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6 giugno 2011 1 06 /06 /giugno /2011 11:20

 

Léon Gabriel Toraude

 

 

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  Copertina della prima edizione (1919) dell'opera.

 

 

Léon Gabriel Toraude (1868-1945) è un celebre farmacista scrittore. Nel 1921 fece pubblicare Bernard Courtois (1777-1838) e la découverte de l'iode (1811), un'opera scritta nel contesto di un atesi per l'ottenimento del diploma di dottore all'Università di farmacia, che all'epoca era un farmacista di prima classe. Toraude fu anche membro dell'Accademia di Farmacia e cofondatore nel 1928 della Società dei Farmacisti Bibliofili. Egli scrisse anche altre opere, soprattutto raccolte di racconti, ma l'opera più interessante, è senz'altro Les Galéniennes. Fantaisies rimées en marge du codex Paris [Le Galeniche. Fantasie rimate in margine del codex parigino], edito da Vigot frères, nel 1919, opera di grande formato ed illustrata con 70 tavole a colori, di cui furono stampate soltanto 200 copie. Il libro conobbe anche una ristampa nel 1936. Presentiamo in questo post un ricordo all'autore tracciato da due suoi amici anch'essi ìcelebri farmacisti studiosi.

 

 

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L'Odissea dei mortai: "Naso all'insu, gonna sollevata, aspetto birichino..."

Disegno di A. Bonamy.


 

 

Nella prefazione di Les Galéniennes, il Dr. Helme, analizzando l'opera del suo amico Toraude, lo presenta come un farmacista "storico, filosofo, poeta ed anche giurista...". Egli aggiunge anche: "Per abbellire la sua vita ed allietare gli svaghi dei suoi confratelli, scrive e canta".


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Gli esami dell'alambicco distillatore

Disegno di Léon Grimbert

 

 


Ahimè! non udremo più l'armoniosa voce del nostro compianto vice presidente, deceduto a Parigi il 24 settembre 1945. La sua penna viva ed attenta sino ai suoi ultimi giorni non distillerà più affascinanti opere come Voyage autour de mon berceau [Viaggio intorno alla mia culla], Conte d’un fleur de verre [Storia di un fiore di vetro], solidi studi storici come quelli che conoscete sui Cadet, Demachy, Parmentier, Z. Roussin, B. Courtois, delle pubblicazioni erudite ed austere come Législation des substances vénéneuses [Legislazione delle sostanze velenose], Notions pratiques de pharmacie [Nozioni pratiche di farmacia], che egli pubblicò con Dufau nel 1926, poi con il professore Janot, quest'insieme armonioso benché di diverse ispirazioni, ma sempre consacrato alla gloria della nostra bella professione.

 

 


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Dedica evocatoria

Per alleviare il mio cuore, ti porto a conoscenza...

Illustrazione di A. Bonamy

 


 

Una così bella attività gli è valso l'onore di una notizia apparsa sul Bollettino della Sociétè d'Histoire de la Pharmacie nel 1919, sotto la firma autorizzata del suo amico, il nostro segretario generale Guitard.

 

Non prenderò in prestito che alcune date ed alcuni fatti di questa interessante biografia: nascita del nostro rimpianto confratello a Saumur, il 7 ottobre 1868, studi in questa città, poi al liceo di Angers, stag a Saumur e a Dinan, ricezione a Parigi, installazione a Asnières. Questo pronipote del filosofo Bayle fu anche un membro molto attivo della Société des Gens de Lettres e della Société des Auteurs et Compositeurs de musique. Ricordo il suo ruolo agli Stabilimenti Billaut, poi ai Laboratori Toraude ed alla Pharmacie Centrale de France, il ruolo sempre più importante che egli assume nella direzione dell'opinione farmaceutica, grazie ai molteplici giornali che implorano una prosa di scelta: Revue Moderne de Pharmacie, Bulletin des Sciences Pharmacologiques, Pharmacie Française, Bulletin de la Cooper, ecc.

