borago, il Cacciù, la Coloquintide, la Cannella, la Fumaria, la Noce vomica, lo Zafferano, i chiodi di Garofano, la Manna, la Noce Moscata, il Pavero bianco, il Piretro, il Rabarbaro, il Rosmarino, la Rosa, il Sandalo, il Semen contra, la Marijuana.


Discussione-tra-tre-medici.jpgDiscussione fra tre medici, Bagdad, 1224.


Il sapere medico arabo verrà trasmesso all’Occidente dai Crociati di ritorno dall’Oriente e attraverso le compenetrazioni delle due civiltà soprattutto in Andalusia grazie al ruolo eminente della scuola di Cordova e in Sicilia.


Costantino l’Africano, scienziato arabo terminerà la sua vita a Monte Cassino e contribuirà così alla trasmissione dell’Arte medica in Occidente. È l’autore di Antidotario dei medicamenti semplici e di Osservazioni sulle piante.

 

Il Medioevo in Occidente

 

Periodo molto contrastato durante il quale, per mille anni si succederanno le fasi di regressione, di rinascita, di attività creatrice mentre nella parte asiatica dell’Europa si compenetrano le civiltà latina, araba e bizantina.


Si succederanno tre fasi: dal V al X secolo, alto Medioevo, periodo di torbidi in cui appare durante il IX secolo la rinascita carolingia durante la quale intorno ai monasteri e le scuole episcopali in cui sono conservati, studiati, copiati i manoscritti antichi, si verifica una rinascita culturale, scientifica e medica insieme alla comparsa dei primi ospedali. La nascita della Scuola di Salerno si situa durante questo periodo.


A partire dal XI secolo, grazie all circolazione dei saperi attraverso i contatti delle civiltà durante i pellegrinaggi e le crociate, è il risveglio dell’Europa la cui popolazione passa da 40 milioni durante l’anno mille a 70 milioni nel 1250. Degli scambi commerciali si stabiliscono tra l’Oriente e l’Occidente. Durante il XIII secolo e l’inizio del XIV secolo, mentre Salerno entra in decadenza, delle università vengono create in Eurpa, soprattutto in Italia ed in Francia.

Durante l’ultimo periodo, dal 1350 al 1450, la decadenza della scolastica e delle università che l’hanno insegnata lascia il campo libero alle scienze sperimentali che cominciano a svilupparsi.

 

La Scuola di Salerno

 

Erede della tradizione medica araba, la scuola di Salerno, fondata durante il IX secolo, è la scuola di Medicina più famosa del Medioevo, la “Civitas ippocratica”. Per la sua creazione, diverse ipotesi sono state avanzate. Essa sarebbe dovuta, sia a Carlo Magno sia agli Arabi ed a Costantino l’Africano, sia ai religiosi dell’Abbazia di Monte Cassino, vicina a Salerno. Secondo la Leggenda, quattro medici, l’Arabo Adela, l’Ebreo Helinus, il Greco Pontus ed il Latino Salernus, avrebbero contribuito alla fondazione di questa scuola con l’unione delle loro quattro culture, la posizione geografica di Salerno nel cuore del Mediterraneo ponva infatti la città al crocevia degli scambi culturali e commerciali. Il grande rinnovamento culturale benedettino avente come centro principale Monte Cassino, rappresentata a Salerno dall’Abbazia di San Bendetto svolse egualmente un ruolo nell’evoluzione delle scineze ed in particolare nella terapeutica.


La medicina si arricchì di conoscenze sperimentali acquisite dai medici religiosi nei monasteri e attraverso i medici laici. I primi indizi storici dell’attività della scula di Salerno risalgono  al X secolo. Ma è nel 1231 nelle “Costituzioni di Federico II” pubblicate a Melfi, che la scuola è citata: “Scuola medica di Salerno, la sola del reame” ed è nel 1280 che Carlo I gli dà i suoi statuti. Medicina e farmacia vengono codificate. Speziali ed apotecari in numero limitato devono prestare giuramento.


A Salerno verso il 1100, appariva l’alcol utilizzato sotto due forme: aqua ardens a 60° e aqua vitae a 90°. Questo nuovo solvente doveva essere ampiamente utilizzato per le preparazioni di rimedi e di profumi. Numerosi saranno i vocaboli per designarlo: anima del vino, acqua flagrante, permanente o eterna, spirito sottile, luce dei mercuri, prima essenza, quintessenza.

La medicina salernitana è basata sulla teoria umorale ippocratico-galenica. La malattia essendo uno squilibrio dei quattro umori, è necessario ristabilire l’equilibrio umorale diminuendo o aumentandone le secrezioni tenendo in conto l’età, la stagione e la parte del corpoi presa in considerazione.


Niccolò Sanernitano (o Preposito), direttore della Scuola verso il 1150 è probabilmente l’autore del Qui pro quo e dell’Antidotarium, prima dell farmacopee di tipo moderno con composizione e proprietà dei preparati destinati a scopi pratici. Così, nel Spongia soporifera sono citate le sostanze narcotiche da respirare a fini anestetici: oppio, mandragora, cicuta, mora, lattuga, edera. Quando era necessario ridare forze al paziente, del succo di finocchio è posto nelle narici. Un certo numero di sostanze appartengono alla medicina araba. Quest’opera sarà il Codice degli apotecari durante il regno di san Luigi.


Mathaeus Platearius (o Matteo Plateario) redige il Liber de simplici medicina conosciuto anche con il nome di Circa instans il cui titolo è ricavato dalle prime parole del prologo: “Circa instans negocium in simplicibus medicinis nostrum versatur propositum”. Questt’opera inizia con una descrizione di quasi 500 piante con la loro origine geografica. Le conoscenze riprendono essenzialmente quelle del De Materia Medica di Dioscoride. Una Salernitana, Trotula o Trocta, ostetrica della metà del XI secolo, scrive un famoso trattato di ginecologia e di ostetricia: concernente tutti gli aspetti della femminilità, compreso le preoccupazioni psicologiche ed estetiche: De mulierum passionibus ante et post partum.


La miniatura sottostante rappresenta il parto cesareo della storia di Cesare. Quest’ultimo nacque così, secondo una tradizione che si è dimostrara falsa.

 

 

Paolo-Orosio.jpgPaul Orose, Histoire du monde, verso 1460, BNF.

 

Costantino l'Africano, dopo una vita di studi e di viaggi che lo aveva condotto in Persia, in Arabia, in Spagna, va a Monmte Cassino. Traduce numerosi testi e favorisce la loro diffusione che svilupperà l’interesse per la dottrina aristotelica di cui sono portatori, contribuendo così alla nascita della filosofia scolastica.


Un chirurdo del XII secolo, Ruggero da Frugardo, scrisse un trattato di chirurgia intitolato Rogerina in cui affronta tanto i trattamenti esterni quanto delle operazioni, la parola chirurgia designando all’epoca medievale “ogni cosa guarita con la mano”. Nel 1250, Rolando da Parma fece apparire una nuova edizione della Practica Chirurgiae di Ruggero.


Gilles de corbeil (1140-1224), allievo della Scuola di Salerno, medico di Filippo Augusto, scrisse numerosi trattati: Sulle urine, Sui polsi, De medicamenti composti.


Ma la Scuola di Salerno acquisisce soprattutto notorietà per la pubblicazione nel 1066, del Regola Sanitaria Salernitana, raccolta di regole igieniche per un modo di vita vicino alla natura ed una sdrammatizzazione della malattia. Alcuni precetti come questi sono rimasti celebri: “Se tu venissi a mancare di medici eccone tre eccellenti: l’allegria, la tranquillità e dei pasti moderati”; “Di salvia, può un uomo morire quando la salvia fiorisce nel suo giardino?”.

 

Regimen-Sanitatis.jpgRegimen Sanitatis. Esemplare con miniature, 1486, Parigi, BNF.

 

Medicina conventuale


In Occidente, sin dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente e della decadenza che ne seguì, il cristianesimo si interessa alla salute morale me anche alla salute fisica della popolazione. Durante l’epoca merioingia (481-751), in prossimità del vescovado, è presente la casa dei poveri. Più tardi, durante l’epoca carolingia (751-987), canonici e monaci si sostituiscono al vescovo. In ogni monastero, il frate cappellano è incaricato dell’accoglienza dei poveri e dei pellegrini che sono ospitati in un locale vicino alla porta della casa, l’hospitalia (nel senso etimologico del termine la camera per gli ospiti). La presenza, tra gli assistiti, di infermi e di malati ispira presso i monaci che li accolgono nelle infermerie o in ospedali, delle preoccupazioni di ordine medico. I religiosi, fondando i primi ospedali, curando i poveri con la carità hanno seguito le parole del Cristo di cui San Matteo si è fatto eco: «Guarite i malati, resuscitate i morti, purificate i lebbrosi».


Sotto l’impulso di certi dirigenti di comunità, i monasteri servono da luogo di asilo all’arte di guarire che i monaci eserciteranno dal V al XII secolo in concorrenza con i laici prima di vedersi interdire l’esercizio della medicina dai superiori dei conventi. Durante il V secolo, San Patrizio in Irlanda, nel VI secolo, San Colombano a Luxeuil verso il 590 ed a Bobbio, vicino a Pavia, nel 612, fondano dei conventi.


Cassiodoro, uomo di scienza benedettino che redige nel 544 le Institutiones divinarum et humanorum in cui raccomanda ai monaci: «Imparate… le proprietà dei semplici e dei rimedi composti…», è il primo a sollecitare i monaci a curare il loro prossimo. Questi conventi raggiungeranno il loro apogeo durante il regno di Carlo magno.


Nel monastero, dei monaci, medici e infermieri si occupano dell’infermeria; gli apotecari, della riserva delle droghe. Qualche volta, il monastero, possedendo delle reliquie attira gli ammalati. Tra i più famosi, Saint-Martin de Tours, Sainte-Radegonde vicino Rodez, Conques. Alcuni monaci medici sono diventati famosi come Ugo, abate di Sainte-Denis.


Di fronte all’espansione demografica, alle fusioni di popolazioni, pelegrinaggi, crociate, epidemie, gli ospedali creati dall’Episcopado così come gli Ordini Ospitalieri si moltiplicano per l’accoglimento e la cura dei malati. I mezzi sono modesti ma al Carità e la fede fanno il resto.

