Storia dell'arte medica e farmacologica di tutte le culture e tempi in relazione alle conoscenze tecniche e scientifiche delle rispettive epoche.
Nato a Palermo nel 1633, Paolo Boccone è originario di una famiglia di Savona, in Liguria. Compie i suoi studi in Sicilia, li orienta molto presto verso la storia naturale e intraprende numerosi viaggi sia in Italia sia nel resto d’Europa. Le sue spedizioni lo conducono a raccogliere erbe in Sicilia dapprima, poi in Inghilterra, in Scozia, in Olanda, in Belgio, in Germania sino alla frontiera russa.
In Francia, è la sua amicizia con Boudelot, allora medico particolare del gran Condé, che lo conduce probabilmente a Chantilly. I suoi lavori sono conosciuti da tutta l’Europa scientifica e lodati da Tournefort e Jussieu. Gli si riconosce soprattutto il merito di aver partecipato alla promozione della patata, come pianta alimentare. I suoi lavori sui coralli, la sua descrizione dell’Etna gli hanno egualmente valso l’approvazione dei suoi contemporanei.
Sul suo passaggio a Parigi, si hanno a disposizione pochi indizi. I migliori di essi sono offerti da un testo del naturalista stesso, pubblicato in allegato delle Recherches et observations curieuses sur la nature du corail blanc et rouge, vray de Dioscoride[Ricerche e osservazioni curiose sulla natura del corallo bianco e rosso, vero di Dioscoride], pubblicato nel 1671.
Lo scopo di questo testo prezioso è incontestabilmente quello di presentare l’autore e deve servire da argomento pubblicitario. Termina inoltre con la promessa di una raccomandazione ad Antoine Vallot, presentato come grande conoscitore di cose della natura e come potente personaggio della Corte, potenzialmente utile per un ricercatore italiano.
Il funzionamento di ciò che chiameremo forse oggi un seminario è allora descritto con il programma: “ognuno potrà portare sino a mezza dozzina di piante fresche o secche per farle esaminare; devono essere scelte tra le più strane e le più rare, quelle comuni non valendone la pena di essere ricercate. E poiché il tempo non permetterà di esaminare in una conferenza tutte quelle che potrebbero essere portate e che ognuno vorrebbe che si esaminassero le sue, si tirerà a sorte per sapere quali saranno le prime esaminate, poi si passerà al secondo ed al terzo in seguito, come deciderà la sorte del biglietto (…). Avrò due blocchi di carta bianca per il servizio della Conferenza, in uno dei quali si scriverà tutte le opinioni e tutti i nomi dati alle Piante e nell’altro si riporrà la pianta stessa al naturale e ciò per poter confrontare nel primo libro con la pianta del secondo; e lo sforzo che impiegheremo sarà utile per tutta la durata dell’Assemblea. Per impedire che non vi siano difficoltà nella Conferenza ed evitare la confusione nelle voci dell’Assemblea, vi saranno otto penne, delle quali ognuno potrà servirsi per mettere per scritto la propria opinione e quando la cosa sarà fatta e registrata, si cancelleranno gli scritti particolari di ognuno, perché il nostro obiettivo non tende che a chiarire le Piante oscure e sconosciute e non a tacciare di ignoranza le persone di studio che potranno ritrovarvisi”.
Queste conferenza rivelano una pratica di insegnamento di cui Boccone è molto pratico. Lo stesso testo ci informa che egli ha insegnato la botanica a delle “dame di rango” a Lione e ad alcuni gentiluomini in Italia. Il seminario parigino si riunisce due volte al mese il giovedì. Il carattere pubblicitario di questo testo è assolutamente incontestabile: l’autore stesso precisa nelle prime righe che non fa che riprendere in contenuto di un opuscolo il cui scopo dichiarato era , di attirare, in qualche modo, i clienti.
I nomi avanzati da Paolo Boccone sono in effetti molto spesso quelli di persone di potere o di uomini di scienza in vista. L’abate Denys, è il professore reale di idrografia a cui si devono dei trattati di navigazione. Antoine Vallot, è il primo medico del re dopo essere stato medico di Anna d’Austria e di Fouquet. I suoi biografi precisano inoltre che ha ricoperto la direzione del Jardin des Plantes. Jacques Rohaultè l’autore di un trattato di fisicain cui applica il metodo del ragionamento cartesiano. È anche un amico di Molièree dava nella sua abitazione delle conferenze pubbliche sulla fisica. Jean Maury, ecclesiastico nato a Tolosa, ne dava anche lui ma su questioni letterarie, la stessa cosa faceva Henri Justel.
La pratica dell’erborizzazione
La pratica dell’erborizzazione ha dovuto essere una costante delle attività di tutti coloro che si interessavano professionalmente alle piante dalla più remota antichità. La ricerca della radice che nutre o delle foglie che curano suppone che si vada nella natura a cercare le piante.
La pratica dell’erborizzazione deriva, a partire dal Rinascimento, da una logica un po’ diversa. Si tratta meno di partire alla ricerca di erbe già note a fini puramente utilitari che di osservare la realtà di un tappeto vegetale in un determinata regione. Lo scopo, qui, partecipa della descrizione del reale, della necessità di inventariare e parte dalla cosa per approdare alle parole.