 

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Nei suoi ultimi giorni, lo abbiamo visto lottare contro la malattia, firmare dei documenti con mano debole e, nelle ore difficili che visse la nostra Francia, ci sembra indicato dare come testamento del mio amico scomparso, questi "  Consigli ai giovani" che egli poneva in Les Galéniennes:

  

            Marciate dunque! Soltanto lo Sforzo è il maestro sublime.

            Occorre un rude slancio per raggiungere la cima!

            Avanti! Superate uno dopo l'altro i gradini;

            Che il vostro ardore si esalti e, Signori, vincerete.

 

 

toraude1.jpgIl celeberrimo Codex fonte di ispirazione all'opera di Toraude.

 

Ed ecco, d'altra parte i Ricordi che il signor E. H. Guitard ha evocato con emozione nella stessa raccolta biografica:

 

Alcuni mesi prima dell'"altra guerra": il mondo è ancora abitabile. Non si sono mai visti bombardamenti aerei, attacchi sottomarini, campi di tortura, congegni in grado di sopprimere con un colpo 80.000 esseri umani; il franco vale 20 soldi, c'è pane per tutti... È in quest'atmosfera calma che un bel pomeriggio di febbraio del 1913 una brillante riunione si apriva alla Scuola superiore di farmacia, sotto la presidenza del suo eminente direttore, il Professor Guignard: vi si redassero gli statuti e si creò anche l'ufficio della Société d’Histoire de la Pharmacie. Al momento di far eleggere il tesoriere, Guignard pronunciò un nome che tutta la sala ripeté con entusiasmo: "Toraude!". Questa scelta non era premeditata: sorprese lo stesso Toraude, che balbettò: "Non ci capisco nulla di cifre: con me, la cassa non sarà mai giusta!". "Non abbaite timore", gli rispose uno dei vice presidenti, il signor Buchet, sarete un tesoriere senza cassa, perché la Farmacia Centrale di Francia si farà carico di tutti i costi ed i membri non pagheranno nessuna quota. Ma non possiamo fare a meno di voi nell'ufficio". Infatti, Toraude, che aveva dovuto infine lasciarsi nominare tesoriere, rese alla giovane società i più grandi servizi, facendosi il suo propagandista accanito per la sua collaborazione ai numerosi periodici che si onoravano della sua collaborazione.

 

 

toraude2.jpgVaso da Teriaca.

 

Tutto è stato detto e sulla sua vita benemerita e sulla sua opera stampata. Buttando sulla carta queste poche parole per obbedire alle istanze del nostro comune amico, Gabriel Beytout, non ho altre possibilità che di apportare un modesto omaggio in più alla memoria del caro estinto e di aggiungere alcune note personali al ritratto che è già stato tracciato. Ecco innanzitutto un fatto che caratterizza beneil suo disinteressamento e la sua probità spinta sino allo scrupolo che è, come ben sappiamo, un piccolo peso di 24 grani. Degli amici gli inviano un giorno il salario normale di un lavoro che egli aveva fatto per essi; non osando restituir loro l asomma, li invita a sontuosi banchetti nel corso dei quali consegna ad ognuno di essi un mortaio di maiolica dai graziosi arabeschi, di cui aveva ordinato la fabbricazione speciale ad un laboratorio rinomato.


 

toraude4.jpgLa pozione.


 