 

Cosma e Damiano

 

Durante il III secolo, in Asia Minore, Cosma e Damiano, due fratelli animati dalla carità, dopo i loro studi a Pergamo, esercitano la medicina senza retribuzione e guariscono numerosi malati. Subiscono il martirio sotto Diocleziano, verso l’anno 287. Dopo la loro morte, si verificano numerosi miracoli. Da allora diventano i patroni dei medici e degli apotecari. Gli attributi dei due santi sono molto spesso l’urinale per san Cosma, patrono dei medici ed il vaso degli unguenti per San Damaino, patrono degli apotecari. Tra le guarigioni attribuite ai due santi, la più spettacolare è il trapianto di una gamba di un soggetto di razza nera recentemente deceduto su un malato di razza bianca.


Una delle rappresentazioni di questo miracolo dipinta da Fra Beato Angelico tra il 1438 ed il 1440 si trova al convento san Marco a Firenze. La scena della predella del retablo di san Marco è interpretata, secondo gli esegeti, sia come la guarigione del diacono Giustiniano sia come un sogno che questi avrebbe fatto. La scena dipinta da Fra Angelico rappresenta uno scenario «minimalista». il malato allungato sul letto, lo sgabello, il paio di sandali che indica la fiducia nel successo dell’operazione sono di una grande sobrietà. In questo scenario realista e profano, appaiono in piena luce i copricapi e le aureole di Cosma e Damiano nel momento in cui trapiantano la gamba messa in risalto dal colore nero.

 

La-guarigione-del-diacono-Giustiniano.jpLa guarigione del diacono Giustiniano

 

Secondo la teoria umorale ereditata dall’Antichità, l’urina è il riflesso dell’equilibrio o dello squilibrio dei quattro umori dell’organismo. Così per emettere una diagnosi, il medico osserva le urine del paziente in un vaso chiamato matula, Si tratta dell’uroscopia.


Il trattamento del malato è allo stesso tempo spirituale e materiale. Dopo la confessione e la comunione, quest’ultimo, l’anima purificata, il suo corpo lavato, può ricevere le cure. L’alimentazione ne fa parte integrante. Segue ogni settimana un calendario con dei «digiuni» che non significano soppressione del nutrimento ma variazione dell’alimentazione. Tali regole unite all’affidarsi a Dio miglioravano lo stato degli ammalati meno gravi. Nei casi più seri, rimedi ed operazioni chirurgiche sono necessari, i rimedi sono forniti dalla natura. I letti ospitano diversi ammalati, come si può constatare dalla miniatura rirpodotta qui sotto.

 

Storia-ospedale-santo-spirito.jpgStoria dell’ospedale del Santo Spirito di Digione, BNF.


Il medico utilizza prioritariamente, tranne nei casi gravi, dei medicamenti dolci, gradevoli al gusto di cui assorbe una piccola quantità davanti al malato allo scopo di metterlo di avere l asua fiducia.


La farmacopea medievale comprende sei classi di rimedi corrispondenti a degli stati patologici precisi: le piante contro le febbri, le piante delle donne, le piante vulnerarie, le purghe, le piante dei mal di ventre, le piante antiveleno.

Secondo una credenza, incontrata inoltre nelle civiltà orientali, l’aspetto della piante permette di conoscere le sue proprietà terapeutiche, è “la teoria dei segni”.


Secondo essa, Dio ha previsto nella natura delle piante che presentano delle analogie (forma, colore, ambiente) con la malattia o l’organo da trattare.


L’Iperico le cui foglie presentano una moltitudine di piccoli fori somigliano a occhi serve per le affezioni oculari. I tubercoli del Colchico ricordano le dita dei gottosi. Il principio attivo, la colchicina, è specifico dell’accesso di gotta. Il Salice e la Regina dei Prati (Spirea Ulmaria), crescendo in luoghi umidi sono utili contro i reumatismi, queste due piante contengono dei salicilici. coincidenza fortunata, un derivato di essi è l’aspirina, il suo nome proviene da Spiraea ulmaria (Regina dei Prati). La Celidonia, secernendo un lattice giallo-arancione, è indicato nelle malattie del fegato. La foglia di Polmonaria, la cui forma ricorda quella del polmone è rinfrescante ed espettorante. Altre droghe, i cui segni non manteranno le loro promesse, cadranno in oblio.


Il giardino medievale, associando il bello ed il buono , si ordina secondo i principi della rappresentazione simbolica del paradiso. Al centro del giardino, la fonte d’acqua viva, la fontana o in mancanza l’albero della vita, spazio circolare. Il cerchio, simbolo geometrico della sfera rappresenta l’immensità e l’eternità, attributi di Dio. Questo spazio circolare è circondato da quattro quadrati, il terrestre, i quattro elementi, le quattro stagioni, spazi legati alla vita vegetale del giardino. I quattro viali o quattro fiumi dell’Eden che hanno la loro origine alla fonte si dirigono in direzione dei quattro punti cardinali e simboleggiano le braccia della croce.


Le strutture monastiche possono essere immaginate dagli archivi del monastero di San Gallo, abbazia svizzera ricostruita nell’anno 820 che ha, come quella di Reichenau, subì l’influenza della regola irlandese di san Colombano. Sul piano comparivano la domus medicorum l’infermeria situata al sol levante; l’hortulus, l’orto, il più famoso era quello di Walafrid Strabus, monaco a Reichenau, il pomarius, il frutteto; l’herbularius, il giardino delle erbe semplici in cui da 16 a venti piante venivano coltivate se ci si riferisce a san Gallo: salvia, rucola, iris, erisimo, cumino, finocchio, levistico, fagiolo, santoreggia, menta, rosmarino, balsamita major, trigonella, giglio e rosa per abbellire gli altari; l’armarium pigmentorum una specie di riserva gestita da un monaco apotecario e non l’armadio dei pigmenti. In seguito, l’armarium pigmentorium, significherà l’armadio dei pigmenti o droghe esotiche o veleni e sarà come il giardino medicinale sotto la responsabilità di un monaco. Nella Scriptoria, (dalla radice indoeuropea sker, “grattare”), biblioteca sono sistemati gli erbolari (trattati di botanica), gli antidotario (farmacopea).


I prodotti sono acquistati presso gli speziali o apotecari. Così l’Hôtel-Dieu di Parigi, durante il XV secolo, si rifornisce presso diciotto rivenditori di cui l amaggior parte è installata sul Petit Pont o nelle sue adiacenze. Ogni anno, gli apotecari forniscono agli ospedali qualche fornitura: zucchero, pepe, zafferano.

Le proibizioni di alcuni concili: Clermont (1130), Laterano (1135), Montpellier (1195) non impediscono al clero di esercitare la farmacia quanto la medicina.


Secondo P. Rambaud, questa proibizione era dovuta al fatto che «i monaci-medici, abituati ad uscire a loro piacimento dai monasteri, finivano poco allavolta con l’eluderne l eregole. Sono incessantemente in contatto con l’elemento secolare da cui acquisiscono i gusti e le abitudini.

 

Il risveglio dell’Occidente

 

Nel 1095, il papa Urbano II lancia un appello ai cristiani per incitarli a riconquistare i Luoghi Santi ai Turchi, Gerusalemme è conquistata dai Crociati il 15 luglio 1099 e ripresa dai Turchi nel 1187. Le crociate seguenti per riprendere Gerusalemme falliscono sul piano politico e religioso. Esse favoriscono tuttavia i contatti tra le diverse civiltà nei campi commerciali, culturali, scientifico e medico. Appaiono in Occidente al ritorno dei Crociati lo zucchero che la medicina araba ha fatto conoscere, la Marijuana (Cannabis sativa). Dal tempo delle crociate, il consumo della Marijuana o dell’ Hashish da parte delle truppe in lotta contro i Crociati, li rendeva fanatici. Per questo questi soldati erani chiamati hashishin termine da cui deriva la parola assassino.

 

Il commercio delle droghe

 

Dopo le crociate, Bisanzio cede il posto a Napoli, Firenze e soprattutto Venezia, la citta di Marco Polo (1254-1324), situata all’incrocio delle vie dell’oriente e dell’occidente. I mercanti creano nella città i fondachi (fondak: magazzino in arabo), locali in cui sono ammassati Cannella, Zenzero, Sandalo, Zafferano, mirra, canfora, indaco, pepe, incenso. Lo zafferano entra nella composizione della teriaca, preparazione considerato risolutore contro la peste. In Francia, in questo commercio di spezie, Marsiglia e Montpellier svolgono un ruolo preminente. Aggirando al Spagna, dei cascelli apportano le spezie nei porti del mare del Nord. Più tardi, la scoperta dell’America e quella della rotta marittima delle Indie sposteranno il centro di gravità del commercio mondiale verso il Portogallo, la Spagna, l’Olanda.


Nel corso del XII secolo, in seguito alla proibizione di esercitare la medicina, alcuni monaci abbandonano i loro conventi e diventano medici, mercanti e preparatori di medicine. È la laicizzazione progressiva della medicina e della farmacia. Le prime botteghe appaiono in Francia ed in Italia. I medici vengono a dare dei consulti.


A Parigi, verso l’anno 1200, moltre officine sono raggruppate nel quartiere del Petit Pnt. Ad Avignone, le botteghe si trovano alloggiate nella stessa strada, la carriera Pelrarie vel Speciare, i pelrarie erano i mercanti di pepe, gli speciarii, mercanti di spezie.


La bottega dell’apotecario, segnalata da un’insegna, è ampiamente aperta sulla strada. L’apotecario, bilancia alla mano, cosciente della sua responsabilità, prepara il rimedio. Le droghe sono esposte alla vista nei diversi vasi e scatole dipinte, come mostra la miniatura seguente. In essa possiamo vedere sul lato della strada, il medico al capezzale del malato mentre osserva le urine.