Nella prima metà del XVI secolo, questo sguardo abbastanza nuovo sulle piante è accompagnato dalla messa a punto, in Italia, della procedura di disseccamento delle piante che permette la costruzione di erbari secchi. Si considera generalmente che il processo è stato codificato da Ghini, botanico toscano nato negli ultimi anni del XV secolo. La maggior parte dei naturalisti importanti della seconda metà del XVI secolo sono suoi allievi: da Aldrovandi a Cesalpino, da Matthioli ad Anguillara.
I più antichi erbari che si conservano oggi datano di quest’epoca: segnaliamo quelli di Jean Girault conservato al Museo di Storia naturale di Parigi; quello di Cesalpino conservato all’Orto Botanico di Firenze; quello di Aldrovandi conservato all’Erbario dell’università di Bologna. Sul lato delle spedizioni botaniche, le testimonianze non mancano per provare l’importanza che riveste nello spirito dei ricercatori del Rinascimento, lo sguardo diretto posto sulle piante. I racconti di viaggiatori, nell’antico come nel nuovo mondo sono pieni di osservazioni sulle piante.
Anche in Europa, è facile mostrare quanto si sviluppanole spedizioni esplorative degli ambienti naturali. È Gesner, che scrive nella prefazione da lui scritta al lexicon di David Kyber che la nomenclatura bilingue così costituita permetterà agli studenti di orientarsi nella natura; Giovanni Pona, Francesco Calzolari e Ulisse Aldrovandi organizzano una spedizione nella regione di Monte Baldo, vicino a Verona da cui redigono tre resoconti; Matthias de l’Obel e Pierre Pena esplorano la Provenza, mentre il botanico di Arras, Charles de L’Ecluse, descrive le piante dell’intera Europa dall’Ungheria alla Spagna. Gli esempi di queste spedizioni botaniche sono, come si vede, numerose.
Durante il XVII secolo, le spedizioni botaniche sono diventate correnti. Le biografie di Boccone mettono l’accento sulla costante preoccupazione del naturalista di cercare sistematicamente delle piante che non sono state ancora descritte o altre per le quali esistono ancora delle controversie per quanto concerne la loro identificazione.
Il Quaderno di Chantilly
Descrizione del documento
La prima parte del manoscritto 2039 è un quaderno di piccolo formato che porta, di mano che potrebbe essere quella di paolo Boccone stesso, il resoconto di una arborizzazione condotta nei giardini del castelloo di Chantilly nel 1671. La carta utilizzata reca delle filigrane che ritroviamo anche nell’erbario: bisogna concludere da questo fatto si ache Paolo Boccone conservava una riserva di fogli di carta, probabilmente di origine italiana, nel 1671, sia che i tentativi di impressione delle piante a partire da esemplari essiccati si è estesa nel tempo tra 1665, data più alta confermata dall’utilizzazione delle lettere e 1671, data bassa offerta dal quaderno. La conservazione dei due documenti nello stesso insieme non permette di scegliere tra le due ipotesi.
Se l’erbario presenta un doppio interesse per la storia delle tecniche e per quella della scienza, il quaderno di Chantilly deve essere interpretato alla luce delle informazioni concernenti la storia della botanica nel XVII secolo. Il testo si presenta come una serie di nomi di vegetali, forniti in nomenclature spesso più antiche di quelle usate nell’epoca in cui lavora il botanico siciliano.
Il riferimento più antico rinvia all’opera pubblicata da Bock (Tragus in latin) nel 1552; le altre riguardano opere per la maggior parte composte da naturalisti della metà della generazione precedente traq i quali figurano dei nomi molto famosi come Charels de L’Escluse, Mathias de L’Obel, Leonard Fuchs o Pietro Andrea Matthioli.
Il riferimento all’erbario di C, Bauhin era prevedibile: il Pinaxdel botanico svizzero è in effetti uno dei testi fondamentali sulle piante. Si presenta come una nomenclatura che offre al lettore ed al ricercatore delle equivalenze esatte con i nomi di piante utilizzate dai botanici del Rinascimento. Il Pinax non costituisce un erbario nel senso stretto del termine: non offre né descrizione, né immagine delle piante considerate. Deve essere letto, in compenso, come uno dei più grandi sforzi consentiti al Rinasciemnto per uniformare e mettere in ordine il campo della fitonimia.
L’utilizzazione della Historia Plantarumdi Jean Bauhin, pubblicata nel 1650 da suo genero Cherler, non presenta più aspetti particolarmente stupefacenti. Benché si tratti di un’opera ampiamente dipendente dallo stato della riflessione botanica degli annni 1580, non era stato pubblicato che recentemente al momento in cui Boccone raccoglie le sue piante.
Il ricorso al commento di Matthioli su Dioscorideproviene da una logicamolto diversa. Questo commento, la cui prima edizione italiana era stata pubblicata nel 1544, ha beneficiato per tutto il XVI secolo di molte edizioni e di traduzioni. Il contenuto del commento è costantemente arricchito durante le diverse edizioni: testimonianza di una riflessione scientifica in movimento che si nutre nel contempo della meditazione sulle fonti antiche e di elaborazione.
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