Alcuni anni or sono, ebbi la fortuna di avvicinare più frequentemente il nostro amico grazie alla società dei "Farmacisti bibliofili", di cui lo abbiamo nominato presidente. Le deliberazioni del comitato avevano luogo dapprima nel suo ufficio commerciale di rue de la Sorbonne, più tardi al pianterreno di rue de Vaugirard, dove lo stato della sua gamba lo immobilizzava senza alterare il suo umore. Il Professor Olivier, il bibliofilo Beytout, il collezionista Sergent, l'editore che ero io in quel momento, non erano sempre d'accordo sulla scelta del soggetto, dell'illustratore, del formato, dell'incisione, delle carte, tutti fattori da cui doveva dipendere la qualità della strenna che i nostri colleghi avrebbero ricevuto l'anno seguente: ognuno di noi difendeva appassionatamente la propria opinione. Il presidente Toraude aveva certamente la sua, me era ben lungi dall'imporla,come fanno molti altri presidenti, la teneva dapprima in serbo, poi la svelava a metà e nella misura in cui poteva farlo senza troppo urtare colui che aveva sostenuto il parere contrario. Infine, il dibattito diventava più aspro, dimenticava del tutto le sue preferenze e non aveva più che uno scopo: conciliare tutti i punti di vista, trovare un terreno d'intesa affinché nessuno uscisse da lui sconfitto e scontento.


 

toraude6.jpgAcqua di fonte, prega per noi.


 

 

 

La fisionomia della sua opera letteraria non poteva che essere conforme alle sue qualità di cuore. Non soltanto l'immoralità, ma anche la brutalità- troppo cara a numerosi dei nostri contemporanei- ne sono rigotosamente escluse. Sin nelle cronache pubblicate un tempo da L.-G. Toraude, con lo pseudonimo "Grippe-Soleil", in les Annales Coopératives Pharmaceutiques, ritroviamo il sentimentalismo un po' leggero e la preziosità amabile dei neo-romantici del 1900, epoca felice in cui il nostro poeta continuava a vivere in sogno.

 

 

toraude7.jpgOra, la cera era vergine finquando ciò era possibile.

 

 

 


Porto in quanto prova soltanto questo passaggio di un articolo del nostro amico apparso in Annales del novembre 1936 con il titolo "Grippe-Soleil ami des bêtes": Ciò che concerne gli uccelli mi ha sempre appassionato. Li amavo quando ero bambino; li adoro oggi. Come si possono far soffrire questi squisiti esserini? Ed è con ragione che si è approvato l'Aeropago di Atene di aver condannato a morte un ragazzo per aver cavato gli occhi ad un uccello... Per fortuna, posso, a titolo di consolazione, rendere omaggio ai nostri amici svizzeri a proposito dei quali, si poteva leggere in un grande quotidiano, la seguente nota: "L'inverno prematuro ha fermato, come una già accaduto una volta, davanti alla barriera delle Alpi, le rondini in migrazione dall'Europa centrale verso i paesi più caldi in cui esse svernano. È per questo che segnaliamo che nella regione di Gratz, ne sono state raccolte diverse centinaiache saranno, come l'anno scorso, trasportate in aereo in Italia". I grandi uccelli in soccorso ai piccoli, meno male! Ecco una notizia che consola!".

 

Tutto il nostro amico Toraude est qui! Amico degli esserini, amico delle culle! Per molto tempo ancora ci sembrerà di udirlo, celebrare i suoi umili amici.

 

 


 

toraude9.jpg

 

 

 

 

 

Tutte le illustrazioni del presente post sono tratte dall'opera di L. G. Toraude Les Galénniennes.

 

 

 

 

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LINK al post originale: 

L. G. Toraude

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20 ottobre 2010 3 20 /10 /ottobre /2010 08:00

 

 

  Pierre-Pomer.jpg

 

  

  

Pierre Pomet è un droghiere francese nato nel 1658 a Parigi e morto nella stessa città il 18 novembre 1699. Dopo un apprendistato, viaggia in Italia, Germania, Gran Bretagna ed in Olanda. Ritorna a Parigi dove apre un magazzino di droghe.

 

Acquista rapidamente una grande reputazione. Dà presto dei corsi per spiegare la fabbricazione dei suoi prodotti. Pubblica regolarmente un catalogo delle droghe semplici o composte della sua vasta collezione così come la descrizione del suo gabinetto delle curiosità. Fa apparire, nel 1694, la Histoire générale des drogues, traitant des plantes, des animaux et des minéraux, etc., [Storia generale delle droghe, concernente piante, animali e minerali], illustrato con più di 400 figure

La sua opera è considerata come la più completa e la più sicura della sua epoca. È tradotta in molte lingue tra cui il tedesco e l’inglese.