Barthelemy-l-anglais.jpgBarthélemy l’Inglese, Delle Proprietà delle Cose, Manoscritto del XV secolo, BNF

 

Gli speciarii, chiamati anche apothecarii o aromatorii si riuniscono nelle prime corporazioni che adottano dei regolamenti ufficiali o statuti municipali. I primi saranno stabiliti ad Arles nel XII secolo, Altri seguiranno, Avignone, Marsiglia, Nizza, Tolosa (1309). A Parigi, l’esercizio della farmacia è regolamentato da editti reali. Gli apotecari controllano il reclutamento dei loro confratelli ed insegnano loro il mestiere per lunghi anni (da due a otto anni per l’apprendistato, da uno a sei per il compagnonaggio). Il giuramento corona la fine degli studi.

 

La creazione delle Università

 

Parallelamente all’apertura dei porti europei al commercio delle droghe, delle università vengono create in Occidente, da Bagdad in cui i califfi hanno creato una Università, degli insegnanti si trasferiscono nel mondo mediterraneo e trasformano i ricoveri religiosi in ospedali-scuole. Verso il 1200, Bagdad è rovinata dall’invasione dei Mongoli. Gli insegnanti e gli allievi  in esilio facilitano la creazione delle prime università in Occidente: Bologna (1088), Salerno (1140), Padova (1222), Parigi (1220), Montpellier (1272)in cui insegnerà il chirurgo più famoso del XIV secolo, Guy de Chauliac, medico dei papi di Avignone, Clemente VI, Innocenzo VI e Urbano V. Le sue opere faranno autorità per duecento anni. La sua Chirurgia magna studia tutti gli aspetti dell’arte medica, con la materia medica ricca di 750 medicine. L’università di Tolosa voene creata nel 1224 dal potere regio per estirpare l’eresia catara.

 

Chirurgia-magna.jpgChirurgia Magna, di Guy de Chauliac, XV secolo, BNF.

 

Costituita in origine esclusivamente da chierici, le facoltà di medicina si aprono ai laici a condizione che siano celibi, e ciò sino al 1452, data dalla quale il cardinale d’Estoueville abolisce l’obbligo del celibato. L’insegnamento essenzialmente orale consiste nel comentare Ippocrate, Galeno, Avicenna, Averroé, Disocoride senza mettere in dubbio il contenuto scientifico delle loro opere ma sviluppando le qualità di logica e di dialettica nell’argomentazione. Rare dissezioni sono effettuate dai barbieri sotto l’autorità degli anatomisti, le prime dissezioni ebbero luogo a Bologna, Padova, Montpellier.

 

Barthelemy-l-anglais--2.jpgBarthélemy l'Inglese, Delle Proprietà delle cose

Scena di dissezione, manoscritto del XV secolo, BNF.

 

Il sapere medico del tempo che ingloba la matematiche, la cosmologia, l’astrologia, le scienze naturali, l’alchimia ha origini religiose, scientifiche e popolari.


Il sapere popolare lega pensiero magico, ricorso ai santi guaritori, reincarnazioni degli dei pagani e conoscenze empiriche essenzialmente botaniche trasmesse di generazione in generazione. La corrente scientifica (erede del mondo antico) rappresentata dalla scuola di Chartres di cui il fondatore, il vescovo Fulberto (960-1026), fu il discepolo di Gerberto, il papa dell’anno mille con il nome di Silvestro II, che ha introdotto in Europa le cifre arabe e l’astrolabio, si oppose alla corrente mistica secondo la quale soltanto le idee immutabili ed eterne sono importanti ed al pensiero razionale di Aristotele. Per integrare questi concetti, la Chiesa favorisce, durante il XII secolo, il sorgere delle università con una forte impronta teologica, la Scolastica che tenta un equilibrio tra ragione, rivelazione ed esperienza.


Durante il XIII secolo, appaiono delle nuove dottrine. Alberto Magno (1193-1280), viaggiatore infaticabile, curioso di tutto, in particolare di fisica e di chimica, volgarizzatore di Aristotele espone la sua dottrina durante delle orazioni ai Parigini sulla piazza che attualmente porta il suo nome, la piazza Maubert (Maesetro Alberto). Provinciali dei Domenicani, avrà come discepolo, Tommaso d’Aquino, alchimista, teologo, filosofo. Le reliquie di San Tommaso riposano sotto l’altar maggiore della chiesa dei Giacobini di Tolosa, chiesa della casa madre dei Domenicani. Alberto Magno fa consocere diversi composti chimici: potassio caustica, acetati di piombo e di rame.


Durante lo stesso periodo, Raimondo Lullo studia la rettificazione dello spirito di vino. Arnaldo di Villanova, seguace della scuola di Salerno, introduce nella medicina l’acqua vite (1260) che egli chiama Acqua dell’Immortalità di cui fa una vera panacea. L’acqua vite diventa un rimedio venduto esclusivamente dagli apotecari contro i mali più diversi: dolori, paighe infette, morsi. Dotata si dice del potere di ringiovanire, prende il nome di  aqua vitae.

 

Le grandi epidemie

 

I mali dell’epoca sono dominati dalle endemie e le grandi epidemie. In relazione con i movimenti di popolazione dovuti alle crociate, pellegrinaggi, allo sviluppo del commercio ma anche con le pessime condizioni di vita, la carestia, il mal nutrimento, in particolare il pane, fatto con la farina di segale cornuta, appaiono delle epidemie di ergotismo. Questo male chiamato anche “fuoco di sant’Antonio”, “Male degli Ardenti” si caratterizzava per dolori intensi, convulsioni, cancrene comportanti delle mutilazioni di cui erano responsabili gli alcaloidi vasocostrittori della Claviceps purpurea della segale. Durante i secoli XI e XII, molte guarigioni miracolose avendo avuto luogo nell’abbazia di sant’Antonio di Vienne, si verifico un grande afflusso di ammalati. La devozione degli ammalati a Sant’Antonio può spiegarsi per l’analogia delle loro sofferenze con quelle del santo durante il suo supplizio.


Molto frequenti, la lebbra suscitava il terrore della popolazione e l’esclusione definitiva del malato rinchiuso dopo una cerimonia religiosa in un lebbrosario distante dalle abitazioni (esistevano duemila lebbrosari all’inizio del XIII secolo in Francia). In seguito, durante il XIV secolo, la lebbra comincerà a regredire.


Le epidemie di peste si verificano regolarmente nel corso dei secoli. Quelle di Cipriano e Giustiniano che devastarono l’impero romano avevano già lasciato delle tracce nella memoria. Due forme coesistono, la forma bubonica o ghiandolare e la forma polmonare molto più rapidamente mortale. Qualche ora dopo, sopraggiunge la morte. secondo Jacopo da Varazze nella Leggenda aurea, se qualcuno starnutiva, spesso rendeva l’anima. Così alla persona che starnutiva, si gridava subito: “Dio vi benedica!”, da cui l’espressione usuale. A Roma, nell’anno 590, il papa Palgio II moriva per l’epidemia. Il suo successore, Gregorio diresse una processione durante la quale, sul molo di Adriano, l’angelo sterminatore apparve riponendo la spada nel fodero. L’epidemia cessò. Il molo di Adraino divenne Castel Sant’Angelo.


Tra il 1346 ed il 1353, la peste venuta dall’Asia minore si propaga in Europa in cui fa più di 25 milioni di morti. Di fronte al flagello, soltanto, la profilassi conta. Restare in casa, rintanati. Bere del vino. Utilizzare dell’aceto. Mangiare aglio, l’acetosa, cipolla, mirra, Zafferano ed anche la teriaca. Fare bruciare incensi, canfora, painte aromatiche. La popolazione fortificata cerca delle cause sovranaturali al suo male, cerca rifugio presso i santi protettori, San Sebastiano, sant’Antonio, san Rocco. Le persone più coraggiose e devote avvicinano gli appestati, muniti di maschere a forma di testa d’anatra il cui becco è riempito di erbe aromatiche e profumi.


medico-della-peste--XVII-secolo.jpgIl medico della peste.

 

I meno coraggiosi utilizzano la “pillola ai tre avverbi” proposta da un medico di Tolosa, Augier Ferrier: “scappare via veloci, andare lontani, tornare tardi”. Così, durante l’epidemia di peste del 1522, il tenente generale del Delfinato preferisce abbandonare Grenoble. Quest’ultimo si chiama Pierre du Terrail, signore di Bayard e porterà anche l’epiteto di “Cavaliere senza paura e senza macchia”. I medici, coscienti della loro impotenza tentano di prevenire e redigono dei consigli.


Peste-nera.jpgLa peste nera a Tournai nel 1349. Bibl. Reale di Bruxelles, coll. Goldner

 

Redazione: J.C.D

iconografia:J.L.D

 

 

Link al post originale:
Les temps mediévaux

LINK pertinenti all'argomento trattato:
Albucasis


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26 novembre 2009 4 26 /11 /novembre /2009 07:00

L’EREDITÀ DELL’ANTICHITÀ: L'Oriente

 


 

Terapeutica primitiva, dall’istinto alla magia.

 

La malattia ed i “tentativi terapeutici” risalgono all’apparizione dell’uomo sulla terra. La terapeutica primitiva (termine che non possiede affatto un senso peggiorativo) è stata la sola per millenni prima che non fosse soppiantata da quelle dell’Oriente e dell’Occidente, senza tuttavia essere eliminata del tutto. In effetti alcuni dei suoi caratteri specifici si ritrovano nei nostri giorni in popolazioni viventi in Africa, America del Sud, Oceania così come nella nostra medicina popolare.


Molto presto, l’uomo primitivo scopre l’utilità o la nocività di ciò che lo circonda e acquisisce la conoscenza di alcune pratiche. La malattia è un corpo estraneo che deve essere estirpato attraverso diverse pratiche di espulsioni del male, di purificazione (suzioni, purghe, vomiti, bagni, massaggi).


Questi metodi sono ai giorni nostri impiegati a volte con successo (prime cure dopo una puntura d’ape). È fatto anche appello alla potenza di suggestione, potere sfruttato ai nostri giorni dai guaritori. Trasponendo le sue acquisizioni, le sue constatazioni empiriche dall’ambiente umano alla natura, l’uomo primitivo distingue degli animali e dei vegetali benefici o nocivi. Quanto è nocivo causa malattia e dolore. Scoprendo l’interesse per certi vegetali, egli coltiva delle piante come Valeriana, Camomilla, Achillea, papavero. La scoperta del fuoco permette la preparazione di decotti più concentrati in principi attivi. Cura le sue ferite con applicazioni di capsule surrenali ricche di adrenalina dagli effetti vasocostrittori. Effettua alcune operazioni chirurgiche: estrazioni di corpi estranei, trapanazioni, come l’attesta la paleontologia.