 

 

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11 luglio 2010 7 11 /07 /luglio /2010 08:15
Nicolas Lémery





Nato da una famiglia protestante di Rouen, Lémery studiò presso il collegio protestante di Quevilly per diventare nel 1660 apprendista presso uno zio apotecario. Studiò successivamente chimica presso Christophe Glaser, apotecario di Luigi XIV e che si occupava anche del celebre Jardin Du Roi, l’Orto botanico parigino.

Dal 1668 al 1672 è pensionante di Henry Verchant, mastro apotecario a Montpelier di cui diventa dimostratore e dà delle lezioni di chimica agli studenti di medicina ed anche ai loro professori. Di ritorno a Parigi nel 1672 riacquista il 18 settembre 1674 la carica di apotecario privilegiato di Antoine Régnier che era deceduto. Apre allora un'officina ed un laboratorio nella cantina di una casa all'insegna di La Porta doratasituata in rue Galande vicino a piazza Maubert dove dà dei corsi ad un pubblico numeroso e scelto avido di vedere infine rivelati i segreti della chimica. Secondo Fontenelle "Le Signore stesse coinvolte dalla moda, avevano l'audacia di venire a mostrarsi a delle assemblee così erudite". Si sposa in gennaio 1676 con Madeleine Bellanger, figlia di François Bellanger, borghese di Parigi, da cui ebbe sei figli.

Nel 1681 i protestanti cominciarono ad essere minacciati e sotto la pressione reale che voleva espellere i protestanti dalla professione di apotecari, dovette vendere il suo negozio di rue Galande che egli cedette il 6 febbraio 1683 a Jean Fradin, mastro apotecario a l'Hôtel Dieu di Parigi, poi dimissionò dalla sua carica di apotecario i 23 aprile 1683 a profitto di Denis Machauraux. Dopo un breve soggiorno in Inghilterra, ritorna in Francia. Lo ritroviamo verso la fine del 1683 all'UNiversità di Caen dove è ricevuto come dottore in medicina. Di ritorno a Parigi vive esercitando la medicina, ma in seguito alla revoca dell'Editto di Nates, il 18 ottobre 1685, che proibiva ai protestanti l'esercizio della medicina e della farmacia, decide all'inizio del 1686 di abiurare la sua fede insieme a sua moglie ed i suoi figli. L'8 aprile 1686, Luigi XIV che aveva stima di lui in merito al suo talento, gli accordò nuove lettere patenti che gli permisero di aprire alla fine dell'anno una nuova bottega di apotecario ed un laboratorio di chimica in rue Saint-Jacques vicino alla fontana Saint-Séverin.

 Dopo il rinnovamento dell'Accademia reale delle scienze da parte di Luigi XIV, il 20 gennaio 1699, è nominato associato chimico, il 28 gennaio dello stesso anno, poi pensionario chimico il 23 novembre 1699 all amorte di Claude Bourdelin. Nel 1712, è nominato direttore, ma gravemente malato, è costretto di dare le dimissioni il 6 marzo 1715. Ricevette allora il titolo di pensionante veterano. Muore il 19 giugno 1715 nella sua casa di rue Saint-André des Arts che occupava dal mese di dicembre 1693 e dove aveva installato bottega e laboratorio.

Lémery non si preoccupava molto di speculazioni teoriche. Considerava la chimica una scienza dimostrativa e si limitava ad esporre senza deviazioni i fatti e le esperienze. Di conseguenza, la sua sala dei corsi era piena di persone di ogni genere, avide di ascoltare un uomo che evitava le sterili oscurità degli alchimisti e non considerava la ricerca della pietra filosofale o l'elisir di lunga vita come unico fine della scienza.