L’osservazione della natura fa nascere alla prima scienza, l’Astronomia. La terapeutica, da istintiva, diventa magica in relazione con i fenomeni naturali. Per spiegare l’origine delle epidemie, la guarigione, l’uomo ricorre alla credenza in forze sopranaturali astrologiche o divine.


L’istinto e la magia che caratterizzano questa terapeutica sono ancorate nel più profondo dell’anima umana, così tanto che il ragionamento non può estirparli.


Con l’invenzione della scrittura, verso il 4.200 a. C., la storia succede alla preistoria per i popoli che l’utilizzano e le conoscenze possono essere conservate e trasmesse. Ma i popoli non entrano contemporaneamente nella storia. È soltanto in luoghi privilegiati, lungo i grandi fiumi che assicurano una economia prospera, che si creano dei centri umani: L’Impero egiziano sul Nilo, le città-stato tra il Tigri e l’Eufrate, lungo l’Indo in India, più tardi in Cina nelle valli del fiume Giallo e del fiume Azzurro.

 


ANTICHITÀ E MAGIA

 

ASIA

 

La terapeutica è strettamente intrecciata alla magia, alla religione, alla filosofia, ad una certa concezione del mondo improntata dall’immobilismo e dalla meditazione.

 

INDIA

 

 

La Scienza della longevità, l’Ayurveda, è trasmessa dai trattati di medicina, Le Samhita, o Corpus di Bhela, Charaka e Suçruta. L’Ayurveda, dettato da Brahma nel 1.300 a. C., rivela i progressi della scienza indiana. Come in Cina sono anche qui note la circolazione del sangue, la trasmissione del paludismo attraverso le zanzare e quella della peste attraverso i ratti. Più tardi, durante il V secolo d.C., all’epoca di Sucruta, le conoscenze riguardanti il vaiolo, il diabete, la tubercolosi così come le norme igieniche e dietetiche si sviluppano.


Secondo il trattato di Sucruta: “Il medico, il paziente, il rimedio e l’infermiere sono i quattro pilastri della medicina su sui riposa la guarigione. Se tre di questi pilastri sono ciò che essi devino essere, con l’aiuto del primo, il medico, la guarigione sarà completa”.


La fitoterapia rappresenta un posto importante, con lo Zenzero, l’Aglio, il benzoino ottenuto per incisione del troco di Styrax tonkinensis, l’Aconito, il Pepe, la canapa, il Tamarindo (lassativo), il Ricino (purgativo e disinfettante cutaneo contro la lebbra). Nel Tshakara Samita attribuito a Tshakara (I e II secolo a.C.) figura il Rauwolfa serpentina. Questa radice è utilizzata a titolo preventivo e curativo contro le punture d’insetti, i morsi di serpente e serve anche a trovare la tranquillità. Un alcaloide isolato a partire da questa pianta, la reserpina sarà utilizzata nel XX secolo per la sua attività ipotensiva e come neurolettico.



Manoscritto medico sanscrito, Parigi, BNF


Tuttavia la magia rientra in larga parte. La malattia è ritenuta essere la ragione del peccato. Così gli dei sono invocati per diversi malattie. È il caso del Dio del fuoco per le affezioni febbrili, quello della tempesta per i dolori. Nel Atharvaveda, degli incantesimi sono indirizzati agli dei per guarire la febbre intermittente: “Oh, Takman, Dio del fuoco, sii compassionevole e risparmiaci. Rendo grazie a Takman, il freddo e all’altro, il caldo, l’infuocato che ci turba lo spirito. Lodo siano rese a Takman che ritorna l’indomani, poi due giorni di seguito e che si riproduce il terzo giorno”.


In seguito, la scienza indiana sarà adottata in Tibet, in Asia centrale, in Indonesia, in Indocina in alcune contrade del Giappone e della Cina. Avrà un’influenza comparabile a quella della scienza greca.

 

CINA

 

In Cina, per il leggendario sovrano, Fu Hsi (2852-273 a. C.), “All’origine del mondo, del ‘Grande Estremo’, specie di Caos, si staccarono due principi opposti: il Yang, principio maschile, caldo, attivo e lo Yin, principio femminile, freddo, debole. Dall’equilibrio di questi due principi deriva l’ordine universale del mondo. Dal loro antagonismo e dalle loro reazioni attraverso gli esseri e le cose derivano i movimenti, le generazioni”.


Quest’equilibrio tra questi due principi è materializzato dal disegno centrale della tavola “Fu Shi”. Ognuno dei due spazi, uno scuro, l’altro chiaro, contiene un piccolo cerchio chiaro o scuro a secondo del caso. Ciò ricorda che non c’è Yang senza Yin e viceversa.


Otto trigrammi circondano questo disegno centrale. Essi corrispondono alle otto basi della filosofia cinese, alle otto regole di diagnostica, agli otto fondamenti dell’agopuntura.


A partire dei due principi, si sviluppano cinque elementi: l’acqua, il fuoco, la terra. Il legno, il metallo. Questi elementi che servono alla costituzione degli esseri comportano la formazione del cielo (puro) e della terra (impura). Queste due forze riunite ne generano una terza, l’Uomo.


Ognuno dei cinque elementi ha sotto la propria dipendenza un punto d’orientamento, uno dei cinque pianeti, uno dei cinque pianeti, una delle cinque grandi visceri dipendenti  dal principio maschile, uno dei cinque organi retti dal principio femminile, uno dei cinque differenti polsi, uno dei cinque umori.


La tradizione attribuisce ad un altro sovrano leggendario, Shen Nung, che regnò nel 2700 a.C., il Grande Erbolario o Pents’ao in cui tratta della guarigione delle malattie attraverso i minerali, gli animali e soprattutto le piante.


Con l’imperatore Huang Ti, 2600 a.C., comincia la prima dinastia cinese, quella degli Xià. Secondo l tradizione, sotto il suo regno, sono scoperte la bussola, la ruota, l’uso del bronzo e la scrittura cinese. Redige il Noi-Kinh, trattato di base dell’agopuntura nel quale, diffidente nei confronti dei rimedi, egli scrive: “Il mio desiderio è che non si diano più rimedi velenosi e che non ci si serva più di antichi punteruoli di pietra. Desidero che si utilizzino soltanto i misteriosi aghi di metalli con i quali si dirige l’energia”.


Nel III secolo a.C., la dinastia dei Qin è fondata dall’imperatore Qin Shi Huang che unifica la Cina dal punto di vista politico, militare, sociale ed intellettuale. Fa edificare la Grande Muraglia. Per vincere l’opposizione degli intellettuali fa bruciare la maggior parte dei libri, ma protegge dalla distruzione i libri che trattano di medicina.


Nel corso della dinastia seguente, quella degli Han, l’agopuntura si sviluppa, è insegnata e sanzionata da esami. L’agopuntore può subire un controllo delle sue conoscenze. Se il malato non guarisce o decede, la famiglia può ricorrere al tribunale. Curare i malati comportando un certo rischio, l’abitudine è quella di curare le persone che godono di buona salute. Questo è possibile con la scoperta della pulsologia.


L’esame del polso, che riflette il flusso dell’elemento vitale formato di Yang e di Yin per mette di stabilire una diagnostica e dunque di prescrivere il trattamento. Il polso è preso in undici punti differenti e 200 specie di polsi sono inventariati.

In effetti, durante l’affezione di un organo, il polso è perturbato prima che la malattia si dichiari. I Cinesi prendono l’abitudine di recarsi regolarmente presso il medico che deve prevenire l’apparizione della malattia. Ciò ha come conseguenza il pagamento degli onorari da parte dei soggetti che godono di buona salute.


L’agopuntura interviene sui flussi di energia vitale che circola attraverso il corpo attraverso il sistema dei “canali principali e collaterali”. In certi punti lungo questi canali, si possono piazzare gli aghi da agopuntura oppure bruciare delle “moxas” (foglie di artemisia essiccate messe a bruciare su un determinato punto) per correggere gli squilibri del flusso di energia e concentrare i poteri di auto guarigione del corpo nei punti necessari.


Per codificare la medicina e la terapeutica, i medici cinesi si ispirano ai principi fondamentali della cosmologia cinese e dei cinque elementi che ne derivano. La materia che compone gli esseri viventi è di genere “yin” che traduce l’aspetto mutevole della natura. Le funzioni vitali degli esseri viventi sono rette dai cinque centri del corpo:

 

-“il cuore” o “spirito”, centro di comando in cui si manifestano coscienza e intelligenza,

-“i polmoni” o “il sistema respiratorio”

-“il fegato”, termine che include le membra ed il tronco, il meccanismo di reazione emotiva all’ambiente così come l’azione degli organi,

-“la milza” che equilibra la distribuzione degli alimenti nutritivi ed il loro metabolismo. Apporta forza e vigore.

-“i reni” sistema che regola l’immagazzinamento del nutrimento e l’utilizzazione dell’energia. La forza vitale dell’uomo dipende da questo sistema.


I cambiamenti di stagione e variazioni del tempo influiscono sul corpo umano. Quelli i cui effetti sono i più manifesti sono: il vento, il freddo, il calore, l’umidità, la siccità ed il calore interno.


I cambiamenti eccessivi o straordinari nel tempo (emozioni) nuocono al corpo e sono chiamati le sei cause esterne di malattie.

Se i cambiamenti di umore nell’uomo tra gioia, collera, preoccupazione, meditazione, malinconia, paura e sorpresa son troppo eccessivi, essi nuocono alla salute.


Le sei cause esterne di malattia, in interazione con le sette emozioni, costituiscono il fondamento teorico della patologia.

Questo fondamento teorico (6 cause, 7 emozioni) associato ai cinque centri del corpo (cuore, polmoni, fegato, milza, reni) sono impiegati per analizzare la costituzione del paziente e la sua malattia e per diagnosticare la causa esatta dello squilibrio fisico o psicologico e correggerlo.


L’oggetto della medicina cinese è la persona e non soltanto la malattia. La malattia non è che una manifestazione di uno squilibrio presso il malato. I medici cinesi hanno testato le piante per le loro proprietà: provocare il freddo, il calore, il tepore e la freschezza. Gli effetti curativi delle piante sono stati testati sulle diverse parti del corpo umano. I medicinali sono classificati in funzione delle simpatie o antipatie.


Ad esempio, la Menta è di natura fredda ed è impiegata per alleviare le malattie causate dai fattori di calore.

La farmacopea cinese è molto ricca. Nel Pen ts’ao completato nel XVI secolo della nostra era da Li Che-tchen, sono inventariate numerose sostanze vegetali: Zafferano, Fagioli, Datura, Rabarbaro, Segale cornuta, Zenzero, Pepe, Cannella, Melograno, Canfora, Ginseng.


Le ricette di longevità sono molto numerose. Il Panax-Ginseng che deve il suo nome alla forma delle sue radici che ricordano due gambe umane possiede delle qualità toniche. Il suo uso permette dunque la conservazione della salute.

 

Pent ts’ao p’in-hui ching yao, 1505

Biblioteca Nazionale Centrale Vitttorio Emanuele II, Roma.

 

Alcune di queste droghe presentano ai nostri giorni un interesse incontestabile: Rauwolfia, Efedra, Chaulmoogra…


La terapeutica empirica cinese fa egualmente appello a dei farmaci scelti in funzione della comparazione tra questi e l’organo da trattare. È la teoria dei segni o delle similitudini. Lo zafferano di colore giallo è utilizzato per le itterizie, il fagiolo che ha forma di rene è raccomandato per le malattie renali. Le piante che hanno dei fiori rossi sono spesso impiegate come emmenagoghi o come emostatici (fiori di Melograno o di Ibisco, Rosa Chinensis). I prodotti di origine animale o umana possono curare gli organi corrispondenti dei pazienti.


Le farmacie cinesi, più spesso, si presentano come un museo in miniatura di storia naturale con una moltitudine di vasi e di cassetti riservati a centinaia di prodotti animali, vegetali e minerali.

 


Officina tradizionale e occidentale

 

Ai nostri giorni, questa medicina tradizionale coesiste con una medicina di ispirazione occidentale che comporta tuttavia alcune varianti…

 

Consultazione a catena



 

Dentista in una strada di Pechino


 


 


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HISTOIRE DE LA PHARMACIE ET DES MEDICAMENTS 

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18 novembre 2009 3 18 /11 /novembre /2009 13:10

BACINO DEL MEDITERRANEO

 

 

LA MESOPOTAMIA

 

Sin dalla prima metà del III millennio, a Babilonia coesistono una medicina empirica ed una medicina magica. Quest’ultima poggia su una concezione particolare della malattia che è considerata come il castigo conseguente del peccato. La ricerca della natura dell’offesa e l’espiazione devono comportare la guarigione. I Babilonesi designano le loro malattie con nomi di demoni o di dei: Ishtar, Shamash, Ea…

 

irak--Babilonia.jpgVista attuale di Babilonia

 

Il terapeuta, dopo aver tentato di identificare la natura del male, cura il malato con delle preparazioni farmaceutiche appropriate e consulta gli oracoli attraverso l’osservazione dei visceri degli animali sacrificati. Medicina ed esorcismo sono strettamente legate.


Preghiere ed incantesimi sono necessari per riconciliare i malato con gli dei ed allontanare i demoni.

Il secolo di Hammurabi appare a Babilonia come l’equivalente di quello di Pericle ad Atene. A Nippur, come a Cos, in Grecia si sviluppa una scuola medica che si richiama al patronato della dea Gula. È in questa città che sono state trovate le più antiche tavolette sumeriche, una risalente al 2100 prima della nostra era. Su di essa, sono incise le terapie dell’epoca: mirto, mirra, asa foetida, timo, salice…


Il salice, ricco di acido salicilico, permetteva di abbassare la febbre, 4000 anni prima del suo uso del suo derivato: l’aspirina.

 

tavoletta-di-Nippur.jpgTavoletta di Nippur

 

Con la scrittura, la conoscenza delle droghe progredisce e si trasmette.


I medici, gli “Asu” si servono di rimedi, i “bultu” (che restituisce la vita), provenienti essenzialmente dalle piante, i “Shammu”, termine che in accadico designa egualmente i rimedi. La farmacopea sumerica è ricca di 250 piante o prodotti vegetali tra cui il giusquiamo, la cicuta, la ruta, l’elleboro nero, il lauro rosa, la mirra, lo storace, la trementina…


Nelle vallate del Tigri e dell’Eufrate, sono utilizzate un centinaio di minerali tra cui l’allume, lo zolfo, il sale, il salnitro, l’argilla. Vino e birra servono alla preparazione dei medicinali. Le forme medicinali comprendono degli unguenti, degli empiastri, dei lavaggi, delle suffumigi, degli elettuari…



In questo mondo mesopotamico, l’immagine dell’aldilà era molto cupa ed il viaggio che vi conduceva era senza ritorno. In una tale prospettiva, era augurabile conservare la salute il più a lungo possibile grazie ala medicina come era concepita.


Una poesia dell’epopea di Gilgames sottolinea questa concezione e lascia senza illusione sulla vita futura:

 

“La vita eterna che desideri ardentemente, mai potrai raggiungerla. Perché, quando gli dei crearono l’uomo, gli insufflarono la morte e si riservarono l avita. Gilgamesh, riempi il tuo ventre, gioisci giorno e notte, che i giorni siano fatti di assoluta felicità, che i tuoi giorni e notti non siano che canti e danze. Vestiti di abiti freschi, lavati e fatti il bagno. Osserva il bambino che ti prende la mano, abbraccia tua moglie e stringila, perché soltanto questo è alla portata degli uomini”

 

L’epopea di Gilgamesh, scritta su delle tavolette in terracotta, scoperte verso i 1840 sui siti di Ninive e di Nimrod, vicino a Mossul, tra gli archivi del re assiro Assurbanipal non è l’opera di un determinato autore ma rappresenta un tradizione popolare, prodotta in molti secoli.


Nel racconto babilonese, alcuni episodi sono da evidenziarsi, in particolare la storia del diluvio, la creazione di Adamo da parte di Dio, servendoci della terra da vasaio, la creazione di Eva con una costola prelevata da Adamo. Il nome di Eva chiamata in ebraico “Hawwah” che significa “la vita” trova la sua origine nel nome della dea Ninti, una delle otto dee rigeneratrici, la cui denominazione vuol dire “la signora della costola” o “la signora della vita”, la parola sumerica “ti” avente il significato sia di “vita” che di “costola”.

 

L’EGITTO

 

Nel 3000 a.C., l’Egitto è unificato e conoscerà molti millenni di prosperità ed una civiltà brillante in cui l’arte e la religione occupano un grande posto.


In Egitto, è nel suo cuore che “Ptah”, dio dell’inizio ha creato il mondo. Il cuore è il simbolo della vita per eccellenza tanto sulla terra quanto nell’aldilà. Il nome simbolico del cuore “Ab” manifesta la parte dell’essere che testimonia dell’anima “Ba” e delle azioni buone o malvagie nella vita.

 


È sulle rive del Nilo che l’uomo impara a negare la morte. Gli dei non sono più i soli ad essere immortali. La costruzione delle piramidi in cui i defunti sono circondati dallo stesso ambiente di quando erano vivi ne sono la testimonianza.


Ne deriveranno le pratiche funerarie. Per la mumificazione, il defunto si identifica con Osiride, il primo dei resuscitati diventato sovrano del regno dei morti. Gli Egiziani avevano così creato l’intemporale.


Malattia e morte facevano parte della condizione umana, la malattia non essendo il castigo del peccato, come lo era il caso in Mesopotamia. È soltanto il giorno del giudizio che i giusti verranno ricompensati e gli ingiusti puniti. È la pesata delle anime.

 

pesatura-delle-anime.jpgLa pesatura delle anime

 

Il libro dei morti depositato accanto alla mummia gli dà gli strumenti per trionfare sugli ostacoli e insegnarle le preghiere da recitare al momento in cui il suo cuore viene pesato. Se la bilancia resta in equilibrio, il morto è ammesso alla felicità eterna. L’uomo giusto merita soltanto l’eternità.


La malattia occupa un posto non indifferente, gli dei non sfuggono alla malattia. Così essi hanno inventato la medicina per loro proprio uso. Ra, il Dio Sole non fu guarito da un mal di testa dalla dea Iside per mezzo di un farmaco contenente delle capsule di papavero?


La malattia è considerata come il possesso del corpo da parte di un dio, un morto, un nemico. Il medico possiede anche un potere magico e segue l’amministrazione delle droghe, degli incantesimi.


Ma in questo paese profondamente religioso in cui Akhenaton nel XIV secolo a.C. ha tentato di fare del faraone un uomo venerante un solo dio, Aton, il sole. L’arte medica da magica diventerà religiosa. Il medico sarà sempre più spesso un sacerdote che possiede la sua arte degli dei. La medicina, ad immagine della religione è circondata da riti magici.


Così, nei casi delle ustioni, gli incantesimi permettono di aggirare l’attenzione del malato dalla sua sofferenza.


La guarigione dalla coriza, secondo il papiro Ebers richiede, al contempo la somministrazione di droghe e la formulazione di un incantesimo: Ascoltami, coriza. Figlio di coriza, tu che spezzi le ossa, che fracassi il cranio, che tormenti il cervello. Ho portato un rimedio, che esso ti cacci via, che ti espelga.

 

papiro-Ebers.jpgPapiro Ebers

 

Gli Egiziani accordano un valore preponderante allo scritto. I libri medici erano stati dati agli uomini da Thot, dio della saggezza. Tra altri attributi, era considerato come: il sapiente, il padrone dei libri, il padrone delle parole divine, dei testi sacri, Colui che ha dato agli uomini la parola e la scrittura. Thot era il patrono degli scribi. Medico e mago degli dei, aveva guarito Horus da una puntura di scorpione. Più tardi, i Greci lo assimilarono al loro dio, Hermes e diedero il nome di libri ermetici ai libri di Thot.


Le formule terapeutiche trasmesse attraverso il papiro sono, secondo la tradizione, la copia di libri segreti di origine divina conservati nei templi.