Il suo Cours de chymie(1675) conobbe ben 13 edizioni e costituì una forte autorità per un secolo. Si conta, tra le sue altre pubblicazioni, la Pharmacopée Universelle (1697), Il Traité universel des drogues simples (1698), il Traité de l’antimoine (1707), così come un certo numero di articoli pubblicati dall'Académie des sciences, di cui uno offre una spiegazione chimica e fisica dei fuochi sotterranei, dei terremoti, della folgore e del tuono.

Oltre alle sue ricerche in chimica ed in medicina, gli si deve soprattutto la scoperta del ferro nel sangue. Egli scoprì che un miscuglio di zolfo e di ferro a cui si aggiunge un po' d'acqua per formarne un impasto, si infiamma spontaneamente riproducendo, secondo lui, il fenomeno vulcanico.

Il maggiore dei suoi figli, Louis (1677-1743), fu medico, chimico e membro dell'Academie des Sciences (eletto il 26 luglio 1702 come chimico poi nominato pensionante il 18 marzo 1715 in sostituzione di suo padre). Il minore dei suoi figli, Jean, chiamato Jacques dai suoi biografi, (1678-1721), chimico anch'egli, fu eletto all'Academie des Sciences il 22 agosto 1712 e nominato associato il 5 giugno 1715.

 

Testi on line 1 2

 

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19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 10:01









Moyse Charas, celebre farmacista del XVII secolo, (Uzès 1619/ Parigi 1698), aprì un’officina a Orange dopo aver compiuto studi classici e di apotecaria per poi trasferirsi nel 1646 a Parigi. Nel 1667, realizza la prima fabbricazione pubblica della teriaca, contravveleno (antidoto), molto in voga durante il XVII secolo. Pubblica l’anno successivo La Thériaque d’Andromachus [La teriaca di Andromaco].


Nel 1672, Antoine d’Aquin, intendente del Jardin du roi (Giardino del re), lo recluta per il posto di dimostratore di chimica per il giardino. Dietro consiglio di Aquin, pubblica nel 1676, una Pharmacopée royale galénique et chimique che ha grande successo ed è tradotta in numerose lingue tra cui il cinese.


Nel 1680, in seguito agli inizi della persecuzione che colpì i protestanti, Charas abbandonò la Francia soggiornò alcuni anni in Inghilterra dove ottenne un titolo di dottore in medicina, prima di raggiungere i Paesi Bassi nel 1683. Da qui, partì per la Spagna dove esercitò a Madrid. È denunciato all’Inquisizione nel 1686, ma è salvato dall’espulsione grazie al suo protettore, il diplomatico olandese. Parte allora in Galizia, dove è di nuovo denunciato nel 1688 ed arrestato. Finisce, dopo numerosi interrogatori, con il convertirsi al cattolicesimo ed è liberato nel 1689.


Ritorna allora in Olanda, poi in Francia di nuovo nel 1691 dove diventa membro dell’Accademia delle scienze nel 1692.


La sua pratica è ancora improntata al peso delle conoscenze del Medioevo e un po’ di alchimia. Si specializza soprattutto sulle vipere. Oltre alla loro utilizzazione nella preparazione della teriaca, si considerava alla sua epoca che la carne di questi animali fosse il miglior antidoto contro gli avvelenamenti causati da questa specie o da altre.


L’ignoranza intorno alla loro biologia ne faceva delle vere panacee. Charas pubblica nel 1669 Nouvelles expériences sur la vipère, les effets de son venin, et les remèdes exquis que les artistes peuvent tirer du corps de cet animal [Nuovi esperimenti sulla vipera, gli effetti del suo veleno ed i rimedi adatti che gli artisti possono trarre dai corpi di quest’animale], in cui studia la sua anatomia, la sua riproduzione e le sue abitudini e, anche se continua a propagare alcune credenze errate, fonda soprattutto una migliore conoscenza delle loro virtù terapeutiche.


Charas fu inoltre in opposizione con Francesco Redi a proposito della formazione del veleno, Charas affermava che la saliva dell’animale diventava tossica soltanto se quest’ultima era in collera, mentre Redi credeva che fosse costantemente tossica.

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