Così il papiro Brugsch presenta in exergo esergo la seguente frase: Inizio del libro di guarire le malattie, trovato in antica scrittura in un cofano, ai piedi di Anubi, a Letopoli, al tempo del re Onsaphaïs.

L’Arte medica si richiama di una figura semidivina, semiumana, quella di Imhotep, Dio della medicina il cui nome significa colui che viene in pace, architetto della piramide a gradoni di saqqara, alchimista, astrologo, medico, fu divinizzato dopo la sua morte.

 

 

Imhotep.jpgImhotep

 

Il carattere sacro della medicina conferiva alle prescrizioni più antiche, più vicine alla rivelazione divina, la più grande efficacia.

Secondo Diodoro siculo I medici stabiliscono il trattamento dei malati secondo precetti scritti, redatti e trasmessi da un gran numero di antichi medici celebri, Se, seguendo i precetti del libro sacro, essi non giungono a salvare il malato, sono dichiarati innocenti ed essenti da ogni rimprovero, se agiscono contrariamente ai precetti scritti, possono essere accusati e condannati ai morte.


La terapeutica aveva un posto importante nelle pratiche d’incubazione. Durante il corso di quest’ultima, il malato dormiva durante la notte sul sagrato di un tempio. Recitazione di formule esoteriche e somministrazione di droghe favorivano i sogni che al risveglio il prete interpretava in vista di scegliere convenientemente i sacrifici ed i doni che avrebbero procurato la guarigione.

 

strumenti-di-chirurgia.jpgStrumenti chirurgici

 

I medici, il cui nome era rappresentato da un segno geroglifico rappresentante un bisturi ed un mortaio, curavano i loro malati con delle droghe che essi preparavano in una camera riservata nei templi. Queste droghe utilizzate sotto forma di decotti, pozioni, suffumigi, colliri sono consegnati nei papiri medici e gli Ostraca medicali (frammenti di calcare o di vasellame su cui erano incise delle iscrizioni).

Uno dei papyri più interessanti in terapeutica è un papiro datato tra il 1600 ed il 1500 a.C., il papiro Ebers scoperto da Ebers nelle rovine di Luxor. Riporta le conoscenze dell’epoca in anatomia, fisiologia, patologia.


Circa 700 droghe di origine vegetale, animale e minerale sono citate in diverse forme farmaceutiche.


Dei vegetali come la radice di Melograno (antelmintico): il Ginepro, la trementina e la Scilla (diuretici); la Canapa indiana il Giusquiamo, la Mandragora, il Papavero (sedativi, antispasmodici); il succo estratto dai semi di Papavero (somministrati ai bambini per impedirli di piangere); il Colchico (contro la gotta); la Camomilla, la Menta, il Coriandolo, l’Anice, il Cumino, il Fieno Greco, il Timo, lo Zafferano (digestivi e carminativi); l’assenzio, la Noce moscata (stimolanti), le Mandorle, il Labdano (emollienti); i fichi e i datteri (affezioni epatiche); i frutti di Sicomoro (Ficus Aegyptiae), la Coloquintide, il Ricino, l’Aloe, il Sena, il Tamarindo, i fichi (lassativi, classe di rimedi molto utilizzata). Il Lotus blu, Nymphea coerulea i cui fiori si aprono il mattino e si chiudono la sera, collegati al culto di Osiride provoca uno stato di estasi (dovuto alla presenza di alcaloidi dagli effetti narcotici).


Delle sostanze minerali come il carbonato di calcio (antiacido), il sale, i sali di rame (antisettici, astringenti), il magnesio (lassativo). Il Natron, mescolanza di carbonato e bicarbonato di sodio contenente del solfato e del cloruro di sodio come impurità, raccolto sulla superfice dei laghi, è un detergente alcalino che serve per la fabbricazione dei saponi. Serve anche a purificare la bocca prima del culto divino (detergente dell’anima) ed alla mumificazione dei cadaveri. È il monopolio del Faraone.

Un altro papiro che fa riferimento al campo chirurgico è quello scoperto nel 1860 a Tebe da Smith.

 

papiro-Smith.jpgPapiro Smith

 

La donne egiziana per mantenere la sua bellezza, fa appello alle sostanze minerali. Prende dei bagni di bicarbonato di sodio. Il trucco agli occhi importante per le donne ma anche per gli uomini fa uso di sostanze minerali. L’occhio è allungato da un tratto nero di solfuro di piombo argentifero ed è circondato da un ampio cerchio verde di idrosilicato di rame. È questo il segreto dello sguardo di Nefertiti e di Cleopatra.


Delle sostanze animali come il miele, la cera, il latte (emollienti e sedativi) vengono utilizzati.


Il miele serve da dolcificante e da antisettico. Sulle piaghe, assorbe l’acqua ed arresta l’infezione. In effetti quest’ultima proprietà è dovuta all’ipertonicità del miele che in presenza di glucosio dà acque ossigenata. Il fegato di bue è utilizzato per le malattie oculari (nictalopia o cecità notturna). Le muffe (assimilabili agli antibiotici) sono prescritti.


Le forme farmaceutiche sono numerose; la preparazione comporta il principio attivo incorporato ad un eccipiente: materia grassa, acqua, latte, vino, birra, addizionato ad un prodotto destinato a rendere gradevole il rimedio, spesso un edulcorante: miele, fichi.


Le droghe sono conservate nelle riserve: le “case della vita” in cui i medici imparano la loro arte. Il responsabile del immagazzinamento di queste droghe è il “custode della mirra della casa della vita”, la mirra essendo il simbolo dei rimedi.

La mirra proveniente da un piccolo albero dell’Etiopia e della Somalia, il Commiphora abyssinica. Da questo albero scola, per incisione, un succo giallo che si trasforma in lacrime rossastre dal sapore amaro (in arabo: murr= amaro) la mirra.


L’interesse degli egiziani per la medicina, la farmacia e la chimica è attestato da numerosi vocaboli di origine egiziana che, per la mediazione del greco sono giunti sino a noi. Così, l’ammoniaca è il “sale di Ammone”.

 

 

LA PERSIA

 

Provenendo dalla Russia e dall’Asia all’inizio del II millennio a.C., i Medi ed i Persiani si installarono ai confini dell’altopiano iranico, sulla riva orientale del Golfo Persico. Nel VI secolo a.C., durante il regno di Ciro e di Dario, l’Impero Persiano, che ha per capitale Persepoli, si estende dall’India al Mediterraneo ed è un crocevia di strade e di civiltà.


Vengono importati alcuni rimedi dalla Mesopotamia, Egitto, Grecia. Dall’India giunge la pianta dei limoni i cui frutti sono utilizzati contro i veleni.


Canapa, Rabarbaro, Canfora, Asa Foetida, gomma adragante, opoponaco, galbano, olio di Ricino e di Sesano vengono utilizzati.

La terapeutica iraniana, secondo l’Avesta, il libro sacro iraniano attribuito ad Ahura Mazda lo splendente comporta formule di scongiuro, rimedi empirici e chirurgia. Questo libro sarebbe stato dato al profeta Zoroastro o Zarathustra, che durante il VII secolo a.C., è secondo la leggenda, il fondatore della religione iraniana.


I Persiani credono alle virtù curative delle acque contenenti un principio unico, bevanda d’immortalità, “l’haoma bianco” estratto da un albero misterioso, il “Gaokerena”.


Intorno a quest’albero, le piante che guariscono sono tanto numerose quanto le malattie (99999). Il termine Paradiso non proviene da Pardes, giardino in Persiano?

 

I PAESI DELLA BIBBIA

 

Per gli Ebrei, la malattia è indissociabile dal peccato e dalla punizione. Alcune malattie comportano l’isolamento e l’esclusione dei malati. Secondo molti episodi della Bibbia, Gesù andrà controcorrente a questa concezione.


La preghiera è associata alla somministrazione di droghe. Mosè acquisì le sue conoscenze presso i sacerdoti egiziani perciò gli Ebrei utilizzavano gli stessi rimedi: Aloè, Papavero, Ricino, Assenzio, Issopo, Menta, Ginepro, Aglio, Lauro, Mirra, incenso, fegato di pesce, carbonato di sodio, Sali di rame. Numerose sono le droghe che servono egualmente da aromi ed offerte religiose.


Nel Cantico dei Cantici sino menzinate le droghe più preziose; Zafferano, Cinnamomo (Cannella), Aloè, mirra, incensi.

Il balsamo di Giudea, dal profumo soave (da cui l’espressione imbalsamare), è utilizzata per le sue proprietà cicatrizzanti ed emollienti.

 

LA  GRECIA

 

Erede delle civilità che l’hanno preceduta in Medio-Oriente, la Grecia conosce per la sua arte di guarire tre fasi successive:

 

 

La Protostoria:

 

Nel corso di quest’ultima, l’Arte di guarire primitiva, mistica, è esercitata da maghi.

Asclepio, che sarebbe figli di Apollo, nacque, secondo la leggenda, nell’Epidauro verso il 1260 a.C. Ebbe tra i tanti figli, due figlie, una Panacea, dea che guarisce tutte l emalattie, e l’altra, Igea, dea della Salute. Si dice che egli fu discepolo del centauro Chirone che resuscitava i morti e che, per quiesta ragione, fu folgorato da Giove.

 

L’Asclepieion di Epidauro

 

Alcune scoperte terapeutiche sono attribuite agli eori ed agli dei. A Chirone, la Centaurea, a Peone, medico degli dei, la Peonia, a Ercole, l’Eraclion o Hyoscyamus albus. Affetto da disturbi nervosi, Ercole utilizzava gli effetti sedativi di questa pianta e quelli dell’idroterapia.

 

Gli Asclepiadi

 

A partire dal VII secolo a.C., l’arte di guarire, da magica diventa religiosa. È esercitata dai servitori di Asclepio. I santuari medici, gli Asclepieion più noti sono quelli di Epidauro, di Magnesia (i più antichi), di Kos, di Cnido, di Rodi, di Pegamo, di Taranto.


L’ubicazione di questi templi era scelta in un luogo che beneficiava di un clima clemente, vicino ad una sorgente. Degli edifici contribuivano a rendere il soggiorno del paziente gradevole: bagni, ginnasi, teatro.


Gli Asclepiadi, sacerdoti medici, che detengono le loro conoscenze per tradizione famigliare e per iniziazione esoterica celebrano delle cerimonie divinatorie. Il malato venuto a consultare Asclepieion è consegnato sin dal suo arrivo ad un giovane, ad un riposo durante una notte in un locale chiamato “abaton”. Seguono delle preghiere, abluzioni, sacrifici che devono stimolare il sonno con dei sogni (incubazione) interpretati il giorno dopo dai sacerdoti. Alla diagnosi, seguono le preghiere, incantesimi e somministrazione di droghe.


Le piante magiche sono inseparabili dall’Odissea e dalla bella Elena che ha parole che cullano, i gesti che placano. Versa nella coppa di vino del suo sposo “una sostanza che dissipa la tristezza, calma la collera e fa dimenticare tutti i mali”. Questo filtro, il Nepente, painta medica o piuttosto un composto di droghe: oppio, Canapa, Datura, Elleboro?


E Omero aggiunge: “La figlia di Zeus aveva ricevuto da Polidamna l’Egiziana, sposa di Toni, questi rimedi preparati con arte. perché il fertile Egitto produce un gran numero di sostanze salutari o funeste e si trova in questo paese molti eccellenti medici”.

Da questo periodo, verso l’850 a.C. compare il medico.

 

Il Secolo Aureo.

 

Il V secolo a.C., è il secolo aureo, quello di Pericle. È il secolo in cui fioriscono le arti e le scienze: la tragedia e la commedia con Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane; la storia con Erodoto, Tucidide; la scultura con Fidia; la filosofia e la retorica con Socrate, Platone, Senofonte, Aristotele.


Ma filosofare a questi tempi comportava alcuni rischi. Socrate, accusato di corrompere la gioventù fu condannato a bere la cicuta. I suoi discepoli conobbero la disgrazia. Senofonte fu condannato all’esilio. Platone, che nei Dialoghi fece conoscere il pensiero di Socrate, fu venduto al mercato degli schiavi prima di essere riacquistato dai suoi sostenitori ma non si disinteressò della cosa pubblica e fondò l’Accademia. Il suo discepolo, Aristotele, frequentò l’Accademia, fondò ad Atene il Liceo Peripatetico in cui filosofi e discepoli discutevano passeggiando. Alla morte di Alessandro Magno di cui fu per venti anni il precettore, Aristotele dovette fuggure da Atene.


Mettendo a profitto l’esperienza empirica acquisita presso dei malati, gli Asclepiadi abbandonano magia e religione. La medicina si laicizza. Appaiono dei medici che esercitano sia per proprio conto sia per quello della città. Per poter sostenere le spese mediche e il sostentamento del medico, ad Atene, un’imposta, lo “iatron” è appositamente creata. Anche il medico pubblico cura gratuitamente i suoi malati a domicilio o in un locale, lo “iatreion” (dal greco iatrein= curare) in cui si facevano consultazioni e, se necessario,ospedalizzazione.


I medici restano raggruppati per affinità di famiglia o di città. Così nascono diverse scuole mediche che si richiamano ad Asclepio di cui i più conosciuti sono a Rodi, Cnido, Kos.

 

La demistificazione del male.

 

Con ippocrate il Grande, la maledizione diventa malattia. Nato a Kos verso il 460 a.C., morto verso il 377, Ippocrate pone le basi dell’etica medica e stabilisce, sull’ossercazione ed il ragionamento, i primi principi della medicina clinica. Secondo lui, “ogni malattia ha una causa naturale”. La malattia non è più una fatalità, ma un fenomeno naturale e la natura “natura medicatrix”, il “medico dei mali” deve ristabilire l’equilibrio dunque la salute. La medicina compie così un grande passo.

 

 

Ippocrate.jpgIippocrate

Miniatura bizantina del XIV secolo.

 


La teoria degli umori

 

La dottrina umorale di Ippocrate riprende la teoria dei quattro elementi di Empedocle: il fuoco che affascinò così tanto Empedocle da farlo precipitare nel cratere dell’Etna, l’aria, la terra, l’acqua. Quattro qualità caratterizzano gli elementi. Così:


Il fuoco è caldo e secco

La terra, fredda e secca

L’aria, calda e umida

L’acqua, fredda e umida

 

La combinazione dei quattro elementi si ritrova nel corpo umano. L’armonia dell’universo e la salute del corpo sono legate all’equilibrio dei quattro elementi e a quello delle loro qualità. Lo squilibrio comporta disordine nel mondo e malattie nella natura umana. Le malattie sono spiegate attraverso similitudini con il mondo visibile. Alle tetradi degli elementi e delle qualità corrispondono quella degli umori, sangue, linfa o flegma, bile, atrabile o bile verde, secondo lo schema seguente:


La corrispondenza con i temperamenti non nascerà che molto più tardi. Secondo essa, nell’equilibrio dei quattro umori, la predominanza dell’uono o dell’altro condiziona il temperamento che può essere sanguigno, flemmatico, colerico, melanconico (dal greco, melanos, nero).

 

sanguigno.jpg

 flemmatico.jpg

 

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collerico.jpg


I temperamenti, Biblioteca Centrale di Zurigo: sanguigno, flemmatico, melanconico, collerico.

 

La salute risulta dall’equilibrio dei quattro elementi. Il ciclo degli umori è sottoposto al ciclo quaternario dell’universo. In primavera, è retto dal sangue, l’estate dalla bile, l’autunno dall’atrabile, l’inverno dalla linfa o la pituita. Dall’universo al corpo  si effettuano perpetui scambi. La terapeutica di Ippocrate è riassunta dalla formula: “Contraria contrariis curantur”.


Secondo quest’ultima, i rimedi convenienti di più ad un’affezione sono quelli la cui azione è opposta alla persistenza della malattia, rimedi cladi o freddi, secchi o umidi secondo il caso, così, una malattia accompagnata dalla febbre deve essere trattata da una droga rinfrescante.


Dei trattamenti come i salassi, la somministrazione dei diuretici, purgativi, lassativi, emetici, sudoriferi, devono permettere di ristabilire l’equilibrio favorendo l’eliminazione del male. Nel numero dei diuretici figurano Aglio, Cipolla, Porro, Cetriolo, Finocchio.


Secondo Ippocrate, “la natura è il primo medico dei mali”. Così, i trattamenti del paziente svolgono un ruolo importante nella malattia e nella guarigione. La malattia evolve, si trasforma (metastasis). Le differenti parti del corpo sono solidari nell’evoluzione. “qualunque sia la sede primitiva del male, esse se lo comunicano”. Così, a scopo curativo, il medico può fare apparire in una regione determinata una reazione che sposta l’affezione.è il principio della revulsione. Nel numero delle revulsioni figurano i cataplasmi a base di mostarda, di ammoniaca, i vescicanti che agiscono sulla pelle, i sudoriferi, i diuretici, i purgativi, i vomitativi.


La Materia medica, il “Corpus Hippocraticum” comprende più di 230 droghe: dei narcotici (Mandragora, Giusquiamo, Belladonna, oppio), dei purgativi (Euforbia, Coloquintide, Brionia, Scamonea, Mercuriale), dei vomitativi (Elleboro bianco, Asarum), dei febrifughi (assenzio, Piccola Centaurea).


Alcune droghe hanno delle virtù magiche come la Cammonilla. Secondo la tradizione, una pianta denominata “Parthenion” utilizzata nelle febbri intermittenti permette di guarire un operario ferito durante la costruzione dei Propilei.

Tra le opere attribuite ad Ippocrate, una delle più conosciute è il libro degli Aforismi nel quale egli enuncia delle certezze diagnostiche e pronostici immutabili. Il primo sfuma passabilmente queste certezze: “La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione fugace, l’esperienza ingannevole, il giudizio difficile”.


La medicina greca si interessa delle risorse del mondo vegetale. Diocle di Caristo in Eubea è l’autore del manuale dell’erborista, il Rhizotomicon.


A lperiodo ippocratico segue quello di Aristotele (384-322 a.C). discepolo di Platone, Aristotele introduce la scienza in medicina, ricolloca l’uomo in un contesto profano e non deista, l’integra nell’universo. Si interessa all’anatomia, alla fisiologia. Riconosce il ruolo del rene come filtro, quello del fegato nella digestione. compone dei trattati di botanica medica. Il suo discepolo, Teofrasto, nativo dell’isola di Lesbo, è l’autore di un’opera che sarà tradotta nel 1483 con il titolo De historia plantarum. In quest’ultimo, egli cita la Cannella, la Senna, il Dittamo, il Cardamomo, la Liquirizia, la Cicuta, l’Aconito, la Mandragora, la Felce maschio.

 


mandragora.jpgLa Mandragora

 



ALESSANDRIA

 

Alessandro magno, re di Macedonia, dopo essersi assicurato il dominio macedone sulle città greche, parte alla conquista dell’Oriente. Il suo impero si estenderà dal Nilo al Caucaso. Le sue conquiste facilitano l’incontro della civiltà greca con quelle dell’Egitto, dell’Iran e dell’India. Fonda la città di Alessandria, simbolo della sua epoca erorica ed intellettuale. Il faro del porto dal nome Pharos, isola vicino ad Alessandria dove è situata, fa parte delle sette meraviglie del mondo antico.


Alla morte di Alessandro nel 323 a.C., l’Egitto passa nelle mani dei Tolomei, e questo sino all’annessione del paese da parte di Roma nel 30 a.C., ma la lingua ufficiale rimane il greco. La scuola di Alessandria, fondata da Euclide durante il regno di Tolomeo I Soter, generale di Alessandro, attira filosofi, poeti, artisti, scienziati, medici. La scienza ellenistica è al suo apogeo. La scuola di Alessandria sussiterà per quasi un millennio, sino alla presa della città da parte degli Arabi, verso il 640, e svolgerà un ruolo considerevole per il progresso e la trasmissione delle conoscenze tra cui la medicina. L’incendio della biblioteca di Alessandria, il Museionche presenta un’eccezionale ricchezza in manoscritti (500.000 rotoli di papiro) ne distrugge la maggior parte. Tuttavia diversi papiri di quei tempi ed anche anteriori sono stati ritrovati nei templi. Il loro studio, mostra che coesistono due medicine, una “tradizionale”, sclerotizzata, ereditata dagli Egiziani, riproducono dei testi antichi, in declino e l’altro, greco, in pieno sviluppo, inventante degli sperimenti nuovi rappresentati in papiri dal IV secolo a.C. al VII secolo d.C.


Lo sviluppo del commercio delle spezie  con l’Estremo Oriente fatto di grandi progressi grazie alle spedizioni di Alessandro. Sono effettuate e utilizzate in farmacia, zafferano, cannella, cumino, zenzero, coriandolo, cardamomo.


Le conoscenze mediche apportate dai Greci evolvono. I più celebri medici di Alessandria sono Erofilo ed Erasistrato che svilupparono le conoscenze in anatomia e chirurgia. Erasistrato raccomanda ai suoi pazienti ginnastica e bagni di vapore e si oppone alla polifarmacia che nasce ad Alessandria ed è prescritta dagli Empirici, fondata dai discepoli di Erofilo, Philipos di Kos e Serapione di Alessandria.


Per questa scuola, di cui uno dei discepoli più illustri è Eraclide di Taranto, ogni sostanza entrando nella composizione dei loro preparati complessi, si connette ad uno dei mali, anche ignorato dal medico, subito dal malato. Riferendosi a questa teoria, i sovrani Cleopatra, Artemisia, Mitridate ed il medico Nicandro inventano dei preparati magistrali tra cui quello che avrà maggior successo, il Mithridaticum attribuito a Mitridade Eupatore, re del Ponto, e la Teriaca, al medico di Nerone, Andromaco. La scuola degli Empirici sostiene l’utilizzazione dei rimedi la cui efficacità è provata dall’esperienza, da cui il suo nome. Ma questo metodo, non avendo alla sua base alcuna teoria filosofica, cadrà nell’oblio al contrario della polifarmacia che essa prescriveva.

 


preparazione-della-teriaca.jpgPreparazione della teriaca

Secondo una illustrazione del trattato di Nicandro

 

ROMA

L’individualismo ha perso la Grecia, Roma la soppianta. "Graecia capta ferum victorem cepit". La Grecia, vinta, vinse il suo feroce vincitore, secondo i versi di Orazio. Ciò si verifica anche per l’arte medica.


A Roma in cui si è già esercitata l’influenza della medicina etrusca fondata sulla magia e l adivinazione, i Romani importano il culto di Asclepio che si romanizza con il nome di Esculapio. Roma unifica il Mediterraneo, Mare Nostrum, e gli dà quasi due secoli di tranquillità. Con l’imperatore Augusto nasce l’Impero, l’apogeo di Roma, l’età dell’oro delle arti, dell’urbanesimo con la costruzione del Colosseo. Aiutato dal suo amico Mecenate, Augusto prategge gli scrittori, Tito Livio, Virgilio.


L’arte di guarire romano subisce l’influenza della civiltà greca. Considerata come un arte manuale e non come un’arte nobile come la politica, la giustizia, è esercitata soprattutto da Greci. Così, è il Greco Arcangatos che fonda a Roma, due secoli a.C., una bottega che serve ad un tempo da farmacia, da gabinetto di consultazione e da ospedale. Asclepiade, altro medico greco residente a Roma, redige il suo Ciclo terapeutico in cui sull’esempio di Ippocrate prescrive delle terapie dolci. Per le affezioni cutanee ed oculari, raccomanda delle formule a base di bile e di fegato di animali (ricchi di vitamina A).


Asclepiade subisce l’influenza delle teorie atomiste di Democrito e di Epicuro, secondo cui, l’organismo vivente è un aggregato di molecole separate da poro dentro cui si depositano sangue ed umori. Una modificazione delle dimensioni degli uni o degli altri comporta la malattia. Il discepolo di Asclepiade, Temisone di Laodicea riprendendo questa teoria, classifica le malattie in due gruppi, quelle in cui i pori si rilassano e quelle in cui i porri si restringono. Nel corso delle malattie croniche, per vuotare i pori egli prescrive astinenza e salassi.


Le conoscenze terapeutiche dei Romani si sviluppano dopo la loro penetrazione in Asia. Si verifica il divario tra medici e farmacisti. Cornelio Celso, Plinio, Scribonio Largo, sono i medici di origine latina più rappresentativi dell’epoca.


Nel 25 a.C., in De re medicina, Celso cita i rimedi che arrestano le emorragie (aceto, incenso, allume, vetriolo), quelli che cicatrizzano le ferite (mirra, tela di ragno), quelli che possiedono virtù digestive (Cinnamomo), detersive (rafano, porro), corrosive (noce di galla, allume, fiele). Per le infiammazioni degli occhi, propone l’addizione nei colliri, del bianco d’uovo (quest’ultimo è ricco in lisozima dalle proprietà antivirali). Prescrive salassi, applicazioni di ventose, cataplasmi, clisteri, purgativi, vomitativi. Allal sua morte, come ultimo omaggio, è sepolto alla biblioteca di Efeso.


Scribonio Largo redige una farmacopea verso il 45 a.C., Plinio il vecchio, una Storia naturale, poco tempo prima della morte che ebbe luogo nel 79 durante l’eruzione del Vesuvio. Egli cita l’Efedra per curare la tosse e l’asma.

 


Plinio--Storia-naturale.jpgStoria naturale di Plinio il vecchio, Parigi, BNF.

 

Tra i medici più conosciuti dell’epoca romana figurano Galeno e Dioscoride, entrambi nativi dell’Asia Minore. Dioscoride, nato in Cilicia nel 109 d.C., redige un Trattato di Materia Medica in cinque libri. Per le 519 specie di piante, dà un nome, i sinonimi, l’origine e la varietà più utile, la descrizione, il modo di raccolta e di preparazione, le applicazioni terapeutiche. Prescrive in particolare la felce maschio dalle proprietà vermifughe, il millefoglie come anti-infiammatorio. Questa pianta, dicono, era servita a curare il tallone ferito di Achille da qui il nome latino Achillea millefolium. In quest’opera, i regni animale e minerale sono egualmente affrontati.


Con Galeno, nato a Pergamo nel 131 d.C., si instaura l’era galenica per 13 secoli. Sopravvivendo alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, si fonde con il Medioevo. Provenendo dall’Asia Minore, Galeno risiederà a Roma sulla Via Sacra dove diventa il medico di Marco Aurelio. Medico dei gladiatori, studia l’anatomia e compone numerosi trattati che serviranno da base per i medici dei secoli successivi.



Galeno--ritratto-del-XV-secolo.jpgRitratto di Galeno (XVI secolo)

Biblioteca della Facoltà di Medicina di Parigi

 

Galeno riprende le idee di Ippocrate esaltando la Natura medicatrix. Il Della inutilità delle parti del corpo umano è una specie di inno al Creatore. Parla come un monoteista e raccomanda Aristotele. Per questo avrà il favore dei Padri della Chiesa.


Riprende sviluppandola la concezione umorale che era stata abbandonata dalla scuola di Alessandria e si oppone all’Aslepiade l’Atomista.


Ippocrate-e-Galeno--Anagni.jpgAffresco della cattedrale di Anagni, vicino Roma, rappresentante Ippocrate e Galeno.

 

Egli fa corrispondere ai quattro umori, quattro temperamenti: sanguigno o pletorico, bilioso o collerico, atrabiliare, pituitario o linfatico. La salute essendo un equilibrio, una crasi, le malattie sono delle discrasie, una combinazione imperfetta degli umori. Dalla composizione e dall’aspetto degli umori di cui l’urina sarebbe il riflesso, si potrebbe conoscere, secondo lui, il tipo e la localizzazione della malattia.


Galeno espone infine l’anatomia e la fisiologia. Gli organi sono secondo lui in adeguazione con la loro funzione. Per Asclepiade, per contro, gli organi sono modellati dalla loro attività. È un precursore del trasformismo.


Compone una farmacopea chiamata con il suo nome, Galenica, con numerose presentazioni di farmaci (forme galeniche). Divide i rimedi in semplici la cui azione è elementare (che apportano il freddo, il caldo, ecc.; specifici o tossici e combinati l acui azione è al contempo elementare e specifica, ad esempio, i narcotici che danno freddo e fanno addormentare).

 


LA GALLIA

 

In Gallia, l’arte di guarire, che deve molti prestiti alla medicina romana, è esercitata dai druidi e dai loro collaboratori, gli ovati; i druidi svolgono funzione di medici e gli ovati, di farmacisti. La terapeutica è a base di piante raccolte al soslstizio d’estate, prima del levare del sole e da acque termali.


L’uso di numerose piante è importato da Roma durante la romanizzazione della Gallia. Altre appartengono al patrimonio gallico. Così, il vischio che presenta un carattere sacro. Crescendo in grappoli sugli alberi, questa pianta che piò evocare lo sviluppo di un tumore, contiene delle proteine che permettono l’arresto della divisione delle cellule cancerose. Giusquiamo e Primule antinevralgiche, Verbena, Salvia e Trifoglio sono utilizzati.


Testimoni dell’arte farmaceutica dell’epoca, piccoli vasi per colliri sono stati trovati  nella regione di Tolosa e in quella di Reims. Confezionati sotto forma di un solido timbrato con il sigillo del fabbricante, i colliri sono confezionati con ambra, Millefoglie, Verbena, incenso, mirra, Edera. Al momento dell’uso, diluiti in un liquido menzionato sulla compressa: latte o succo di pianta.

I Galli credono alle virtù terapeutiche dell’Ambra. Portata come collare, protegge dalle malattie, il che spiega il numero di collari trovati nelle tombe dei Galli.


Nella terapeutica gallica, le fonti ed il termalismo ereditato dai Greci e dai Romani svolgono un grande ruolo. Vichy, Néris-les-Bains, Plombières lo attestano.

 

 

 

 

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Le legs de l'antiquité


LINK pertinenti alla tematica trattata:

L'origine dei medicamenti, 1

L'origine dei medicamenti, 2 

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  • : Storia della scienza medico farmacologica
  • : Storia dell'arte medica e farmacologica di tutte le culture e tempi in relazione alle conoscenze tecniche e scientifiche delle rispettive epoche.
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